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Il debito pubblico: crisi finanziaria degli stati sovrani

Informazioni tesi

  Autore: Alberto Mancuso
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Gian Luigi Coppola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

L’obiettivo di questo lavoro è l’analisi del debito pubblico di uno stato sovrano e le varie politiche attuabili per ridurre il rapporto tra debito e Prodotto Interno Lordo (PIL). Sono stati descritti i concetti generali di debito pubblico e si è analizzata l’origine del debito pubblico, dovuto a vari motivi tra cui il principale è il finanziamento della spesa pubblica che avviene tramite l’emissione di titoli di stato sul mercato finanziario, i quali sono acquistati dagli operatori finanziari per trarne profitto dagli interessi che vengono corrisposti. Successivamente, si è riportato come, per mezzo delle entrate dovute alla crescita economica in termini di PIL, lo stato riesca a pagare questi interessi sul debito pubblico. Ancora, sono stati esaminati i possibili casi in cui il bilancio di uno stato può trovarsi prendendo in esame le quattro tipologie di situazioni per il sostenimento o meno del disavanzo primario:
- 1° caso: dt>0 (disavanzo primario) , r > g => non sostenibilità
- 2° caso: dt>0 (disavanzo primario) , r < g => sostenibilità
- 3° caso: dt<0 (avanzo primario) , r < g => sostenibilità
- 4° caso: dt<0 (avanzo primario) , r > g => può esserci non sostenibilità
Si sono considerati, prima in termini generali, poi nel dettaglio, i PIGS, acronimo che indica quegli stati sovrani (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) che hanno problemi di debito pubblico e un possibile “default”, in quanto presentano un elevato debito pubblico, da gestire e diminuire così da rientrare nei parametri economico-finanziari previsti dalla Comunità Europea. L’analisi della situazione economica dei PIGS è stata fatta in ordine cronologico dei principali eventi, partendo dal paese che per primo ha mostrato problemi, per concludere con l’odierna situazione: si è, infatti, prima analizzata la Grecia, a seguire l’Irlanda e la Spagna e, in ultimo, il Portogallo.
Si è fatta poi una panoramica dell’Europa sul piano internazionale: sia l’America sia la Cina non reputano l’Europa una confederazione di stati “coesi”, per le politiche disuguali, i conflitti interni e le differenze sostanziali che mettono gli stati membri su differenti livelli non solo economici ma anche sociali.
In conclusione, sono stati evidenziate le differenze sostanziali che non rendono l’Europa una confederazione di stati uniformi e i problemi che si presentano e che disgiuntamente si affrontano in maniera diversa da paese a paese. Infine, sono state descritte le differenze tra le politiche fiscali e le politiche monetarie all’interno della Comunità Europea: le prime governate a livello locale, le seconde governate a livello centrale. Tale divergenza comporta una situazione drammatica in termini socio-economici in alcuni stati della Comunità Europea e non solo nei PIGS.

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13 1.2 CONSIDERAZIONI SUL RAPPORTO DEBITO/PIL E POLITICHE DI RIENTRO Finora si è parlato del modo con cui si forma il debito pubblico, ma in un ’ economia in cui la produzione cresce nel tempo, ha più senso considerare il rapporto tra debito pubblico e PIL. Solo in questo modo si può dire se il debito pubblico è troppo elevato, dove “troppo” deve essere definito in relazione all'abilità del governo di ripagare il debito. Per vedere come cambia l’analisi precedente, si passa dall'equa- zione (1.5) a un'equazione che esprime l'andamento del rapporto debito/PIL. Indichiamo il rapporto debito pubblico / PIL con pY B b  , dove B è il valore nominale del debito pubblico cumulato negli anni, Y è il PIL reale, p il deflatore del PIL e quindi pY il PIL nominale, la variazione percentuale del rapporto debito-PIL è approssimata dalla seguente formula: Y Y p p B b        B b (1.6)

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