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La valutazione nel sistema dell'istruzione

Informazioni tesi

  Autore: Valerio Antonio Iannitti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze delle pubbliche amministrazioni
  Relatore: Gianfranco D'Alessio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 421

Il presente lavoro (premiato dall'Associazione Italiana di Valutazione come miglior tesi del 2008 avente ad oggetto argomenti valutativi) è finalizzato ad illustrare come un sistema dell’istruzione, per risultare efficace ed efficiente, debba dotarsi necessariamente di sistematiche valutazioni; ciò non è ancora stato messo a regime in Italia che, contrariamente a molti altri Paesi, mostra chiari ritardi in questo campo, nonostante il progressivo (ma ancora costituendo) percorso volto a conferire maggiore autonomia alle istituzioni scolastiche richieda come logico e coerente elemento di complementarità proprio l’instaurazione di un sistema di valutazione.
È bene rilevare, seppur succintamente, come, sebbene si dia al lavoro un taglio prevalentemente amministrativo, il perimetro su cui ci si muove segue ineludibilmente un percorso pluridisciplinare che tocca anche ambiti di tipo economico-aziendale, statistico, politico, politico-economico, sociologico, pedagogico e storico.
Passiamo alla struttura del lavoro: questo ha inizio con una breve prefazione ed è costituito da otto capitoli. Qui di seguito se ne sintetizza il contenuto.
1. Il primo capitolo ha carattere introduttivo;
2. Il secondo capitolo si concentra sull’elemento della valutazio.e;
3. Il terzo capitolo segue un profilo storico indirizzato ad una più agevole comprensione dei temi approfonditi in seguito.
4. Il quarto capitolo descrive i compiti dei maggiori attori che intervengono nel settore dell’istruzione, dal livello nazionale al livello di singole scuole. In particolare si analizzano la struttura e i compiti dell’INVALSI e si affronta il problema del grado di indipendenza che dovrebbe essere garantito nei confronti dell’organo politico a detto istituto, che ad oggi non sembra idoneo ad esercitare efficacemente i propri compiti.
5. Il quinto capitolo è il più corposo, e tratta dei quattro ambiti in cui dovrebbe avvenire la valutazione nel sistema dell’istruzione, con riferimenti alle sporadiche e disorganiche esperienze italiane:
a) valutazione del sistema nel suo complesso: su questo punto il nostro Paese è molto indietro, e trova il principale motivo di soddisfazione a livello territoriale, ossia nell’esperienza in atto nella provincia di Trento da oltre quindici anni.
b) etero ed autovalutazione delle singole scuole: in particolare, tra le esperienze di valutazione esterna sono da menzionarsi i tre progetti pilota condotti dall’INVALSI a partire dall’anno 2001-2002 e ampiamente criticati, e tra quelle di autovalutazione il progetto STRESA attuato nella provincia di Bergamo; la provincia di Trento si pone nuovamente in ottima luce, poiché nel proprio territorio si effettuano entrambe le pratiche oggetto del presente punto;
c) valutazione degli apprendimenti: in questa parte si evidenzia la necessità di valutazioni degli studenti oggettive e praticate dall’esterno (ciò che di fatto è quasi inesistente in Italia), si trattano le principali modalità con cui si giudica l’operato degli studenti italiani, e si esaminano alcune problematiche quali il presunto nesso tra severità degli insegnanti e apprendimento degli alunni e l’influenza del contesto socioeconomico e del background culturale sui risultati degli alunni stessi;
d) valutazione degli insegnanti e dei capi d’istituto: in conclusione si tratta il fondamentale aspetto della valorizzazione della professione docente, preso di petto solo sul finire degli anni ’90 da Berlinguer (con il risultato di perdere la poltrona di ministro) e poi mai più riproposto dai capi di dicastero che lo hanno seguito, fatte salve le timide disposizioni presenti nel recente decreto (D.L. 147/07) volto a colpire i “professori fannulloni”; quanto alla valutazione dei dirigenti scolastici, essa dal 2003 avviene per mezzo del SI.VA.DI.S. (Sistema di Valutazione dei Dirigenti Scolastici), che per andare a sistema deve essere però maggiormente integrato nell’ordinamento scolastico.
6. Il sesto capitolo illustra due casi da cui l’Italia potrebbe senz’altro trarre ispirazione: quello inglese e quello francese. In questi due Paesi, infatti, è già a regime un sistema di valutazione nel campo dell’istruzione.
7. Il settimo capitolo si addentra nell’ambito delle valutazioni di rango internazionale
8. L’ottavo capitolo riporta le considerazioni conclusive.valutazione italiano che sia gestito primariamente dall’INVALSI.
Di recente ho avuto l’occasione di un colloquio con il Prof. Vertecchi, esperto del tema, e quando gli ho esposto il titolo della mia tesi egli mi ha risposto in maniera tanto sintetica quanto eloquente: “Quello che non c’è!”. L’auspicio è che il prima possibile tale risposta possa diventare diametralmente opposta: per far ciò, innanzitutto, bisognerebbe iniziare facendo lievitare la cultura della valutazione anche in ambito scolastico.

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17 1 – Introduzione L’istituzione di un sistema di valutazione della scuola ha vissuto nel nostro Paese una gestazione molto laboriosa, e nonostante l’allora Ministro della Pubblica Istruzione Mattarella già nel 1990 ne avesse evidenziato la necessità, ancor oggi sono in fase di definizione le modalità attraverso cui realizzare questo proposito. Diversamente da noi, altri Paesi hanno messo in piedi i loro sistemi di valutazione e hanno messo a punto i loro livelli di analisi. La crescente attenzione all’unità scolastica come oggetto e come soggetto di valutazione è progredita di pari passo con la tendenza internazionale ad attribuire alle scuole una configurazione di maggiore responsabilità gestionale, che le mettesse in grado di definire obiettivi e strategie della propria azione educativa. L’investimento in istruzione, come si è cercato di dimostrare anche attraverso sofisticate analisi econometriche 5 , è stato concepito come un fattore fondamentale della crescita economica: ciò è senz’altro vero nei Paesi in via di sviluppo, nei quali il bassissimo livello di istruzione ostacola qualsiasi tentativo di modernizzazione; la correlazione tra livello di istruzione e sviluppo economico, però, non è mai stata dimostrata, e “dipende da molteplici fattori, dei quali l’educazione è solo uno, anche se non certamente secondario” 6 . A testimonianza della proporzionalità non obbligatoriamente diretta fra sviluppo del sistema scolastico e sviluppo del sistema economico, si può citare l’esempio italiano del Nord-Est, dove in aree caratterizzate da un vivace sistema produttivo, è stato proprio lo 5 Per es. A. G. Robinson e J. E. Vaizey, The economics of Education, Mac Millan, Londra, 1966. Può essere opportuno puntualizzare il significato del termine “econometria”: essa costituisce un “ramo dell’economia che studia l’andamento di variabili economiche mediante tecniche statistiche” (T. De Mauro - a cura di, De Mauro. Dizionario della lingua italiana, Paravia, Torino, 2000); la voce “econometria” è stata coniata dall’economista statunitense Frish nel 1931. Per approfondimenti, tra gli altri, si può consultare G. Amisano, Elementi di econometria. Un’introduzione ai concetti e alle tecniche di base, Mondadori Università, Milano, 2005. 6 G. Allulli, Le misure della qualità, SEAM, Roma, 2001, pagg. 61-62.

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