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Il Trionfo marino di Agostino Carracci a Palazzo Farnese: una nuova interpretazione iconografica

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Di Franco
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia dell'arte
  Relatore: Vincenzo Farinella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

La tesi “Il Trionfo marino di Agostino Carracci a Palazzo Farnese: una nuova interpretazione iconografica” è nata dal mio interesse per la Galleria Farnese a Roma, affrescata a cavallo tra il XVI e il XVII secolo dai fratelli Carracci. Chiamati dal cardinal Odoardo Farnese, Annibale e Agostino ebbero il compio di decorare la volta della Galleria per celebrare l’imminente matrimonio tra Ranuccio Farnese e Margherita Aldobrandini.
Proprio sull’iconografia del ciclo farnesiano si focalizza la prima parte della mia ricerca: nel corso degli anni i critici non sono stati unanimi nel trovare un’interpretazione convincente per spiegare esaustivamente il fine della commissione ai Carracci.
La seconda parte della tesi si concentra su un affresco specifico: Il Trionfo marino, eseguito da Agostino con alcuni interventi del fratello. Chappell, Dempsey e la Ginzburg interpretano tale quadro riportato, sulla parete lunga di fronte alle finestre, come Trionfo di Venere condotta sul mare, basandosi sull’epitalamio di Claudiano, scritto in onore delle nozze dell’imperatore romano Onorio e Maria.
La prima parte del mio lavoro è, pertanto, essenziale: serve per capire l’iconografia dell’intero ciclo della volta farnesiana; il ruolo svolto dall’Amore nelle singole vicende mitologiche; il modo in cui queste stesse storie sono state organizzate da Annibale, con l’intento di evidenziare i risvolti fausti e quelli funesti, a cui le relazioni amorose possono condurre. Un esempio di un prossimo coronamento felice, per via della sua posizione, sarebbe proposto dal Trionfo marino.
A mio parere, il soggetto dell’affresco di Agostino è sì da collegare all’epitalamio di Claudiano, ma non ai versi che descrivono il corteo di Venere, bensì al momento in cui il poeta accenna alla ricompensa che la dea ha promesso a Tritone. Il mostro marino in cambio del passaggio, riceverà l’amore della Nereide da lui tanto desiderata Cimotoe.
La coppia centrale sarebbe, così, da identificare con Cimotoe e Tritone, e l’intera opera farebbe riferimento al momento in cui Tritone può finalmente “abbracciare” la sua ricompensa: ecco spiegata la forza, l’energia, ma anche la sensualità della sua presa vigorosa. D’altro canto, Cimotoe, se nei versi del poeta era in un primo momento riluttante alle attenzioni della creatura marina, è ora dolce e arrendevole: la freccia di Cupido sta per essere scoccata, e l’amore trionferà. Una scena mitologica “positiva”, che porterà ad una lieta unione: in questi termini ovviamente devono essere interpretati il fascio di frecce dorate, e la fiaccola portati dagli amorini in volo.

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1 Premessa. La tesi “Il Trionfo marino di Agostino Carracci a Palazzo Farnese: una nuova interpretazione iconografica” è nata dal mio interesse per la Galleria Farnese a Roma, affrescata a cavallo tra il XVI e il XVII secolo dai fratelli Carracci. Chiamati dal cardinal Odoardo Farnese, Annibale e Agostino ebbero il compio di decorare la volta della Galleria per celebrare l’imminente matrimonio tra Ranuccio Farnese e Margherita Aldobrandini. Proprio sull’iconografia del ciclo farnesiano si focalizza la prima parte della mia ricerca: nel corso degli anni i critici non sono stati unanimi nel trovare un’interpretazione convincente per spiegare esaustivamente il fine della commissione ai Carracci. Alcuni studiosi ritengono che questa non sia da collegare al nuovo legame che si veniva a creare tra le famiglie Farnese-Aldobrandini; mi riferisco alla tesi di Zapperi, ripresa poi da Briganti, basata su un ragionamento per lo più cronologico, dipendente dalle iscrizioni sotto gli affreschi, e dall’Avviso di Roma del 16 maggio del 1601. Data che indicherebbe la fine dei lavori, quando gli affreschi della volta furono scoperti alla presenza del nipote del Papa, il Cardinal Pietro Aldobrandini. Altri sostengono che gli affreschi siano da interpretare come ciclo epitalamico: una serie di favole mitologiche, che volevano essere ben auguranti per la giovane coppia di sposi. Hanno seguito tale chiave di lettura Navenne, Tietze, Dempsey e più recentemente Ginzburg e Colonna. In questo modo l’amore, tematica centrale della decorazione, sarebbe raffigurata nelle due possibilità in cui si può manifestare: un amore corrisposto, alla base di una felice vita matrimoniale; e un amore non ricambiato tra amato e amante, che porta a dolore, sofferenza, e talvolta anche alla morte. La seconda parte della tesi si concentra su un affresco specifico: Il Trionfo marino, eseguito da Agostino con alcuni interventi del fratello. Chappell, Dempsey e la Ginzburg interpretano tale quadro riportato, sulla parete lunga di fronte alle finestre, come Trionfo di Venere condotta sul mare, basandosi sull’epitalamio di Claudiano, scritto in onore delle nozze dell’imperatore romano Onorio e Maria. In questi versi si narra, infatti , la traversata di Venere sul mare per raggiungere una cerimonia nuziale, accompagnata da Nereidi, Tritoni e Amorini. Un’ipotesi che, per la Ginzburg, è ulteriormente avvalorata dal fatto che una scena simile viene esposta da Zoppio ne La Montagna Circea, testo che descrive gli apparati allestiti a Bologna per celebrare il matrimonio illustre tra il duca di Parma e la nipote del papa. Pur non riprendendo puntualmente l’iconografia dell’affresco di Agostino in Galleria, questa scenografia la ricorderebbe da vicino.

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