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L'immagine come testo. Il testo come immagine. Breve storia di un corpo a corpo

Informazioni tesi

  Autore: Michele Quartucci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Massimo Celani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

La comunicazione pubblicitaria ha origini molto più remote di quanto si possa pensare. Gli scavi archeologici ci consegnano botteghe con tracce di dipinti - antenati delle odierne insegne - che rappresentavano il lavoro o le merci che si potevano trovare all’interno.
Solo dopo l’invenzione di Gutenberg e la nascita dei primi quotidiani, nascono i primi box pubblicitari. Da allora la pubblicità ha subito molti cambiamenti diventando non solo specchio dei costumi e della cultura di una nazione e di un periodo storico, ma è diventata un mestiere, un’arte o meglio – con la cautela di Pirella1 - un mestiere d’arte.
Questo lavoro si prefigge di stendere un seppur breve percorso storico della pubblicità in Italia, dai suoi primi esordi nel 1600, fino ad arrivare ai giorni d’oggi.
Il lavoro si dividerà in due momenti, disposti in ordine cronologico.
Nel primo inizieremo seguendo i primi passi della pubblicità nella nuova era della stampa. Analizzeremo gli elementi distintivi propri di ogni periodo storico, il diverso uso delle immagini e del testo, cioè come partendo da immagini didascaliche del testo si arrivi ad immagini testuali: ovvero immagini che da sole possono riferire un racconto.

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Capitolo I Breve storia della pubblicità 1. Sulla soglia La pubblicità ha origini molto più remote di quanto si possa pensare. Già nelle società post-arcaiche (si vedano gli scavi archeologici dell’antica Roma o di Pompei), le varie botteghe avevano dei dipinti - antenati delle odierne insegne - che rappresentavano il lavoro o le merci che si potevano trovare all’interno. Questo sistema rimase in uso finanche dopo il Medioevo, quando cioè l’avvento di una classe di ricchi possidenti non nobili trasformò la società, con la necessità di una scolarizzazione diffusa (prima solo la classe nobiliare poteva accedere all’istruzione). Solo dopo l’invenzione di Gutenberg e la nascita dei primi quotidiani, nascono i primi box pubblicitari, mentre gli strati meno colti utilizzavano ancora il metodo più antico conosciuto dall’essere umano: la voce (o quello che oggi chiamiamo “passaparola”). Fred Vargas ci fornisce un interessante esempio di banditore 2 : «(…) raccoglieva nell’urna una notevole quantità di messaggi, in media una sessantina al giorno – e molti di più la mattina della sera, poiché la notte era propizia ai depositi furtivi -, ognuno in una busta chiusa e zavorrata da una moneta di cinque franchi. Cinque franchi per poter sentire il proprio pensiero, la propria inserzione, la propria ricerca lanciata al vento di Parigi non era poi così caro. All’inizio Joss aveva provato con una tariffa minima, ma alla gente non piace veder svendere le proprie frasi per una moneta da un franco». Ma da quando possiamo incominciare a parlare di pubblicità? C’è sostanziale accordo nell’atto di nascita della pubblicità “moderna”, quella che si sviluppa con l’avvento dei primi quotidiani, situandola nel 1631, quando apparve per la prima volta 2 Fred Vargas, Parti in fretta e non tornare, Torino, Einaudi, 2004, p. 13 3

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Parole chiave

pubblicità
immagini
storia
testi
storia della pubblicità
rapporto tra immagini e testo
rapporto tra testo e immagini
sociosemiotica della comunicazione

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