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Terzo Genere. Il caso dei muxe' nell'Istmo di Tehuantepec

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Cosentino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze storiche
  Relatore: Alessandro Lupo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

Attraverso il rinnovamento radicale di una serie di categorie analitiche, negli ultimi decenni l'Antropologia di Genere si è proposta l'obiettivo di indagare la variabilità delle culture alla luce delle costruzioni simboliche e sociali riguardanti il “maschile” e il “femminile” e delle relazioni che intercorrono tra essi. Come “status sociale totale”, per la sua pervasiva rilevanza nelle attività e nella vita quotidiana di ciascun individuo, il genere costituisce un taglio molto interessante sul quale impostare un'analisi sociale completa ed esaustiva.
Tra le prospettive di ricerca più innovative, oltre che maggiormente destabilizzanti e scardinanti la mentalità biologicocentrica occidentale, si profila attualmente quella riguardante le culture che ammettono “paradigmi a generi multipli”: in altre parole, l'esistenza di più di due generi. Se, infatti, attraverso le nostre coordinate culturali riusciamo a concepire quelle “trasgressioni di genere” che si inseriscono all'interno della polarità generica maschile/femminile (si veda a questo proposito il caso dei transessuali), ci risulta piuttosto arduo, quando non impossibile, considerare pensabile l'esistenza di qualcosa di altro: un terzo genere.
Eppure, gran parte delle culture esistenti al mondo (da quella indiana a quella nativa nordamericana, passando per la polinesiana, parte della balcanica e arrivando a toccare alcune popolazioni centroamericane) si caratterizza per avere un “sistema di sesso/genere analogico”, ovvero flessibile, complesso e ambiguo, dove tutte le possibili identità generiche sono ammesse.
Rientra in questa sfera il caso etnografico su cui si incentra il presente lavoro: il popolo zapoteco, stanziato nel Messico meridionale tra la valle di Oaxaca e la costa pacifica dell'Istmo di Tehuantepec, ammette socio-culturalmente la presenza di tre generi: uomini, donne e muxe'. Questi ultimi si autodefiniscono come “ni hombre ni mujer, sino todo lo contrario (né uomo né donna, anzi tutto il contrario)” e costituiscono una categoria identitaria radicalmente altra. Tale caratterizzazione di originalità si estende ad ogni aspetto della loro vita, ma è riscontrabile prevalentemente nella peculiarità funzionale del loro ruolo sociale: come la maggior parte degli appartenenti ai terzi generi conosciuti, infatti, i muxe' svolgono compiti specifici del proprio status di genere. Non altrettanto ben definita risulta, invece, la loro mutevole identità sessuale, elemento che nella costruzione zapoteca del genere - come nella maggior parte dei sistemi generici extraoccidentali e contrariamente a quanto accade da noi - risulta piuttosto marginale.
Per concludere, dal lavoro emerge che la chiave per un'esaustiva comprensione dei muxe' zapotechi, da un punto di vista sia simbolico che funzionale, sta nell'analisi di quella trasgressione controllata della norma che è insita nella condizione di liminalità e antistruttura permanente propria del loro status sociale.

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Capitolo 1  Dall’occultamento alla “scoperta” del genere in  antropologia  “Le village entier partit le landemain dans une trentaine de  pirogues, nous laissant seuls avec les femmes et les enfants dans  les maisons abandonnées.” (C. Lévi‐Strauss, corsivo mio) 2       Così uno dei più grandi antropologi del secolo scorso scriveva  durante la sua ricerca sul campo in Brasile. Così considerava, o  meglio  non  considerava  affatto,  la  presenza  femminile  nel  villaggio in cui si trovava: un “vuoto sociale”.   Effettivamente fino alla fine degli anni Sessanta tale era il  posto  riservato  allʹ“altra  metà  del  cielo”  nelle  monografie:  la  totale  invisibilizzazione  o  survisibilizzazione 3   come  soggetto  sociale  e  la  relegazione  nellʹambito  della  natura,  con  unica  funzione  riproduttiva.  Questa  deformazione  prospettica  derivava  dallʹapplicazione  etnocentrica  delle  relazioni  sociali  vigenti in Occidente tra i sessi anche alle popolazioni di interesse  etnografico: relazioni fortemente gerarchiche e discriminatorie,  che non venivano sottoposte al vaglio del metodo relativistico di                                                                 2  Lévi‐Strauss, C., 1936, Les Bororo, cit. in Busoni, 2000: 97.  3  Termine utilizzato da Busoni, 2000: 119.   

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