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Principi generali della disciplina dei rifiuti

L'emergenza rifiuti è un dato riconoscibile non solo a livello nazionale ma anche a livello mondiale. Gli interessi economici che ruotano attorno ai rifiuti spesso ne impediscono una corretta gestione rendendo vani i tentativi degli stati di fronteggiare una emergenza ambientale sempre più pressante.
Quando emergono le preoccupazioni per l'ambiente, e quindi per i rifiuti (latu sensu), le prime strategie attuate sono quelle di command and controll (o regolamentazione diretta), con un sistema di vincoli e divieti delle attività inquinanti. Solo negli anni ottanta le strategie e gli strumenti ambientali sono integrati con altre politiche economiche, nella nuova convinzione della dimensione globale del problema e nel tentativo di risolvere l'incompatibilità tra sviluppo economico e ambiente. Le strumentazioni amministrative attuate, pur ottenendo indicativi successi nel contenimento degli inquinanti, non riescono a risolvere il problema costi-ambiente. L'impianto normativo europeo, in costante evoluzione, pone una serie di problemi di non facile risoluzione; alcuni tra questi riguardano: la qualificazione di rifiuto; il regime autorizzatorio; la circolazione dei rifiuti; la tassazione. Nel primo capitolo si affronta il problema ambiente riguardo al principio dello "sviluppo sostenibile".
Tale principio costituisce un punto fermo della disciplina ambientale internazionale. Prendendo atto del fallimento del mercato, ci si rende conto di come non sia possibile "distruggere" l'inquinamento ma solo contenerlo entro limiti tollerabili dall'ecosistema, s'inizia a parlare di limiti di accettabilità. In Europa, l'attenzione per ambiente sorge a sostegno dello sviluppo economico e, formalmente nel 1987, assume una sua valenza autonoma.
Uno tra i più grandi problemi è certamente quello dell'armonizzazione delle diverse discipline nazionali per il perseguimento del fine comune.
I Paesi industrializzati dedicano quote sempre maggiori del proprio reddito alla difesa ambientale, e il tumultuoso processo di globalizzazione ha richiesto l'impiego di nuovi strumenti fiscali e di spesa pubblica. Nel secondo capitolo, nell'ambito dbl problema ambiente, s'indagano i problemi e le soluzioni inerenti il "rifiuto". I punti salienti riguardano l'operatività della disciplina di recepimento delle direttive europee. Le diverse prospettive da cui s'indaga la disciplina rivela una problematica ancora aperta e di difficile soluzione, anche se in costante evoluzione soprattutto verso il "risparmio" delle risorse, e nella nuova prospettiva "economica" del rifiuto. La tendenza è verso il recupero/ricic1aggio che per l'Italia, povera di materie prime, potrebbe essere un' occasione da non perdere. Il capitolo dedicato alle conclusioni prende atto della diversità, sia a livello locale sia a livello europeo, che caratterizza le modalità con cui il problema è affrontato.
E' dato spazio anche al dissenso, soprattutto del WWF, di chi pone l'accento di come alcune delle soluzioni proposte non risolvano il problema, anzi in taluni casi lo aggravino. Quello che più conta, è l'indeterminatezza delle copiose previsioni legislative in cui spesso le competenze s'intrecciano sovrapponendosi. E' posta in rilievo, l'incertezza e la genericità delle discipline ambientali, derivanti essenzialmente dal carattere esclusivamente attuativo delle direttive comunitarie.
Una funzione negativa svolge, anche, l'incapacità di gestire il conflitto ambientale e il ruolo "minore" che assume la ricerca ambientale, ancora povera di certezze scientifiche capaci di supportare scelte politiche diverse.

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Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Angela Surricchio Contatta »

Composta da 53 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.