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Potestà legislativa esclusiva statale Vs autonomie regionali

A dieci anni dalla riforma del titolo V si cercherà di capire se si è effettivamente realizzata e portata a compimento la cosidetta "autonomia regionale" analizzando tutti quegli strumenti di raccordo che sono venuti fuori e che hanno indotto la Corte Costituzionale ad un'opera meritoria di difficile riorganizzazione del sistema,che aveva preso le mosse dai riferimenti al principio di leale collaborazione contenuto nella Costituzione riformata.

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Introduzione La riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione può contare oggi su una copiosa giurisprudenza costituzionale,che ha contribuito a chiarirne gli aspetti di più difficile interpretazione;essa ha stabilito inoltre che non ci sono materie determinabili a priori perché in ognuna di esse i vari “interessi” si intrecciano e si sovrappongono(materie trasversali);gli spazi delle potestà legislative dello Stato e delle Regioni si definiscono in concreto caso per caso. Tuttavia il quadro complessivo che ne emerge è lontano dal presentarci un modello di Stato regionale compiutamente definito e assestato ed in più la riforma stessa ha evitato di regolare le essenziali esigenze unitarie e di coordinamento normativo che caratterizzano le materie stesse. A dieci anni dalla revisione del titolo V della Costituzione il nostro assetto ordinamentale permane in una condizione di precarietà e di incompiutezza. Non a caso giacciono in Parlamento diversi disegni di legge Costituzionale che puntano a completare, anche modificando la riforma del 2001, l’assetto istituzionale. Viviamo, in altri termini, una lunga stagione di precarietà costituzionale, che trova il suo esempio più evidente nella profonda confusione circa il riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni, che sempre più spesso sfocia in conflitto;come è stato posto da molti studiosi inoltre il criterio materiale per la ripartizione della potestà legislativa tra Stato e Regioni è uno strumento inadeguato perché ammette uno schema di distribuzione delle competenze caratterizzato da una netta separazione,e inoltre questo criterio materiale,utilizzato dalla versione originaria,è rimasto inalterato anche nella nuova versione del 2001. In ogni caso l’applicazione del testo del 1948 era piuttosto agevole anche grazie all’esistenza di un corpus normativo di individuazione e trasferimento delle funzioni amministrative che specificavano il contenuto dell’elenco contenuto nell’art 117. Si può infatti affermare che prima della riforma ,il principio del parallelismo funzionasse non solo nel senso di individuare la titolarità delle funzioni amministrative a partire dalla titolarità della potestà legislativa,ma anche nel senso di contribuire all’attività di produzione legislativa chiarendo e precisando,attraverso i decreti di trasferimento delle funzioni amministrative,il contenuto delle materie elencate all’art 117 della Costituzione. Nonostante tutto i vari elenchi di materie dell’art 117 sono stati comunque aggiornati e modificati(basti pensare alla competenza concorrente,a quella statale e all’introduzione delle materie residuali regionali) ma si è sempre e comunque mantenuto il ruolo centrale per quanto riguarda l’allocazione delle varie competenze legislative. Si è verificata inoltre la mancata attuazione sul piano delle funzioni amministrative del disposto dell’art. 117, comma 2, lettera p) (fatta eccezione per l’aspetto transitorio e limitato riferito alla L. n. 42/2009) e, soprattutto, si è avuta una lunga transizione verso il cosiddetto federalismo fiscale di cui all’art. 119 della Costituzione. La precarietà costituzionale 5

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Loris Germani Contatta »

Composta da 171 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1774 click dal 02/11/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.