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La direzione delle relazioni del lavoro in Europa: il decentramento e il ruolo dello stato

Informazioni tesi

  Autore: Enrico Roncalli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Alessia Vatta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

La tesi affronta il tema dei rapporti tra associazioni datoriali, sindacati e il ruolo dello stato. Lo scritto confronta la situazione contrattualistica a livello europeo, prendendo in considerazione le diverse istituzioni in ciascuna nazione. Si nota come decisiva sia la "path dependency", cioè la specifica caratterizzazione delle relazioni industriali e del ruolo dello stato in ciascun paese. In pratica la storia, l'economia e le istituzioni di uno stato influenzano le rispettive istituzioni del lavoro, che non sono asettiche, ma dipendenti dal cammino di ciascun popolo.

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1 INTRODUZIONE In Europa le relazioni industriali si sono svolte, nella maggior parte dei paesi e con gradi differenti, nell‟ambito di un contesto corporativo. L‟unica eccezione è rappresentata dalla Gran Bretagna che, anche per tradizioni antiche, ha visto prevalere un assetto pluralista. 1-LA DEFINIZIONE DI CORPORATIVISMO Il termine corporativismo, nell‟ambito delle relazioni del lavoro, è anche spesso definito “corporativismo sociale” o “democratico” per distinguerlo da quello “autoritario” in cui i gruppi di interesse 1 venivano completamente controllati dallo stato. La definizione più chiara e che ha avuto più successo nella letteratura è quella di Schmitter (1974) 2 che ne individua due significati sostanziali: 1) Il corporativismo si riferisce ad un sistema di rappresentanza nel quale i gruppi di interesse sono organizzati in associazioni nazionali, specialistiche, gerarchiche e monopolistiche. 2) Il secondo significato di corporativismo fa riferimento all‟incorporazione dei gruppi di interesse nel processo di formazione delle politiche pubbliche. Tale processo viene anche definito “concertazione”. La caratteristica dei gruppi di interesse corporativi è di essere relativamente grandi nelle proprie dimensioni e relativamente limitati nel numero. Essi sono ulteriormente coordinati in organizzazioni di vertice a livello nazionale. 1 Un gruppo di interesse può essere definito come un insieme di persone, organizzate su basi volontarie, che mobilita risorse per influenzare decisioni e conseguenti politiche pubbliche. 2 Schmitter, P.C. (1974), Still the Century of Corporatism? in “Review of Politics”, 36, pp. 85-131; e in Schmitter e Lehmbruch (1979, pp. 7-52); trad. it. Ancora il secolo del corporativismo? in La Società Neocorporativa, a cura di M. Maraffi, Bologna, Il Mulino, 1981.

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Parole chiave

globalizzazione
corporativismo
inflazione
contrattazione decentrata
concertazione
relazioni industriali
cogestione
liberismo
policy making
lobbismo
path-dependency
ruolo dello stato
contrattazione colletiiva
associazione lavoratori
associazioni datoriali

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