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Caratterizzazione e analisi quantitativa dei popolamenti di Ostreopsis ovata Fukuyo

Informazioni tesi

  Autore: Antonio Prisinzano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Conservazione e Valorizzazione della Biodiversità
  Relatore: Rossella Barone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

Lo studio sui popolamenti di Ostropsis ovata Fukuyo è stato seguito dalla pubblicazione sul "Naturalista sicil., S. IV, XXX (3-4), 2006, pp. 401-418,
ROSSELLA BARONE & ANTONIO PRISINZANO" di un articolo dal titolo: "PECULIARITÀ COMPORTAMENTALE DEL DINOFLAGELLATO OSTREOPSIS OVATA FUKUYO (Dinophyceae): LA STRATEGIA DEL RAGNO."


Una serie di osservazioni preliminari, condotte nell’ambito di uno studio sulla dinamica stagionale del dinoflagellato marino mixotrofo Ostreopsis ovata Fukuyo, ha permesso di rilevare una peculiare strategia difensiva attuata dalla microalga bentonica. Opportunista per quanto concerne il substrato, vi aderisce realizzando una matrice mucillaginosa dove, peraltro, le cellule rimangono mobili. In condizioni di bassa turbolenza gli individui, producendo dal poro ventrale fibrille di sostanze esopolimeriche, cooperano nella formazione di lunghi fili mucillaginosi che
compongono un esteso reticolo dove restano intrappolati piccoli organismi, compresi i potenziali predatori (ad es. nematodi). È stato possibile osservare che gli animali “impigliati” nella “rete”, subiscono un rapido attacco da parte di centinaia di individui di Ostreopsis che, verosimilmente, generando un’elevata concentrazione di esotossine ad effetto allelopatico li stordiscono ed eventualmente li uccidono. La mucillagine prodotta è successivamente colonizzata da batteri e funghi che contribuiscono alla formazione di un complesso biofilm.

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INTRODUZIONE Nell’ultimo decennio, in alcune aree costiere del Tirreno (Liguria, Toscana, Lazio, Sicilia) e dell’Adriatico (Puglia), una serie di sintomi (rinorrea, tosse, febbre, broncocostrizione, dermatiti) manifestati da bagnanti o da individui esposti all’aerosol marino è stata associata alla contemporanea presenza di una notevole densità di specie microalgali bentoniche ascrivibili essenzialmente al genere Ostreopsis (Dinophyta) e, in particolare, alla specie Ostreopsis ovata Fukuyo (CONGESTRI et al., 2006). Lo stesso fenomeno è stato rilevato lungo le coste mediterranee francesi e spagnole. Nel 2006, notevoli densità di Ostreopsis sono state segnalate in quasi tutto il litorale italiano, sebbene non sempre legate ad eventi dannosi di tipo sanitario od ecologico. In Sicilia, nelle estati 2005 e 2006, è stata segnalata un’analoga sintomatologia lungo il litorale nord occidentale. In particolare, il fenomeno è stato più intenso ed esteso nei mesi di luglio ed agosto 2006, provocando significative perdite economiche nel settore turistico. Gli episodi di malessere sono stati registrati lungo il litorale Palermitano (Aspra, Capaci, Isola delle Femmine) e Trapanese (S. Giuliano). L’ARPA Sicilia, in occasione degli eventi, ha rilevato alte densità di Ostreopsis ovata sia sulle macroalghe sia nella colonna d’acqua. Precedenti segnalazioni della presenza di specie ascrivibili al genere Ostreopsis risalgono al 2001 (Ostreopsis cf. siamensis Schmidt) lungo la costa nord orientale (VILA et al., 2001) ed al 2003 (Ostreopsis sp.) nel litorale occidentale (BARONE, dati inediti), nell’ambito di uno studio sulla dinamica stagionale della rodofita Asparagopsis taxiformis (BARONE, 2004). Le analisi tossicologiche delle due morfospecie identificate nel mar Mediterraneo (Ostreopsis ovata, Ostreopsis cf. siamensis) hanno mostrato la presenza di palitossine (PENNA et al., 2005). La produzione di tossine da parte dei dinoflagellati è frequente e, probabilmente, ha un ruolo fondamentale nella difesa contro gli erbivori. Fra i modelli di azione delle tossine il più noto e studiato è il bioaccumulo nella rete alimentare, con successiva contaminazione dei prodotti ittici, il cui consumo umano determina una serie di peculiari sindromi di avvelenamento. Meno noti sono i danni provocati agli umani dalle tossine associate ad altri tipi di esposizione, quale ad esempio l’inalazione di aerosol marino. L’unico caso ad oggi accertato è relativo ai bloom della specie planctonica Karenia brevis lungo le coste della Florida (KIRKPATRICK et al., 2004). 3

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