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海上丝绸之路 - La Via Marittima della seta in epoca Song

Affrontando lo studio della millenaria storia cinese ci si accorge presto quanto prevalga, nella storiografia tradizionale, la visione di una Cina continentale, tesa da sempre nello sforzo di controllare i confini settentrionali e nord-occidentali, per difendersi dai frequenti attacchi delle bellicose popolazioni che abitavano le terre al di là di quei confini; la visione di una Cina contadina, le cui basi finanziarie hanno poggiato per secoli sul possesso della terra e sui prodotti ad essa legati; di una Cina immobile nel suo sistema-mondo sinocentrico e nella sua etichetta confuciana, che implicavano l’accettazione, da parte dei paesi stranieri, del ruolo di subordinati, ruolo chiaramente marcato dai rigidi cerimoniali che regolavano gli scambi tributari tra le due parti.
Questa visione ha lasciato poco spazio allo studio e all’analisi di un’altra Cina, quella marittima, animata da ricchi mercanti che trafficavano beni esotici e di lusso nei porti del sud-est asiatico, quando le imbarcazioni cinesi superavano di gran lunga, per dimensione e velocità, le coeve navi arabe ed europee; una Cina in cui i profitti derivanti dalle attività mercantili rappresentavano la maggiore fonte di entrate per le finanze dell’impero , e in cui le merci circolavano attraverso una fitta rete di collegamenti regionali, interregionali ed internazionali; una Cina costretta a riconoscere la parità diplomatica con i barbari, e persino a versare loro dei tributi , ma le cui finanze si arricchivano proprio grazie a questa formale sottomissione, accettata dalla nuova classe burocratica che sul commercio fondava una nuova ricchezza; una Cina che domina i mari orientali, attraverso un circuito di rotte che dall’arcipelago giapponese si estendeva fino all’oceano indiano e alle coste dell’Africa orientale, circuito su cui poi si inseriranno gli europei a partire dal XVI secolo .
È stata questa la Cina Song 宋 (960-1279), in particolare dei Song Meridionali 南宋 (1127-1279).
Questo lavoro si propone di presentare la Via marittima della seta nel suo periodo di maggior splendore e ricchezza, ovvero i secoli X, XI, XII e XIII, e dal punto di vista del paese che ne ha dominato a tutti gli effetti le rotte: la Cina.
Mantenendo fitte relazioni commerciali e diplomatiche con tutti i paesi marittimi dell’Asia orientale, sudorientale, meridionale e occidentale, sino a comprendere anche le coste orientali dell’Africa, la Cina Song ha potuto accumulare ricchezze tali da sopravvivere per ben tre secoli, a dispetto della sua posizione di debolezza militare e diplomatica rispetto alle potenti tribù del nord; ha vissuto una grande rivoluzione commerciale, che ha accelerato il processo di evoluzione sociale cominciato con il disgregarsi del sistema Tang; ha mantenuto saldo il suo fascino e la sua forza di attrazione eterna, attirando presso le sue città costiere mercanti privati di ogni nazionalità, e delegazioni ufficiali da parte dei sovrani stranieri; ha creato una marina militare efficiente, che otteneva vittorie laddove l’esercito subiva sconfitte. La Cina Song è stata insomma, a tutti gli effetti, una potenza mercantile e marittima .

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PREMESSA Affrontando lo studio della millenaria storia cinese ci si accorge presto quanto prevalga, nella storiografia tradizionale, la visione di una Cina continentale, tesa da sempre nello sforzo di controllare i confini settentrionali e nord-occidentali, per difendersi dai frequenti attacchi delle bellicose popolazioni che abitavano le terre al di là di quei confini; la visione di una Cina contadina, le cui basi finanziarie hanno poggiato per secoli sul possesso della terra e sui prodotti ad essa legati; di una Cina immobile nel suo sistema-mondo sinocentrico 1 e nella sua etichetta confuciana, che implicavano l’accettazione, da parte dei paesi stranieri, del ruolo di subordinati, ruolo chiaramente marcato dai rigidi cerimoniali che regolavano gli scambi tributari tra le due parti. Questa visione ha lasciato poco spazio allo studio e all’analisi di un’altra Cina, quella marittima, animata da ricchi mercanti che trafficavano beni esotici e di lusso nei porti del sud-est asiatico, quando le imbarcazioni cinesi superavano di gran lunga, per dimensione e velocità, le coeve navi arabe ed europee; una Cina in cui i profitti derivanti dalle attività mercantili rappresentavano la maggiore fonte di entrate per le finanze dell’impero 2 , e in cui le merci circolavano attraverso una fitta rete di collegamenti regionali, interregionali ed internazionali; una Cina costretta a riconoscere la parità diplomatica con i barbari, e persino a versare loro dei tributi 3 , ma le cui finanze si arricchivano proprio grazie a questa formale sottomissione, accettata dalla nuova classe burocratica che sul commercio fondava una nuova ricchezza; una Cina che domina i mari orientali, attraverso un circuito di rotte che dall’arcipelago giapponese si estendeva fino all’oceano indiano e alle 1 Il ruolo e la posizione che la Cina si attribuiva nel mondo, secondo la tradizionale visione confuciana, è un argomento ampiamente dibattuto dai sinologi. Una lavoro fra tutti è quello di John King Fairbank, The Chinese World Order: Traditional China’s Foreign Relations . 2 Shiba Yoshinobu, Commerce and Society in Sung China . Ann Arbor: University of Michigan, Center for Chinese Studies, 1970. 3 Ci si riferisce ai trattati del 1005, 1044 e 1141, stipulati rispettivamente con i Liao 辽 , i Xi Xia 西 夏 e i Jin 金 . L’atteggiamento conciliatorio e dimesso nei confronti delle popolazioni barbare del nord, sancito per la prima volta dal trattato di Shanyuan (1004), dominò il panorama politico dell’epoca, ed era appoggiato dalla fazione conservatrice e dalla gran parte dei letterati e degli storiografi del tempo, come ad esempio Sima Guang 司 马 光 . 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elena Fulgheri Contatta »

Composta da 152 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.