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Ricorso in via principale delle regioni a statuto speciale

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Torchiaro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luca Mezzetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

Nel sistema di controllo esercitato dalla Corte costituzionale sulle leggi regionali, e con particolare riferimento al ricorso in via principale delle Regioni a statuto speciale, sono emersi diversi punti di contrasto.In primo luogo si evince una disparità di trattamento per quanto riguarda le motivazioni dell’impugnazione, dove allo Stato vengono riconosciuti più “motivi” per poter iniziare un eventuale contenzioso contro le Regioni. Suddetta posizione non risulta, però, contestabile proprio in virtù della posizione di preminenza come garante dell’ordinamento costituzionale che lo Stato riveste nei confronti di tutte le Regioni.In riferimento anche ai tentativi, mediante l’art. 10 della l. cost. 3/2001, di armonizzare il sistema di controllo, trasportandolo da preventivo a successivo, è venuta alla luce una situazione molto peculiare che è quella della Regione siciliana, questa, infatti, può vantare due sistemi di controllo, successivo e preventivo, dove ovviamente l’uno escluderà l’altro e con tempistiche processuali di impugnazione del tutto anomale. Stranezze emergono anche in riferimento al regime finanziario delle Regioni a statuto speciale in riferimento al potere delle stesse Regioni di poter trattenere la quasi totalità del gettito tributario dei cittadini.
Un’analisi critica deve essere rivolta, anche, alle “zone franche” all’interno del giudizio di legittimità costituzionale. Appare impensabile che i regolamenti parlamentari non possano essere sindacati sulla sola base della loro provenienza “politica” e/o sulla base di una difficile attività istruttoria da parte del giudice. E’ da dire che una “violenza” costituzionale può derivare tanto da un decreto – legislativo quanto da un regolamento parlamentare puntualizzando, ora e sempre, quanto la legge, e la sue modalità di formazione, debbano essere poste sotto, un eventuale, controllo di legittimità.

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CAPITOLO I CORTE COSTITUZIONALE E REGIONI 1. Profili storici e funzioni della Corte Costituzionale Sotto la rubrica “Garanzie costituzionali”, il titolo VI della Parte Seconda della Costituzione disciplina, nella Sezione I, la Corte Costituzionale. Si rileva come, nella topografia del testo costituzionale, la stessa rigidità della Costituzione risulti assunta quale “garanzia” della Costituzione medesima. Ed in certo senso è vero che il principio della rigidità del testo costituzionale sta a garantirne il contenuto da abrogazioni e modifiche, che si volesse disporre con semplice legge del Parlamento: cioè, in termini politici, in forza del mutevole arbitrio di una maggioranza qualsiasi. Questa medesima garanzia si estende, peraltro, anche alle leggi formalmente costituzionali, autorizzate a modificare ed integrare la Costituzione, strettamente intesa in senso documentale. In altre, parole quella rigidità che si presenta come garanzia del testo della Costituzione, diventa subito dopo, garanzia di tutte le norme poste da fonti costituzionali: siano queste la stessa Costituzione; siano le leggi di revisione e le altre leggi costituzionali di cui all’art. 138 Cost., in quanto a loro volta egualmente sopraordinate rispetto ad ogni altra fonte. Ma una siffatta “garanzia” rimarrebbe astratta, se non fosse in pari tempo precostituito un congegno diretto a renderla operante,e questo congegno, consiste nella Corte costituzionale, come appare subito chiaro ad una prima lettura dell’art. 134 Cost. che ad essa attribuisce in primo luogo la competenza a giudicare 4

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