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Per una bioetica globale: povertà e responsabilità morale in Peter Singer

Informazioni tesi

  Autore: Virginia Toto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Luciano  Sesta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Lo specifico tema che tratteremo in questo lavoro è quello della povertà assoluta e dell’analisi che sul tema Singer offre, con estrema chiarezza, per valutare qual è il comportamento che noi, abitanti dei paesi sviluppati, dobbiamo avere nei confronti di chi muore ogni giorno per malattie legate alla fame. Secondo Singer, infatti, siamo tutti responsabili non solo di quello che facciamo, ma anche di ciò che abbiamo deciso di non fare, ed è questo, come vedremo, il punto di partenza per ripensare la tradizionale demarcazione tra carità e dovere morale. Se esistono persone che vivono in condizioni tali da non poter soddisfare i propri bisogni primari e da rischiare la propria sopravvivenza, noi abitanti dei paesi ricchi siamo direttamente responsabili di questa situazione. Per comprendere come Singer giunga a queste conclusioni è importante considerare l’origine utilitaristica del suo pensiero e analizzare attentamente i vari procedimenti del suo discorso sulla filosofia morale, e del ruolo che questa assume nell’agire pratico.

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3    Introduzione A prima vista, il tema della povertà globale potrebbe sembrare estraneo al campo della bioetica. Oggi però siamo di fronte ad un paradosso che ci aiuta a comprendere quanto questa estraneità sia solo apparente: in bioetica si discute tanto sull’eventuale diritto di rifiutare l’idratazione e l’alimentazione forzata, ma non si discute affatto sul diritto al cibo e all’acqua quando, nei paesi più poveri del mondo, tali beni di base non sono sufficientemente disponibili. Il cibo e l’acqua sono elementi essenziali per la sopravvivenza dell’uomo e tutti dovrebbero essere in grado di poterli reperire. Infatti, è un diritto dell’uomo quello di avere accesso al cibo in misura sufficiente per soddisfare i bisogni essenziali, come anche quello di disporre di acqua pulita. Nonostante questo, la fame, la malnutrizione e le conseguenti malattie continuano a essere un problema mondiale. Occupandosi quasi esclusivamente di questioni come la diagnosi prenatale, la fecondazione assistita, l’accanimento terapeutico e l’eutanasia, la bioetica rischia di limitarsi a problemi propri dei paesi ad alto sviluppo tecnologico, ignorando l’esistenza di un’altra grande area di problemi, come quelli tipici dei paesi poveri, relativi a un’equa distribuzione delle risorse sanitarie in una situazione di grave bisogno e di scarsa disponibilità. La bioetica, infatti, è una disciplina di carattere globale che, se vuole tenere fede al proprio scopo, deve ampliare lo sguardo verso altre problematiche similmente importanti per essa. Il 19 ottobre del 2005 l’UNESCO ha approvato la Dichiarazione Universale sulla Bioetica e i Diritti Umani, che «costituisce senza dubbio un documento di grande rilevanza politica e culturale. Si tratta, infatti, del primo documento approvato da un organismo di livello mondiale, avente il valore di strumento legale, che abbia per oggetto l’intero complesso dei temi e dei problemi di cui si occupa la bioetica» 1 . Sempre di più si auspica l’idea di una bioetica globale, 2 che forse solo oggi, grazie alla Dichiarazione dell’UNESCO, si fa carico di tutte le problematiche che le competono: infatti, «possiamo individuare due diversi significati della “bioetica globale” incarnata da questa importante dichiarazione: siamo di fronte ad un documento di portata politica globale, che tratta della bioetica nella sua globalità. Oltra a questi due primi significati, secondo cui si può parlare di                                                               1 F. Turoldo (a cura di), La globalizzazione della bioetica. Un commento alla Dichiarazione Universale sulla Bioetica e i Diritti Umani dell’UNESCO, Gregoriana, Padova 2007, p. 5. 2 Cfr, Ivi, pp. 5- 22.

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