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Il Dhammapada nel quadro del pensiero di matrice buddhista

La seguente tesi è suddivisa in tre capitoli: il primo è intitolato “La vita del Buddha”, il secondo “La dottrina”, e infine il terzo “Il Dhammapada. La via del Buddha”.
Nel primo capitolo viene illustrata la vita di Siddhartha, il principe che ricevette l’appellativo di Buddha in seguito al raggiungimento della cosiddetta bodhi o illuminazione.
Il suo primo discorso fu chiamato “La messa in moto della ruota della Legge”, noto anche come “Predica di Benares”, e fu rivolto ai suoi ex compagni di ascesi. Questi vollero diventare subito suoi discepoli: nacque così l’Ordine buddhista.
Il Buddha passò il resto della sua vita viaggiando e predicando. La comunità monastica da lui fondata crebbe progressivamente e a questa si affiancò anche un gran numero di seguaci laici che si impegnavano a sostenere materialmente i monaci.
Dopo aver pronunciato le ultime esortazioni ai suoi monaci, si immerse nella meditazione profonda e spirò, raggiungendo così il “nirvana definitivo”, ossia l’estinzione totale dal ciclo doloroso delle rinascite.
Nel secondo capitolo viene trattata la dottrina dell’Illuminato, il dharma, preannunciato nella predica di Benares, dove il Buddha esplicò le Quattro Nobili Verità. Esse sono: 1) la verità del dolore, 2) la verità dell’origine del dolore, 3) la verità della cessazione del dolore, 4) la verità della via che conduce al superamento del dolore. Superato ciò si raggiunge la suprema estinzione, il nirvana.
Per raggiungere il nirvana bisogna seguire la via che conduce al superamento del dolore, ovvero l’Ottuplice Nobile Sentiero (Quarta Nobile Verità). Il nirvana è la fine del penoso ciclo costituito da nascita, morte e rinascita, ovvero il samsara.
Sempre nel capitolo un paragrafo è dedicato alle caratteristiche di vita nella comunità buddhista, dal modo in cui si entra nella comunità ai compiti e agli obblighi riservati ai monaci. Un altro paragrafo è dedicato alla corrente del Mahayana.
Nell’ultimo paragrafo, si è parlato di alcuni testi buddhisti, in particolare il Canone Buddhista. Esso prende il nome di Tipitaka (“tre cesti”) ed è suddiviso in tre parti: nella seconda parte, Suttapitaka, sono contenuti una serie di testi che includono gli insegnamenti antichi tra cui il Dhammapada, testo cardine del buddhismo, su cui si incentra il seguente lavoro.
Il terzo capitolo infatti è dedicato interamente al Dhammapada che significa “Parole di Dharma”. L’opera, che è anonima (del resto, il Buddha stesso non lasciò nulla di scritto), si presenta come un’antologia di 423 strofe ed espone i capisaldi dottrinali del buddhismo antico: il suo scopo primario è dunque quello di insegnare.
Questa raccolta è stata compilata parecchi anni dopo la morte del Buddha (si suppone tra il III e il I secolo a.C.) e non contiene nulla delle elaborate discussioni e narrazioni che caratterizzano i testi più estesi.

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4 Introduzione Il presente lavoro nasce da un forte interesse per la vita e l’operato del Buddha, l’“Illuminato”. La tesi è suddivisa in tre capitoli: il primo è intitolato “La vita del Buddha”, il secondo “La dottrina”, e infine il terzo “ Il Dhammapada. La via del Buddha”. Nel primo capitolo ho illustrato la vita di Siddhartha, un principe che ricevette l’appellativo di Buddha in seguito al raggiungimento della cosiddetta bodhi o illuminazione. Siddhartha nacque molto probabilmente nel 566 a.C. in una località situata fra India e Nepal, presso la città di Kapilavatsu. Suo padre si chiamava Shuddhodana, ed era capo del nobile clan degli Shakya. La leggenda narra che alla sua nascita i sapienti riscontrassero sul corpo del neonato segni fisici che ne preannunciavano la futura grandezza o sul versante secolare (ovvero, diventare un imperatore universale) o sul piano spirituale (divenire appunto un “illuminato”). Il padre volle che Siddhartha crescesse nel perfetto isolamento della vita di corte, tra agi, lussi, piaceri, perché non sperimentasse i mali della vita e, di conseguenza, non maturasse mai il desiderio di darsi alla ricerca interiore. Siddhartha si sposò ed ebbe un figlio. Tuttavia, a ventinove anni, nella sua vita perfetta si insinuò il turbamento. Sempre secondo la leggenda, Siddhartha manifestò il desiderio di una gita fuori la corte per visitare i parchi cittadini. Nonostante le precauzioni del padre, egli lungo il tragitto scorse un vecchio e scoprì per la prima volta che invecchiare è un destino ineluttabile per tutti. Sconvolto, il principe si fece riaccompagnare a corte. Nel corso di altre due uscite, vide un malato e un morto, e questa

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Gennaro Manolio Contatta »

Composta da 209 pagine.

 

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