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Il value at Risk nel periodo della grande crisi

Informazioni tesi

  Autore: Mario Fordellone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Scienze Statistiche
  Corso: Statistica
  Relatore: Francesca Di Iorio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Questo elaborato di tesi racchiude tutte quelle che sono le tecniche per la stima della varianza condizionata, ossia quel grado variabilità non stazionario nel tempo che caratterizza tutte le serie storiche finanziarie. Gli esperti del settore definiscono questo fenomeno con il termine "volatilità". L'utilizzo di queste tecniche si avvale dell'ausilio dei modelli ARCH e GARCH proposto nei primi anni '80, modelli econometrici di tipo autoregressivo che analizzano il comportamento della varianza riproducendone l'andamento nel tempo mediante processi stocastici. Il lavoro, infine, si conclude con l'applicazione della varianza stimata attraverso tali modelli per il calcolo del Value at Risk (VaR). Vengono illustrate varie applicazioni di questa importante misura statistica concentrandosi soprattutto sul periodo che ha caratterizzato la grande crisi economica del 2008. Gli esperimenti sono stati svolti sulle serie storiche dell'indice Ftse Mib e Dow Jones, sui quali è stata stimata anche la misura del capitale minimo richiesto, altro importante aspetto evidenziato dalle ultime normative di Basilea.

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4 Premessa Il seguente elaborato di tesi presenterà quelle che sono le tecniche più recenti e diffuse sullo studio e l’analisi dettagliata di due componenti principali dei mercati finanziari: rischio e rendimenti. La prima componente – che nel linguaggio comune è intesa come un sinonimo di probabilità legata ad una perdita o ad un pericolo/minaccia che è presente in un’azione – è strettamente legata a quella che gli esperti della finanza definiscono volatilità. Negli ultimi trent’anni di attività i mercati finanziari sono stati attraversati da numerosi mutamenti, basti osservare il periodo cominciato dalla liberazione dei mercati di capitali internazionali, con la conseguente globalizzazione, ad oggi. Questi mutamenti hanno generato all’interno dei mercati, e nell’economia in generale, quell’elevato dinamismo che li rende senza alcun dubbio più instabili ed imprevedibili, appunto volatili. La volatilità ha causato non pochi problemi alla massimizzazione, in termini di efficienza, dell’allocazione del capitale spingendo gli attori sociali e le istituzioni creditizie a cercare misure di redditività che tenessero conto dell’esatto legame che unisce tra loro rendimenti e rischio. La misura statistica più recente del rischio legato all’allocazione del capitale è chiamata Value At Risk (VaR), ossia quella massima perdita potenziale che uno strumento finanziario (azione, obbligazione, portafoglio, ecc..) può subire con un certo margine di probabilità ed in un dato orizzonte temporale. Gli istituti bancari, per definire i rischi legati al proprio livello di liquidità e di stato patrimoniale, utilizzano due modelli uno dei quali è definito “modello standard”, determinato dal primo accordo di Basilea del 1988, ed è basato proprio sul VaR. Nel presente studio sarà data maggiore attenzione alla misura del VaR attribuito al periodo della grande crisi economica del 2008, per cercare di capire se e quali mutamenti ha subito la volatilità dei mercati finanziari nel periodo precedente e successivo alla crisi. Le analisi e le dovute sperimentazioni saranno effettuate sull’indice italiano Ftse Mib e sull’indice statunitense Dow Jones.

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