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''An imperfect world'' : lo spazio, il tempo e le voci in ''The Secret Agent'' di Joseph Conrad

Il presente lavoro si propone di analizzare la struttura e il significato di The Secret Agent, opera senza dubbio unica all’interno della variegata produzione narrativa di Joseph Conrad. La tesi si compone di quattro capitoli. Il primo contestualizza il romanzo nel percorso esistenziale e narrativo di Conrad allo scopo di dimostrare la sua originalità e importanza. Il secondo, partendo dalle modalità con cui Londra è stata rapprensentata nella tradizione culturale inglese, giunge all'analisi della Londra conradiana soffermandosi sui parametri dello spazio e del tempo. Il terzo riflette sul modo in cui è intesa la comunicazione della storia (cioè la voce narrante) e nella storia (cioè le voci dei protagonisti). L'ultimo capitolo tenta di ricavare le intenzioni e le finalità artistiche che Conrad si propose nello scrivere l'opera.

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1 PREMESSA In una recente intervista Philip Roth, uno dei più importanti scrittori viventi, ha affermato che, nel giro di qualche anno, leggere romanzi diventerà un‘azione quasi religiosa – «cultic» – praticata da ben poche persone. La previsione di Roth si basa sulla convinzione che il libro come oggetto e la scrittura come mezzo siano da considerarsi oramai anacronistici: «the book can‘t compete with the screen. It couldn‘t compete beginning with the movie screen. It couldn‘t compete with the television screen and it can‘t compete with the computer screen, I don‘t think. And now we have all those screens so against all those screens I think the book can‘t measure up». Leggere un romanzo dal canto suo richiede «a certain kind of concentration, focus, devotion to the reading. If you read a novel in more than two weeks, you don‘t read the novel really». E al giorno d‘oggi queste qualità e il tempo necessario per applicarle, conclude Roth, sono sempre più difficili da trovare e avere. 1 Tuttavia trovare un pubblico di lettori all‘altezza era già un problema che Joseph Conrad avvertiva ai primi del Novecento e che non fa dunque che ripresentarsi nell‘età contemporanea, se possibile, ulteriormente aggravato, essendo il pubblico odierno perennemente a corto di tempo e di capacità di concentrazione e potendo contare su migliaia di schermi che offrono qualsiasi tipo di informazione e di svago. Per ovviare a questo ―eterno‖ problema e, soprattutto, per risolvere le sue croniche difficoltà economiche, Joseph Conrad dette alle stampe nel 1907 The Secret Agent, opera che rappresenta il tentativo dello scrittore polacco di deviare dai suoi soggetti abituali per approdare su un territorio narrativo allora molto in voga, quale la detective story e la spy story. Che i modelli siano da rintracciarsi in questi ambiti lo dimostra la storia stessa del romanzo. Mr Verloc è un agente segreto al soldo di una potenza straniera infiltrato in un gruppo di anarchici londinesi. Tuttavia Mr Verloc possiede anche un‘attività di copertura – gestisce un negozio di merci equivoche – e una vera famiglia. È infatti sposato con Winnie e vive nella casa adiacente al negozio con Stevie, il fratello della moglie – un ragazzo con deficit mentali – e con la suocera invalida. La sua tranquilla esistenza viene stravolta 1 Il riferimento è all‘intervista del 21 Ottobre 2009 con Tina Brown durante il programma The Beast Bar. Il video dell‘intervista è recuperabile all‘indirizzo: http://www.thedailybeast.com/articles/2009/10/21/philip-roth-unbound-the-full-interview.html

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Renato Nicassio Contatta »

Composta da 166 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 726 click dal 17/11/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.