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Adolescenze sospese - Dall’essere in potenza della neotenia all’essere impotente dell’Hikikomori

L'adolescenza. Così affascinante eppure sempre troppo dibattuta, questa fase dello sviluppo in cui ogni movimento evolutivo ha la delicata funzione di contribuire alla futurizzazione del Sé, passando per la costante revisione dei modelli interiorizzati nell'infanzia di cui ogni comportamento porta i segni.
Attraverso vertici di lettura anche critici, si è giunti a constatare che il confine tra normalità e a-normalità è così sottile da richiedere parametri ad hoc per essere sondato, il che porta a chiedersi cosa significhi essere un “adolescente disagiato” e a mettere in discussione le definizioni che ne descrivono atteggiamenti e malesseri come manifestazioni patologiche tout court.
Ne emerge la necessità di assorbire un’idea di adolescenza che è essa stessa in trasformazione, designando ora un individuo impacciato, timoroso, spesso privo del proverbiale entusiasmo che dovrebbe sostenere la combattività e il dinamismo delle nuove generazioni: "le spinte regressive di questi giovani “irrisolti” spesso hanno la meglio su quelle progressive, inibendo i movimenti evolutivi che dovrebbero condurli ad un’efficace separazione dalle gratificanti esperienze infantili".
L'analisi della sensazione di inadeguatezza che spegne sempre più gli slanci degli adolescenti, e dei motivi che la sostengono, ha permesso il delinearsi di un quadro in cui si prolunga il più possibile l'adolescenza, per evitare di fare i conti con le istanze della maturazione -soprattutto sociale-, fino ad includere i casi di quanti si arrendono e, incapaci di esistere in un mondo in cui si sentono estranei, arrivano ad “autoescludersi”. Il fenomeno noto in Giappone con il termine di "hikikomori" è emblematico in tal senso ed è il nostro punto di riferimento nella ricerca di parallelismi e divergenze con le generazioni "construendae" di casa nostra.

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9 I NTRODUZIONE Parlare di adolescenti è diventato un compito arduo, essendo materia così inflazionata che si rischia di non essere particolarmente originali e di arenarsi nel già sentito o, peggio ancora, nei luoghi comuni. Non è difficile, infatti, imbattersi in studi più o meno autorevoli, progetti e iniziative che si focalizzano sui teenager e su quel “periodo critico” che è la giovinezza, spiata con interesse -quando non è morbosa curiosità-, ma mai compiutamente compresa. D’altro canto, si rivelano sempre più deboli i discorsi che descrivono “ l’età dell’oro ” -evocativa espressione usata da Fabbrini e Melucci (2000) per indicare l’adolescenza- meramente come una tappa obbligata verso l’acquisizione definitiva dei tratti adulti, a conferma dell’idea per cui la costellazione fenomenica che l’accompagna è molto più che una serie di successivi accomodamenti rispetto alle attese sociali o ai dettami della cultura d’appartenenza. Alla luce di tali considerazioni, nel momento in cui è stato sviluppato il progetto del presente lavoro, si è palesato il desiderio di cercare dei vertici di lettura anche critici che guidassero la comprensione di questa delicata fase dello sviluppo, fatto presente che in essa ogni movimento evolutivo ha la non trascurabile funzione di contribuire alla futurizzazione del Sé e ogni comportamento reca i segni dei modelli interiorizzati nell’infanzia. E poiché in gioventù ogni atteggiamento può svelare i primi tratti di una personalità in costruzione, ma può anche costituire un aspetto transitorio del proprio essere

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Francesca Romana Petronella Contatta »

Composta da 213 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.