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Profili giuspubblicistici dell'ordinamento sportivo

Informazioni tesi

  Autore: Roberto Perego
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Paola Bilancia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

La dottrina, nel suo tentativo di analizzare il fenomeno sportivo da un punto di vista giuridico - ordinamentale, si è spesso scontrata con una concezione statalistica e totalitaria del diritto, e per tale motivo è stata, in un certo senso costretta a subire delle teorie che prendevano esclusivamente in considerazione i rapporti che venivano ad instaurarsi tra lo sport e l’educazione fisica, tra sport dilettantistico e sport professionistico, tra istituzioni sportive e pubblici poteri.
Secondo questa teoria, non esistevano altri veri ordinamenti giuridici se non quello statale e quello internazionale: gli altri sarebbero pertinenze del primo, elementi integranti del suo sistema o, al massimo, suoi satelliti.
Il diritto era inteso come una forza o una volontà che si irradiava unicamente dallo Stato. Sebbene in certe epoche, e soprattutto nell’antichità, l’unico ordinamento giuridico preso in considerazione dai giuristi e dai filosofi era quello statale, ciò non è avvenuto in virtù di una teoria, della quale non è possibile rinvenire le tracce, ma per una serie di circostanze di fatto che lasciarono nell’ombra altri ordinamenti, che non fu possibile mettere in rilievo e di cui non si potè usufruire a causa di quello che era il concetto generale del diritto in senso positivo: il diritto quale regola di condotta. Che il diritto si presenti anche come norma e che sia necessario valutarlo anche sotto questo aspetto; che anzi tale punto di vista sia molto spesso, oltre che necessario, anche sufficiente, non esclude che tale definizione possa, e debba, essere superata, evidenziando altri aspetti del diritto, più fondamentali e, soprattutto, antecedenti, ai fini sia delle esigenze logiche del concetto che per un’esatta valutazione della realtà in cui il diritto va ad agire.
E’ in questo clima culturale che ebbe origine la tesi della natura pattizia, e conseguentemente non giuridica, delle norme sportive, la quale solo successivamente acquisirà quella dignità scientifica che la porterà ad essere la base di partenza di numerosi studi di diritto sportivo, compresi quelli che ad essa si opporranno decisamente.
Solo con l’apporto fondamentale delle opere del Santi Romano e del francese Hauriou, la concezione statalistica del diritto entrò in crisi, e si fece strada l’idea della pluralità degli ordinamenti giuridici e della effettiva utilizzabilità di tale teoria per la spiegazione del fenomeno sportivo.
In particolare il Santi Romano, respingendo quella che era la concezione dello Stato quale unico detentore della posizione del Diritto, affermò che lo Stato non è l’unica fonte del Diritto, in quanto esso non è l’unico ordinamento giuridico esistente, ma è un ordinamento tra gli altri.
La sua analisi parte dalla considerazione della società medioevale, profondamente divisa in molte e differenti comunità, spesso indipendenti o debolmente collegate tra loro, in cui il fenomeno della pluralità degli ordinamenti si manifestò con tale evidenza ed imponenza, che non sarebbe stato possibile non tenerne conto. Un esempio su tutti fu il diritto della Chiesa , che sicuramente non sarebbe stato possibile identificare come parte del diritto dello Stato. Sennonché, con l’affermazione dello Stato moderno e come conseguenza dell’allargarsi della sua forza e della sua influenza su altre comunità, fino ad allora indipendenti rispetto ad esso, si ebbe l’impressione di aver unificato l’ordinamento giuridico e si sviluppò, senza apparente contraddizione con la realtà, la teoria che vede nello Stato l’unico titolare ed arbitro, non solo del suo diritto, ma di tutto il diritto.
Questa teoria, mentre storicamente si spiega come un’inesatta valutazione e come un’esagerazione di un avvenimento che pure ha un notevole rilievo, deve dottrinalmente ricollegarsi alla concezione naturalistica del diritto, secondo la quale il diritto viene rappresentato come l’attuazione concreta, unica ed uniforme, di un principio trascendente ed assoluto, della giustizia astratta ed eterna, negando, di conseguenza, il carattere di diritto a tutti gli ordinamenti sociali che si possono, quantomeno, considerare dei tentativi, sia pure imperfetti, di tale attuazione, o che, peggio ancora, si pongono come ribelli a quell’idea di giustizia. La dottrina che vede nello Stato l’unico organo, o l’unico produttore del diritto, si fonda su questo tipo di vedute, completate con l’altra che raffigura nello Stato l’ente etico per eccellenza.

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1 1.0 L’ORDINAMENTO GIURIDICO SPORTIVO 1.1 L’AUTONOMIA DELL’ORDINAMENTO SPORTIVO La dottrina, nel suo tentativo di analizzare il fenomeno sportivo da un punto di vista giuridico - ordinamentale, si è spesso scontrata con una concezione statalistica e totalitaria del diritto, e per tale motivo è stata, in un certo senso costretta a subire delle teorie che prendevano esclusivamente in considerazione i rapporti che venivano ad instaurarsi tra lo sport e l’educazione fisica, tra sport dilettantistico e sport professionistico, tra istituzioni sportive e pubblici poteri. Secondo questa teoria, non esistevano altri veri ordinamenti giuridici se non quello statale e quello internazionale: gli altri sarebbero pertinenze del primo, elementi integranti del suo sistema o, al massimo, suoi satelliti. Il diritto era inteso come una forza o una volontà che si irradiava unicamente dallo Stato. Sebbene in certe epoche, e soprattutto nell’antichità, l’unico ordinamento giuridico preso in considerazione dai giuristi e dai filosofi era quello statale, ciò non è avvenuto in virtù di una teoria, della quale non è possibile rinvenire le tracce, ma per una serie di circostanze di fatto che lasciarono nell’ombra altri ordinamenti, che non fu possibile mettere in rilievo e di cui non si poté usufruire a causa di quello che era il concetto generale del diritto in senso positivo: il diritto quale regola di condotta. Che il diritto si presenti anche come norma e che sia necessario valutarlo anche sotto questo aspetto; che anzi tale punto di vista sia molto

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