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Economia della conoscenza tecnologica

L’economia della conoscenza tecnologica è una speculazione teorica che attraversa l’economia dell’innovazione da almeno mezzo secolo. La questione di una disciplina economica della conoscenza trova riscontro nelle riflessioni di economisti, sociologi, matematici, cognitivisti ed epistemologi. La tesi esprime una riflessione sulla consistenza della disciplina proponendo i contributi maggiori degli economisti. Si premette che la questione della conoscenza ha un carattere estrinseco, nel senso che le proprietà della conoscenza non interessano di per sé, ma soltanto rispetto a una sistemazione nella teoria economica. Per quanto riguarda le proprietà intrinseche, la conoscenza potrebbe perfino cambiare natura in modo incessante nel corso della storia, senza influenzare in alcun modo il dibattito economico. Si possono formulare diverse ipotesi sulla consistenza della disciplina.
Una ipotesi negativa: l’economia della conoscenza è soltanto un difetto di interpretazione causato dal dualismo che alimenta il pensiero dei classici. La disciplina non si può fondare perché non esistono strumenti economici adeguati per misurare la rilevanza empirica della conoscenza e perché una simile misurazione non consentirebbe di risolvere alcuna questione economica importante. Un riconoscimento accademico comporterebbe la maturazione delle contraddizioni originarie e segnerebbe un limite alla validità del pensiero economico. I capitoli che seguono cercano di confutare l’ipotesi negativa.
Una ipotesi positiva: l’economia della conoscenza è una disciplina destinata a svilupparsi in modo autonomo dopo un periodo di elaborazione interdisciplinare. Le aporie della teoria sono dovute a una dialettica non ancora assestata tra le varie discipline, ma si può apprezzare il contributo di una nuova scienza. La conoscenza è un terzo fattore economico di cui si possono razionalizzare le caratteristiche attraverso appositi modelli e influenza in modo determinante la crescita economica di lungo periodo. I capitoli che seguono non hanno la presunzione di confutare né di avvalorare l’ipotesi positiva.
Una ipotesi neutra: l’economia della conoscenza è una speculazione che si sviluppa a causa della vocazione ‘totalitaria’ delle scienze contemporanee. Come se fossero alla ricerca di una verità in qualche modo universale, le scienze si avventurano oltre i confini disciplinari per tentare un fondamento meta-teorico alla propria dottrina. L’economia della conoscenza è un momento di riflessione temporanea che si sviluppa nell’ambito dell’economia dell’innovazione e rientra quando la teoria tradizionale riesce a riscrivere i contributi migliori della speculazione in un linguaggio appropriato. I capitoli che seguono cercano di avvalorare l’ipotesi neutra, descrivendo la progressione storica del dibattito economico sulla conoscenza: si distingue una riflessione esogena negli anni sessanta, una riflessione semi-esogena negli anni settanta, una riflessione semi-endogena negli anni ottanta e una riflessione endogena negli anni novanta. Una simile suddivisione temporale si deve intendere in senso generale, perché i confini si confondono spesso tra le riflessioni e il contributo retrospettivo di alcuni autori promuove una sovrapposizione tra le varie prospettive.

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3 INTRODUZIONE L’economia della conoscenza tecnologica è una speculazione teorica che attraversa l’economia dell’innovazione da almeno mezzo secolo. La questione di una disciplina economica della conoscenza trova riscontro nelle riflessio i di economisti, sociologi, matematici, cognitivisti ed epistemologi. La tesi esprime una riflessione sulla consistenza della disciplina proponendo i contributi maggiori degli economisti. Si premette che la questione della conoscenza ha un carattere estrinseco, nel senso che le proprietà della conoscenza non interessano di per sé, ma soltanto rispetto a una sistemazione nella teoria economica. Per quanto riguarda le proprietà intrinseche, la conoscenza potrebbe perfino cambiare natura in modo incessante nel corso della storia, senza influenzare in alcun modo il dibattito economico. Si possono formulare diverse ipotesi sulla consistenza della disciplina. Una ipotesi negativa: l’economia della conoscenza è soltanto un difetto di interpretazione causato d l dualismo che alimenta il pensiero dei classici. La disciplina non si può fondare perché non esistono strumenti economici adeguati per misurare la rilevanza empirica della conoscenza e perché una simile misurazione non consentirebbe di risolvere alcuna questione economica importante. Un riconoscimento accademico comporterebbe la maturazione delle contraddizioni originarie e segnerebbe un limite alla validità del pensiero economico. I capitoli che seguono cercano di confutare l’ipotesi negativa. Una ipotesi positiva: l’economia della conoscenza è una disciplina destinata a svilupparsi in modo autonomo dopo un periodo di elaborazione interdisciplinare. Le aporie della teoria sono dovute a una dialettica non ancora

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Giancarlo Vercellino Contatta »

Composta da 201 pagine.

 

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Consultata integralmente 8 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.