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Clima di fiducia e crisi economica: un'analisi della capacità di previsione dei consumatori italiani

Si è deciso di strutturare la trattazione in un capitolo centrale più un capitolo conclusivo.
Si intende procedere, innanzitutto, ad uno studio della teoria sottostante i modelli, necessario per comprendere le relazioni tra le variabili economiche. Sono stati analizzati concetti come serie storiche, modello AR e modello ADL nella loro versione più teorica per essere poi ripresi empiricamente più avanti nella trattazione.
Nella parte centrale si intende passare in rassegna diversi modelli, stimati su dati forniti da istituti di statistica nazionali ed internazionali riguardanti PIL, tasso d’inflazione, tasso di disoccupazione e indagini sul clima si fiducia ISAE, per valutare quanto i consumatori potevano prevedere ed anticipare la recente crisi. L’analisi empirica sarà caratterizzata prima da un modello autoregressivo per le variabili PIL, tasso d’inflazione e tasso di disoccupazione per poi confrontarli con i risultati ottenuti da modelli ADL (in inglese Autoregressive Distributed Lag) caratterizzati dall’aggiunta della variabile clima di fiducia (Fid).
L’elaborato terminerà con un capitolo di conclusioni nelle quali saranno riprese le considerazioni e le analisi dei risultati della parte empirica con l’enunciazione delle ipotesi conclusive circa l’impossibilità per i consumatori italiani di prevedere tale crisi definita “da contagio”.

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3 Introduzione La recente crisi economica e finanziaria, che ha toccato le maggiori economie globali, ha radici ben più profonde dell‟ormai noto 15 settembre 2008, data del fallimento della banca d‟affari americana Lehman Brothers. Nel corso dell‟ultimo decennio, il costo delle materie prime è fortemente aumentato, come dimostra l‟andamento del petrolio che supera per la prima volta i 100$ al barile nel gennaio 2008 1 sorretto dall‟incessante domanda dei paesi emergenti (es.Cina e India) o dall‟azione speculativa che avviene nei mercati finanziari. L‟abbassamento dei tassi d‟interesse negli USA, in seguito all‟attacco terroristico dell‟11 settembre 2001, aveva spinto milioni di individui ad indebitarsi, complice la bolla immobiliare americana, per l‟acquisto di case. L‟inevitabile scoppio di tale bolla, all‟inizio dell‟estate 2007, ha fatto crollare i valori degli immobili che erano garanzie ipotecarie per le banche. A ciò va aggiunto il comportamento degli istituti di credito che, per rendere liquidi tali attività, li hanno smobilizzati, cartolarizzati e ceduti ad altre istituzioni finanziarie. Questi derivati, diffusi per il mondo, a causa del crollo del valore degli immobili statunitensi, hanno azzerato il proprio valore. La crisi ha impiegato poco per passare dal mercato finanziario a quello “reale” complice l‟elevato grado di correlazione dei paesi e l‟internazionalizzazione del sistema finanziario. Il PIL italiano nel corso del 2008 ha registrato un calo del 1.3% e nel 2009 un crollo del 5.0%, 1 Fonte Oil-price.net

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Domenico Graziano Contatta »

Composta da 35 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.