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La funzione di indirizzo: mozioni, risoluzioni ed ordini del giorno.

In ambito dottrinario da tempo si conviene sul fatto che ormai il ruolo del Parlamento sia significativamente mutato, rinvenendosi appunto nell'attività non legislativa, il bastione su cui implementare la difesa delle prerogative costituzionali dell'organo detentore della legittimazione democratica. Quest'ultimo dato assume maggior rilievo considerando la progressiva perdita di competenza normativa degli Stati rispetto a livelli di normazione superiore (Unione europea) ed inferiori (Regioni ed enti locali), nonché in talune aree di "indipendenza" amministrativa. Alla luce di questi presupposti, occorre pertanto una profonda riflessione ai fini di una rilettura delle altre funzioni del Parlamento a fronte da un lato, alla relativizzazione della funzione legislativa che ben evidenzia come le dinamiche tipiche della forma di governo vigente si svolgano in gran parte al di fuori del procedimento legislativo, ove peraltro diviene tanto più difficile assumere decisioni di governo quanto più sono conflittuali le relazioni tra maggioranza ed opposizioni, e dall’altro lato, nella consapevolezza che le funzioni del Parlamento diramandosi lungo uno ampio spettro, devono articolarsi secondo tipologie più complesse di quelle tradizionalmente intese. In particolare la funzione di indirizzo è quella che sembra registrare le evoluzioni più significative nell’esperienza politico-costituzionale italiana dell’ultimo quindicennio.
Attorno a quest'ultima funzione occorre rilevare anzitutto che proprio nell'ordinamento politico-costituzionale italiano – piuttosto che in altre costituzioni europee del secondo dopoguerra – la questione dell'indirizzo politico si trova elevata al rango di questione squisitamente costituzionale, come senz'altro testimonia l'art. 95 Cost. quando parla della "politica generale" del Governo e quando si riferisce alla "unità di indirizzo politico ed amministrativo", sempre con riferimento all'Esecutivo ed in specie alle attribuzioni facenti capo al Presidente del Consiglio.
Se ci si riferisce all'indirizzo politico come all'attività volta alla determinazione degli obiettivi della politica nazionale e degli strumenti per raggiungerli, si può senz'altro rilevare come esso dovrebbe trovare una progressiva specificazione lungo un percorso che va dalle scelte del corpo elettorale sino alla politica del Governo. Da parte sua il Parlamento, secondo il disegno costituzionale, dovrebbe comunque rimanere la sede ove si garantisce il raccordo permanente tra l'indirizzo politico del Governo e la fonte diretta della sovranità popolare. Tuttavia va detto che, nella fase attuale, gli stessi meccanismi rappresentativi, volti a presiedere l'azione degli organi titolari dell'attività d'indirizzo, sembrano cedere il passo dinanzi all'impellenti necessità di perseguire una rapidità decisionale corrispondente alle dinamiche dell'economia mondiale e dei condizionamenti politici giuridici sovranazionali. Ciò comporta un sempre maggior ricorso da parte governativa a strumenti atti ad imprimere un orientamento ed un ritmo vincolati all'attività parlamentare, in particolar modo per fronteggiare le sempre più frequenti situazioni in cui il Governo è chiamato a decidere su questioni tecniche con una rapidità decisionale che non può essere raggiunta con l'ordinario strumento dell'iniziativa legislativa ad esso accordata in conformità all'art. 71 Cost. Trova in tal modo spiegazione la caduta libera della logica dell'indirizzo che smarrisce i requisiti di univocità e......

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4 INTRODUZIONE La presente trattazione muove dall'interesse per lo studio del profilo giuridico costituzionale degli istituti che qualificano il funzionamento delle Assemblee rappresentative nazionali, in particolare per quanto riguarda l'attività di indirizzo politico nella forma di governo vigente, delineata nella Costituzione repubblicana del 1948 ed attuata sul versante parlamentare dai Regolamenti delle Camere. Il metodo seguito mira ad esaminare gli strumenti dell'attività di indirizzo entro il quadro delineato dai principi e dalle norme dell'ordinamento costituzionale, alla luce dell'evoluzione storica dei Regolamenti parlamentari che consenta altresì di cogliere la vivacità delle Camere nella vita politico-istituzionale sotto il profilo non legislativo. Pur non mancando altre e diverse classificazioni funzionali, tre sono storicamente le funzioni principali assegnate al Parlamento: legislativa, di controllo e di indirizzo politico. L’attribuzione di quest'ultime funzioni alle Camere risponde coerentemente alla logica politico-costituzionale che informa la forma di governo parlamentare la quale contraddistingue quei regimi costituzionali nei quali le Assemblee rappresentative sono allocate al centro del sistema politico-istituzionale ed ove, pertanto, il principio della separazione dei poteri trova applicazioni meno rigide rispetto a quelle accolte in altri regimi costituzionali. Basti ricordare a titolo meramente esemplificativo la forma di governo di tipo presidenziale, nella quale la distinzione, anche dal punto di vista della legittimazione politica, tra l’organo titolare della funzione legislativa e quello titolare del potere esecutivo è assai più marcata. Storicamente, dunque, la titolarità parlamentare della funzione legislativa trova spiegazione nella circostanza che nei sistemi democratico-parlamentari la produzione normativa è prevalentemente riservata agli organi della rappresentanza. D'altronde l'art. 70 della Costituzione repubblicana del 1948, riserva alle Camere l’esercizio della funzione legislativa, fermo restando i casi espressamente previsti dalla stessa Carta, nei quali il potere primario di produzione

Tesi di Master

Autore: Fioravante Salmena Contatta »

Composta da 38 pagine.

 

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