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Il recepimento delle Convenzioni internazionali sui diritti: Italia e Francia a confronto.

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Arroi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Chiara Bologna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 36

Il tema dei diritti costituisce attualmente uno dei principali fattori di crisi del sapere giuridico in quanto mette in rilievo la difficoltà di interpretare l'evoluzione degli ordinamenti attraverso i tradizionali strumenti della dottrina giuridica di stampo positivista. Evoluzione che indubbiamente è avvenuta, anche e soprattutto come conseguenza dell'attribuzione di una maggiore importanza al tema dei diritti, come testimoniano la tutela multilivello, il rinvio di molte Costituzioni alle Convenzioni Internazionali, in particolare la CEDU, e la possibilità di adire le Corti sovranazionali.
Analizzando la storicità, si può affermare che i diritti dell'uomo hanno trovato un iniziale riconoscimento negli ordinamenti a partire dal '700, e tutti i moderni sistemi costituzionali che attribuiscono grande importanza alla protezione dei diritti degli individui traggono origine dalle storie evolutive di Stati uniti, Gran Gretagna e Francia le cui esperienze sono state le base del Costituzionalismo. Con l'evoluzione dei rapporti inter-statali e alla luce di avvenimenti fortemente negativi quali le due Guerre Mondiali, gli Stati hanno sentito l'esigenza di dar vita ad un'intensa attività internazionale volta a promuovere la tutela dei diritti dell'uomo. In quest'ottica le innumerevoli Dichiarazioni concernenti i diritti umani, soprattutto le Convenzioni Internazionali, e la conseguente necessità giurisprudenziale di interpretare la tutela e promozione dei diritti alla luce di una sempre più crescente Multilevel-protection che costringe la dottrina a superare i concetti di giurisdizione interna e sovranità statale.

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2 INTRODUZIONE Le esigenze avanzate nel tempo e in tutti gli ordinamenti sociali per il miglioramento della condizione dell‟uomo sono sfociate nella rivendicazione graduale di libertà e diritti sinteticamente individuati come diritti dell‟uomo. I modi e i limiti in cui queste rivendicazioni sono riuscite a trovare soddisfazione nelle diverse comunità, sono strettamente legati alla forza e al contenuto che essi hanno assunto in seno a tali “gruppi organizzati”(1). Per quanto concerne la classificazione di tali diritti c‟è un‟ampia concordanza in dottrina nel distinguere questi sulla base della relazione che assumono con il potere statale. L‟esigenza iniziale presente nello stato liberale ottocentesco attribuiva grande importanza alle “libertà negative”, ossia la sfera nella quale lo stato aveva un obbligo giuridico di astensione, un obbligo cioè di non interferenza con misure limitative nella vita privata del cittadino. Si parla quindi delle cosiddette libertà civili che comprendono la libertà personale, di movimento, di proprietà privata etc. L‟avvento dello stato democratico coincide con la trasformazione del significato del concetto di “personalità umana”; viene abbandonata la concezione naturalistica dell‟uomo per far posto ad un‟idea di personalità come valore etico collocato al vertice del sistema costituzionale di uno stato. In quest‟ottica assume un ruolo centrale il concetto di dignità umana. Si assiste dunque ad una progressiva valorizzazione delle “libertà positive” che si realizzano principalmente in due modi: in primo luogo attraverso la partecipazione del cittadino alla vita dello stato mediante i diritti politici; in secondo luogo attraverso l‟intervento dello stato nella vita del cittadino per correggere situazioni di squilibrio e di ingiustizia sociale. In questo frangente si collocano i diritti sociali che comprendono il diritto all‟istruzione, alla sicurezza sociale, alla salute etc. Nello stato democratico e pluralista, titolari di diritti soggettivi possono essere, non soltanto gli individui considerati singolarmente, ma anche i medesimi in qualità di componenti di formazioni sociali minoritarie, intendendosi per “minoranza” un gruppo sociale caratterizzato da propri elementi identificanti di natura culturale e linguistica che lo differenziano dalla maggioranza della popolazione,oppure intere popolazioni trovandoci in quest‟ultimo caso dinnanzi ai cosiddetti diritti dei popoli. Questi ultimi includono il diritto alla pace, alla tutela dell‟ambiente, all‟autodeterminazione dei popoli etc.

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