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Test econometrici per il prezzo delle opzioni sul MIB30 nei modelli a volatilità stocastica

Il lavoro si preoccupa di analizzare il comportamento del mercato delle opzioni sul MIB30 da un punto di vista fortemente econometrico.
Vengono testate le performance di recenti modelli a volatilità stocastica nel fornire stime dei prezzi delle opzioni scritte sul MIB30 e viene verificata la loro abilità nel fornire stime generalmente migliori del modello Black - Scholes.
Il lavoro fornisce i codici MATLAB necessari a rendere operativi i modelli utilizzati.
Nel capitolo 1 vengono presentate le nozioni di base su cui poggia il modello Black Scholes, viene ricavata la formula del prezzo e viene analizzato in maniera ampia il problema dell'inadeguatezza derivante dall'ipotesi di volatilità costante del prodotto finanziario sottostante l'opzione, valutandone i riflessi sui prezzi delle opzioni.
Il capitolo 2 è relativo al problema della costruzione di modelli adeguati a descrivere una volatilità variabile, con tutte le difficoltà di carattere matematico e finanziario che ciò comporta.
Il capitolo 3 illustra i maggiori modelli a volatilità stocastica sviluppati nell'ultimo decennio e fornisce alcune prove analitiche che ne incoraggiano l'utilizzo.
Il capitolo 4 presenta il modello a volatilità stocastica di S. Heston e studia le implicazioni derivanti da un suo utilizzo.
Il capitolo 5 riguarda l'analisi empirica operata. Sono stati effettuati un gran numero di test sul mercato delle opzioni sul MIB30.

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-Test Econometrici per il prezzo delle opzioni sul Mib30 nei modelli a volatilità stocastica – III Introduzione INTRODUZIONE Nel corso degli anni ’90 lo strumento finanziario dell’opzione scritta su indice ha assunto una rilevante importanza finalmente anche sul mercato italiano. Nel 1995 è stato istituito il primo contratto di opzione sull’indice azionario MIB30, e da allora i volumi di contrattazione di tale strumento sono in continuo aumento. Per definizione, il contratto di opzione prevede l’acquisizione del diritto di acquistare o vendere ad una determinata data futura una quantità di bene ad un prezzo fissato oggi; nel caso di opzione su un indice, ad esempio il MIB30, che non è un bene materiale, il contratto viene liquidato in contanti ad un valore pari alla media dei prezzi di apertura dei titoli azionari considerati. L’entità del pagamento dipende dalla differenza tra il prezzo di esercizio ed il prezzo di liquidazione così determinato. E’ importante sottolineare che l’opzione è uno strumento che tende ad aumentare il rischio sopportato dall’investitore. Ad esempio, si consideri un investitore che acquisti oggi un totale di azioni TELECOM pari ad £ 10.000.000; se dopo 3 mesi, nel corso delle normali contrattazioni, le quotazioni del titolo TELECOM hanno perso sul mercato il 10% del loro valore, il nostro investitore avrà subito una perdita potenziale di £ 1.000.000, potenziale perché fino a quando non venderà, rimarrà comunque possessore di titoli suscettibili di rialzo. Supponiamo invece che lo stesso investitore decida l’acquisto di £ 1.000.000 di opzioni scritte sul titolo azionario TELECOM con scadenza trimestrale, che gli assicurano la possibilità di acquistare un certo numero

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Paolo Verzella Contatta »

Composta da 189 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3673 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 13 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.