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Globalizzazione: Effetti sul sistema economico e sul lavoro - Riflessi sul sindacato e nelle relazioni industriali

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Lulli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Michela Luzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

Il lavoro si è proposto di analizzare gli effetti dei vari aspetti dell’integrazione internazionale sul mercato del lavoro e sulle relazioni industriali. L’obiettivo è mettere in evidenza i diversi canali che legano globalizzazione, specializzazione produttiva e ruolo del sindacato. Le tendenze tuttora in atto costituiscono, infatti, sfide fondamentali per il futuro delle relazioni industriali. I sindacati sono chiamati a innovare le loro strategie organizzative e contrattuali per rispondere ai bisogni di una popolazione lavorativa non più omogenea come quella che hanno rappresentato nel secolo scorso ma, differenziata per posizioni di lavoro, di mercato, per istruzione, etnia e aspettative personali. Questo richiede di andare oltre i tradizionali criteri di aggregazione e contrattuali, progettando sia nuove forme di rappresentanza, sia nuove modalità di alleanza internazionale tra le organizzazioni sindacali. Il secondo capitolo sposta l’attenzione sugli impatti della globalizzazione sul sistema economico e sull’occupazione. Infatti, se dei lavoratori perdono il posto perché i beni che producevano subiscono la concorrenza di beni più economici importati da paesi in via di sviluppo (import competition), il paese perde conoscenze specifiche delle imprese e del settore. Inoltre, per trovare una nuova collocazione ai lavoratori disoccupati, servono informazioni (costose) sulle nuove eventuali opportunità. Con la delocalizzazione, inoltre, le imprese tendono a cercare luoghi di investimento dove è minore la difesa sindacale e contrattuale. Un caso emblematico è quello recente del ruolo dei sindacati statunitense ed italiano nella contrattazione con la Fiat. Questa esperienza va al di là dei singoli contesti nazionali ed illustra la ridotta capacità di tutti i sistemi contrattuali e sindacali di funzionare nel contesto dei mercati globalizzati e di reggere le pressioni che tale nuovo contesto esercita sugli attori del sistema. Se sino al 2007 operavano gli accordi acquisitivi e migliorativi, la globalizzazione e la crisi hanno determinato la diffusione del concession bargaining e degli accordi in deroga. La crisi, economica – finanziaria – produttiva, scoppiata nel 2008 ha ampliato questo fenomeno, moltiplicando le deroghe alle regole contrattuali generali. In questo contesto le imprese più esposte alla competizione, come è evidente nel caso Fiat, hanno tutto l’interesse ad abbandonare le forme contrattuali tradizionali. La globalizzazione favorisce questa tendenza anche perché rende meno utile quello che è stato tradizionalmente un fattore di centralizzazione delle strutture contrattuali, vale a dire l’intervento dello stato nelle Relazioni industriali. In secondo luogo, ha perso di rilievo anche un altro motivo che in passato aveva portato le imprese a promuovere la centralizzazione. Oggi si afferma che le strategie dei sindacati devono privilegiare la scala sovranazionale per riflettere la portata globale della produzione. L'altra opzione suggerisce che la possibilità dei sindacati di tornare ad avere un'influenza significativa nella regolazione del lavoro è legata alla costruzione di alleanze con altri movimenti sociali (es. quelli in difesa dei diritti umani, dell’ambiente, delle donne, dei consumatori), organizzati spesso in Ong. Questa opzione si fonda sul fatto che, a differenza del capitale che tende a trattare il lavoro come una qualsiasi merce, il lavoro spinge a trovare legami di genere, di razza, di luogo per creare una solidarietà intorno cui stabilire delle rivendicazioni. L'idea centrale è che i sindacati non devono limitarsi a difendere i diritti dei lavoratori nei luoghi di lavoro, ma considerare che i lavoratori sono anche donne, cittadini, consumatori, ecc. Inoltre, un dato evidenziato dal caso tedesco è che le azioni di risposta all’impatto della globalizzazione e della crisi sulla contrattazione possono avere luogo solo in un contesto di concertazione.

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Introduzione Negli ultimi decenni l’economia mondiale è stata caratterizzata da una crescente integrazione commerciale e produttiva. La creazione di legami sempre più stretti a livello planetario ha contribuito, insieme all’accelerato sviluppo tecnologico, ad aumentare l’incertezza sulle condizioni competitive dei mercati mondiali e a rendere mobile il mercato del lavoro. In particolare, la globalizzazione ha reso meno rilevanti i confini per i beni, i servizi e i fattori produttivi, compreso il lavoro. Ciò ha dato luogo ad una riallocazione delle risorse mondiali nelle attività più produttive e ad una frammentazione dei processi produttivi, le cui fasi possono essere localizzate in paesi diversi. L’insieme di questi fenomeni hanno dato vita ad una diversa divisione internazionale del lavoro. Essa ha messo in discussione i tradizionali vantaggi comparati dei paesi industrializzati e, come conseguenza, ha messo in moto una serie di aggiustamenti strutturali, diversi da paese a paese. La globalizzazione ha determinato in sostanza una caduta, nei paesi industrializzati, della domanda di lavoro, soprattutto per i lavoratori meno qualificati. In questo lavoro ci si propone di analizzare gli effetti dei vari aspetti dell’integrazione internazionale sul mercato del lavoro e sulle relazioni industriali. L’obiettivo è mettere in evidenza i diversi canali che legano globalizzazione, specializzazione produttiva e ruolo del sindacato. In questa prospettiva, il primo capitolo prende in esame il fenomeno della globalizzazione, soprattutto nella sua dimensione economico-finanziaria e produttiva. Il secondo capitolo sposta l’attenzione sugli impatti della globalizzazione sul sistema economico e sull’occupazione. Infatti, se dei lavoratori perdono il posto perché i beni che producevano subiscono la concorrenza di beni più economici importati da paesi in via di sviluppo (import competition), il paese perde conoscenze specifiche delle imprese e del settore. Inoltre, per trovare una nuova collocazione ai lavoratori disoccupati, servono informazioni (costose) sulle nuove eventuali opportunità. La sezione conclusiva del lavoro analizza l’incidenza della globalizzazione sulle relazioni industriali, sia con riferimento al ruolo del sindacato di fronte al mercato globale, sia in relazione agli scenari futuri che la nuova società globalizzata comporta in termini di policies pubbliche. 1

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