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L'attività neuropsicofisiologica nella testimonianza e nell'interrogatorio giudiziario

La tesi che introduco si inserisce nel filone psicologico-giuridico-criminologico e l'obiettivo è fare il punto sui principali strumenti e metodi professionali per effettuare valutazioni attraverso gli aspetti neurofisiologici dei resoconti testimoniali, per i quali si ipotizza l'esistenza di eventi vittimizzanti, e più in particolare sulla conduzione degli interrogatori, al fine di conoscerne i livelli e i limiti di applicabilità e di validità. Proprio in questa fase investigativa la vastità e la profondità delle controversie, con le inevitabili ricadute professionali, rischiano di generare e diffondere sfiducia nel sistema giudiziario, poiché la complessità dei comportamenti umani, in special modo quelli afferenti agli atteggiamenti che sfuggono al controllo cosciente, possono determinare quei bias che trascinano inevitabilmente un'indagine e un processo verso trappole dalle quali è poi difficile uscirne fuori. Il lavoro parte ovviamente da una necessaria e articolata premessa sulla neuropsicofisiologia, ovvero lo studio delle attività mentali e comportamentali a livello neurofisiologico e psicologico-sperimentale e quindi dall’osservazione di tutte quelle strutture sottocorticali deputate al controllo autonomo delle reazioni comportamentali, che in questo contesto hanno un ruolo principale sia per l’interrogato, sia per l’osservatore. Infatti, in circostanze come quelle di un interrogatorio giudiziario, dove la posta in gioco è molto alta, sono queste le aree mentali sollecitate in modo esponenziale. Stress, paura, ansia, da un lato, sono le condizioni dell’interrogato, che completamente isolato dal mondo esterno e inibito delle modalità sensoriali secondarie è quasi completamente gestito in via principale dalle aree cerebrali che rispondono al sistema limbico, sistema endocrino e al sistema nervoso autonomo, passando per la formazione reticolare. Queste strutture, che hanno il compito di proteggerci, alterano in modo significativo la memoria, il linguaggio e più in generale le facoltà della corteccia cerebrale. Dall’altro capo, l’interrogante che è invece tutto teso ad osservare i comportamenti e la fluidità del discorso nell’interrogato, ha una maggiore attivazione delle zone pensanti del cervello e quindi trovandosi in una posizione completamente opposta, di piena consapevolezza di sé e del suo ruolo autoritario rivestito, sopprime completamente una valutazione empatica della drammaticità vissuta dal soggetto, senza tener conto che la situazione riveste una disparità neurofisiologica così tale che il pensiero per entrambi può essere viziato da alcune caratteristiche della mente che possono trarlo in inganno, in quanto la percezione della realtà è spesso ingannevole, la memoria carente o distorta, i giudizi inficiati da pregiudizi. Infatti, si assiste sempre più spesso, alla luce anche dei recenti fatti di cronaca, a dinamiche investigative prive di metodologie e prive di quelle strategie scientifiche in grado di diminuire quelle fonti di errore sempre presenti nelle attività di Polizia Giudiziaria, dalle indagini alla valutazione di testimoni/vittime/autori di reato. L’ipotesi da cui parte questo lavoro è che le tecniche adottate per la ricerca delle prove sono indirizzate sempre più spesso all’utilizzo di strumenti tecnologici con i quali l’interpretazione dei dati, ove non riscontrati in modo ponderabile, sono facilmente interpretabili anche per suggestione. Situazioni in cui, alle scarse risultanze investigative, può sopraggiunge nell’operatore una sorta di autoconvincimento affinché si possa perseverare nell’azione giudiziaria indirizzandola in una sola pista investigativa, inferita, come si vedrà, da distorsione della mente o da metodologie improvvisate senza alcuna direttiva di carattere scientifico. Interrogare e intervistare con fini investigativi significa attivare nella persona che risponde, processi relativi alla percezione, alla memoria, alla comunicazione, ovvero aspetti relativi alla psicologia di base. Verranno, inoltre, illustrati i procedimenti mnemonici e di come il cervello percepisce gli stimoli emotivamente eccitanti e in quale modo, attraverso questo complesso meccanismo, avviene l’apprendimento, si formano i ricordi emotivi e quindi il funzionamento della memoria. Ma non tutto a volte funziona nel modo giusto e così ci troveremo a fare i conti con le fonti di distorsione dei ricordi, fino alla suggestione e al falso ricordo e particolarmente al modo in cui i nostri sentimenti coscienti emergono da processi inconsci, condizionando il nostro pensiero e quindi la logica interna dei problemi.

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L’ATTIVITÀ NEUROPSICOFISIOLOGICA NELLA TESTIMONIANZA E NELL’INTERROGATORIO GIUDIZIARIO Introduzione Tesi di laurea specialista in Psicologia criminale di Giuseppe Valerio Savarese – L ’ Aquila, 22 luglio 2011 Pag. 4 INTRODUZIONE “Ciascuno di noi vive nell’universo nella prigione del proprio cervello. Dal cervello partono milioni di fragili fibre nervose sensorie che hanno la straordinaria capacità di saggiare le condizioni di energia del mondo intorno a noi: calore, luce, forza e composizione chimica, solo questo possiamo sapere direttamente dal mondo e su questo complesso ciascuno di noi costruisce la propria visione intima e personale dall’interno”. Questa citazione, sul fatto che tutti noi viviamo nella prigione del nostro cervello, è del neurofisiologo Vernon Mountcastle, 1 l’ha scritta molti anni fa ed è praticamente questo il punto di partenza per demolire gli assunti percettivi di un cervello ingannato delle innumerevoli trappole cognitive o tranelli logici in cui si imbatte. Molti di noi sanno di poter contare su una mente dotata di una decente capacità di rispondere alla sfide che pone la realtà, ma anche soggetta agli inganni tesi dal mondo dei sensi, cioè dal modo in cui si presentano molte situazioni e dal modo in cui viene presentato un problema, poiché la logica interna di un problema può sviarci e innescare nella nostra mente una risposta inadatta, oppure intrappolarla in un circolo vizioso o nasconderla in una soluzione ovvia. Bisogna imparare a osservare, cogliere dei nessi logici, evitare quelle trappole che derivano dal fatto che ciò che è vicino ai sensi ci appare anche vicino alla logica, mentre così non è! Le stesse decisioni, infatti, sono soggette a trappole cognitive, emotive e sociali in cui può cadere ognuno di noi quando opera una scelta e decide, per questo è importante imparare a scegliere in autonomia per evitare che siano gli eventi o gli altri a farlo per noi. Ho preferito iniziare con la citazione di Mountcastle perché ritengo che trovi riscontro a questi miei anni di studio scientifici sul funzionamento della psiche e sul comportamento umano. Gli approfondimenti sulla psicologia mi hanno fatto convergere su considerazioni che per alcuni suonano 1 Vernon Mountcastle - The View from Within: Pathways to the Study of Perception - 1975

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Giuseppe Valerio Savarese Contatta »

Composta da 178 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.