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La narrativa di Carmen Laforet

Assieme ad altri scrittori, Carmen Laforet fa parte della narrativa della Spagna del dopoguerra: ci troviamo tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso, il conflitto civile è appena terminato ed il paese si trova in un momento difficile.
L’unico veicolo di denuncia è la letteratura, che tratta in modo più o meno personale, quegli anni terribili.
Bisogna, comunque, sottolineare che la sensibilità di uno scrittore è molto diversa rispetto a quella di un’autrice: questa, ovviamente, non si baserà solo sugli aspetti che ho sopra elencato, ma si dedicherà anche ad altri temi più vicini all’ambito femminile, trattandoli e giudicandoli sempre dal suo punto di vista.
Carmen Laforet, dunque, assieme ad Ana María Matute, Mercé Rodoreda e ad altre scrittrici, si situa nella narrativa della Spagna contemporanea e viene studiata dalla cosiddetta critica letteraria femminista.
Un tema questo che ho trattato all’inizio della mia dissertazione, come preambolo per capire parte del mondo di Carmen Laforet.
Come afferma Geraldine C. Nichols “el acto de escribir se realiza siempre desde el interior de una cultura, de una lengua y de una tradición literaria ya dadas, los estudios agrupados en este libro rastrean (des/cifran) las huellas de la diferencia específica que, por el mero hecho de ser mujer, toda escritora encarna, en un mundo donde la norma es masculina. Una autora propone una lectura que permita rescatar las voces sumergidas y revelar (des)órdenes de significado previamente ignorados o relegados por insignificantes. Una lectura, en suma, que estimule la atención hacia los silencios del discurso; que acerque el oído al susurro que cuenta lo femenino.”

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I. INTRODUZIONE: L’interesse nei confronti del romanzo spagnolo è nato durante il corso di Letteratura Spagnola I, grazie alla lettura del testo Tempo di silenzio tempo di parola (incursioni nel romanzo spagnolo dalla fine della guerra civile ai primi anni ’90) di Valeria Scorpioni. 1 Ho dunque pensato, all’epoca, di poter utilizzare la curiosità che ne derivava per scrivere la mia dissertazione finale. In particolare mi aveva interessato Carmen Laforet; forse era stata l’autrice che più mi aveva colpito nella lunga ed interessante carrellata di romanzi studiati. Successivamente la curiosità si è concretizzata e dopo un lungo lavoro eccomi qui ad inserire l’ultimo tassello, che chiuderà il mio percorso universitario. Lo scopo della mia dissertazione finale è molto semplice: approfondire un po’ più attentamente la figura di Carmen Laforet attraverso l’ausilio di testi critici, trattando i suoi romanzi più importanti ed accennando anche ai racconti brevi. Durante lo studio dei testi e la lavorazione della dissertazione, mi sono resa conto che Carmen Laforet si inseriva in un quadro storico, politico, sociale e letterario ben più ampio ed importante di quanto immaginassi. Assieme ad altri scrittori, quest’autrice fa parte della narrativa della Spagna del dopoguerra: ci troviamo tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso, il conflitto civile è appena terminato ed il paese si trova in un momento difficile. L’unico veicolo di denuncia è la letteratura, che tratta in modo più o meno personale, quegli anni terribili. Bisogna, comunque, sottolineare che la sensibilità di uno scrittore è molto diversa rispetto a quella di un’autrice: questa, ovviamente, non si baserà solo sugli aspetti che ho sopra elencato, ma si dedicherà anche ad altri temi più vicini all’ambito femminile, trattandoli e giudicandoli sempre dal suo punto di vista. Carmen Laforet, dunque, assieme ad Ana María Matute, Mercé Rodoreda e ad altre scrittrici, si situa nella narrativa della Spagna contemporanea e viene studiata dalla cosiddetta critica letteraria femminista. Un tema questo che ho trattato all’inizio della mia dissertazione, come preambolo per capire parte del mondo di Carmen Laforet. Come afferma Geraldine C. Nichols “el acto de escribir se realiza siempre desde el interior de una cultura, de una lengua y de una tradición literaria ya dadas, los estudios agrupados en este libro rastrean (des/cifran) las huellas de la diferencia específica que, por el mero hecho de ser mujer, toda escritora encarna, en un mundo donde la norma es masculina. Una autora propone una lectura que permita rescatar las voces sumergidas y revelar (des)órdenes de significado previamente ignorados o relegados por insignificantes. Una lectura, en suma, que estimule la atención hacia los silencios del discurso; que acerque el oído al susurro que cuenta lo femenino.” 2 1 Il Segnalibro, Torino, 1995 2 Nichols C. Geraldine, Des/cifrar la diferencia. Narrativa femenina de la España contemporánea, Siglo Veintiuno de España Editores, Madrid, 1992, p. 1 1

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne

Autore: Elena Pocorobba Contatta »

Composta da 38 pagine.

 

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