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Resistenze al cambiamento e strategie di coping nelle organizzazioni in mutamento: il caso della Comunità montana Alto Bradano

Informazioni tesi

  Autore: Adriana Bevilacqua
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Amelia Manuti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Il lavoro presentato di seguito nasce con lo scopo di indagare da un duplice punto di vista (teorico e pratico) due fenomeni con i quali ognuno di noi, nella vita, ha avuto o avrà modo di confrontarsi, in maniera diretta o indiretta: la resistenza al cambiamento e il coping. In particolare, in questa sede si approfondirà l’impatto dei due argomenti citati nel contesto organizzativo, prendendo in esame un caso attuale di cambiamento organizzativo: la sottrazione dei finanziamenti statali alle Comunità montane italiane, previsto dalla Legge Finanziaria 2010, la quale ha lasciato, altresì, il compito del loro finanziamento e la scelta in merito alla loro esistenza o meno, interamente alle Regioni.
La Comunità montana in cui si è effettuata l’indagine è la Comunità montana Alto Bradano, la quale, insieme alle altre 13 Comunità montane presenti in Basilicata, è andata incontro alla sua soppressione, decretata dal Consiglio regionale con l’approvazione della Finanziaria 2011. Come facilmente intuibile, la burrasca attraversata dalle Comunità montane italiane e della Basilicata in particolare ha causato non poche resistenze e stress da parte dei dipendenti della Comunità montana Alto Bradano, i quali hanno vissuto per lungo tempo in una situazione di incertezza non solo economica, ma anche psicologica poiché, oltre a perdere il proprio posto di lavoro, nello stesso tempo non avevano la sicurezza di riceverne un altro e, qualora lo avessero ricevuto, non avevano idea né della mansione che sarebbero andati a ricoprire, né della relativa sede. La delicata situazione psicologica dei dipendenti, dunque, ha posto una serie di domande: in che modo i dipendenti hanno resistito al cambiamento? In che modo hanno cercato di fronteggiare la situazione? Le variabili appena citate possono dipendere, in qualche modo, da fattori quali l’età, il genere, la mansione, ecc.? E soprattutto: può esistere un legame fra il tipo di resistenza ad un cambiamento manifestata da un individuo e la strategia di coping tramite la quale cerca di affrontare lo stress da esso causato?
E’ Bruckman, nel 2008, il primo a parlare di resistenza al cambiamento in relazione allo stress. Secondo l’autore, infatti, la resistenza al cambiamento è causata dalla sua percezione, da parte dei dipendenti, come fonte primaria di stress, non solo organizzativo, ma anche personale. Resistenza al cambiamento e coping, dunque, potrebbero essere in relazione fra loro, e sarebbe interessante verificare o falsificare, ad esempio, l’ipotesi secondo la quale chi mostra un’elevata resistenza al cambiamento caratterizzata da un’alta rigidità cognitiva, si avvalga di una strategia di coping basata sulla negazione o sull’evitamento, o l’ipotesi secondo la quale chi mostra una resistenza al cambiamento ridotta, caratterizzata da una bassa ricerca di routine, si avvalga di una strategia di coping basata sulla ristrutturazione positiva o sull’affrontare operativamente il problema.
L’indagine è stata effettuata per mezzo di un questionario, diviso in due parti: la prima parte è costituita dalla Resistance to Change Scale di Oreg (per la misura della resistenza al cambiamento) e la seconda parte è costituita dal Brief COPE di Carver (per l’individuazione delle strategie di coping). La scelta dei due strumenti non è stata casuale: entrambi hanno delle peculiarità rispetto alla maggior parte degli altri strumenti che indagano gli stessi concetti. La RTC Scale presenta la particolarità di indagare il motivo per il quale, spesso, gli individui resistono anche a dei cambiamenti che sembrano essere in armonia con i propri interessi. La RTC Scale, misura, dunque, la propensione disposizionale degli individui a resistere ai cambiamenti. Per questo motivo la RTC Scale, a differenza dalla maggior parte degli altri strumenti utilizzati negli studi effettuati sulla resistenza al cambiamento, può essere utilizzata non solo per indagare le resistenze a cambiamenti specifici, ma anche per testare la “dimensione” della resistenza al cambiamento generale degli individui. Anche il Brief COPE presenta una particolarità rispetto agli altri strumenti che analizzano le strategie di coping messe in atto dagli individui: esso, infatti, non fa riferimento alla generalmente accettata dicotomia “coping focalizzato sul problema”/“coping focalizzato sulle emozioni” ma, al contrario, la supera, valutando un’ampia varietà di risposte di coping, una serie di distinte modalità di risolvere i problemi o di modulare le emozioni.
Il presente lavoro di tesi, come già accennato in precedenza, sarà diviso in due parti: la prima parte approfondirà, in base alla letteratura, le principali tematiche riguardanti il cambiamento organizzativo, la resistenza al cambiamento e le strategie di coping; la seconda parte, invece, di natura sperimentale, presenterà l’indagine effettuata.

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- 30 - Capitolo 4 – L’indagine condotta nella Comunità montana Alto Bradano 4.1 Lo scenario: le Comunità montane in Italia Dopo una disamina della letteratura esistente sulla resistenza al cambiamento e sulle strategie di coping, si passerà, di seguito, ad una breve analisi del contesto in cui si inserisce la ricerca presentata in questo lavoro di tesi. L’organizzazione presa in analisi è la Comunità montana Alto Bradano, in provincia di Potenza. Una Comunità montana è un ente territoriale locale italiano istituito con la legge 3 dicembre 1971, n. 1102 e ora disciplinato dall'art. 27 del D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico sugli Enti Locali). Si tratta di un ente pubblico ad appartenenza obbligatoria, costituito con provvedimento del presidente della giunta regionale tra comuni montani e pedemontani, anche appartenenti a province diverse. Lo scopo è la valorizzazione delle zone montane, per l'esercizio di funzioni proprie dei comuni o a questi delegate dalla regione, concorrendo alla formazione del piano territoriale di coordinamento. Ai sensi dell'art. 28 del Testo Unico sugli Enti Locali, alle Comunità montane spettano funzioni attribuite dalla legge e gli interventi per la montagna stabiliti dall'Unione Europea o dalle leggi statali o regionali. In particolare, la legge regionale ha il compito di stabilire: le modalità di approvazione dello statuto, le procedure di concertazione, la disciplina dei piani zonali e dei programmi annuali, i criteri di ripartizione tra le Comunità montane dei finanziamenti regionali e di quelli dell'Unione Europea e, infine, i rapporti con gli altri enti operanti nel territorio. Le Comunità montane adottano piani pluriennali di opere ed interventi e individuano gli strumenti idonei a perseguire gli obiettivi dello sviluppo socioeconomico, ivi compresi quelli previsti dalla Unione europea, dallo Stato e dalla regione, che possono concorrere alla realizzazione dei programmi annuali operativi di esecuzione del piano. La Comunità montana, dunque, svolge le medesime funzioni di un’unione comunale e per la sua costituzione si richiede l'individuazione di ambiti o zone omogenee, previa concertazione con gli enti locali, riservata alla regione, a cui spetta anche il compito di stabilire la disciplina legislativa della Comunità.

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