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La crisi del debito sovrano. Cause, Signoraggio e ipotizzabili soluzioni

La crisi del debito sovrano morde in una spirale ascendente e continua le famiglie e le imprese; colpisce primariamente le giovani generazioni le quali, avviluppate in un oceano fatto di contratti lavorativi flessibili e precari, non riescono a progettare, come in linea di principio dovrebbero, il loro avvenire.
Le piccole e medie imprese vedono aleggiare di nuovo l'aria del fallimento o per un mercato del credito alquanto stringente o per via di un contesto oramai altamente globalizzato. Ciò che ne consegue è un aumento del tasso di disoccupazione che in Italia, stando ai dati pubblicati da EUROSTAT, ha raggiunto la percentuale dell'8,5%.
La crisi del debito sovrano assume sempre più i connotati di un'onda che di anomala ha ben poco perché già con la crisi finanziaria statunitense si erano creati i primi segnali, ma poco o nulla è stato fatto per evitare che il Vecchio Continente Europeo sprofondasse in quella che anni dopo, sarebbe diventata una crisi del debito pubblico tanto greve per la cittadinanza di ogni singolo paese e quanto mai difficile da superare.
Sulla scorta di queste ed altre considerazioni è nata la dissertazione, “La crisi del debito sovrano. Cause, Signoraggio e ipotizzabili soluzioni”. Il lavoro tratta proprio questa crisi, individuandone le cause di natura macroeconomica e puntando il dito verso una errata concezione della politica monetaria operata dalla Banca Centrale Europea e dalle singole Banche Centrali Nazionali, che fa pensare alla moneta come ad una risorsa scarsa da centellinare al fine di evitare il pericolo di una smodata crescita dei prezzi.
L'imporre vincoli ad un'efficace ed efficiente circolazione di denaro deprime i consumi perché le retribuzioni non aumentano come dovrebbero e blocca il ciclo produttivo delle realtà imprenditoriali.
È quindi su questi aspetti che bisogna leggere l'attuale crisi come pura ed autentica crisi di liquidità. La dissertazione analizza l'odierno contesto economico come conseguenza di una gravissima crisi di liquidità che costringe ed obbliga le imprese a ridurre la produzione e le famiglie e le giovani generazioni a consumare meno.
Fare della moneta una risorsa scarsa è macroscopicamente sbagliato in quanto essa non lo è assolutamente (dal 1971 la moneta non è più legata ad un metallo prezioso che poteva condizionarne la circolazione).
In aggiunta, tutta la moneta che ordinariamente viene immessa nel sistema economico è una moneta a debito, per giunta gravata da un interesse ed è anche su questo aspetto che la crisi deve essere letta.
Il concetto di signoraggio, di poca e dovuta conoscenza, inesorabilmente si lega ben stretto a questa crisi ed è il frutto di una concezione monetaria errata, la quale genera il principio secondo il quale la moneta che quotidianamente circola all'interno del sistema economico è una risorsa a debito e non di proprietà del popolo, come democraticamente dovrebbe essere.
Perché voler rendere la moneta una risorsa che invece di essere accreditata al paese richiedente, è addebitata? La dissertazione cerca di dare una risposta a questo interrogativo e l'aspetto che appare chiaro è che su una concezione di moneta concepita a debito germoglia e cresce l'economia del debito.
Questo postulato di pensiero lega inestricabilmente la moneta a debito all'applicazione su di essa di un tasso di interesse e se vengono presi in disamina i bollettini economici di Banca d'Italia emergerà un quadro diverso da quello che quotidianamente sentiamo dire; in altre parole, l'Italia dal lato dei conti pubblici interni è alquanto solida, ma nonostante questo il nostro debito pubblico è cresciuto in conseguenza di una elevata spesa per interessi che ha continuamente eroso l'avanzo di cassa generato e proiettato il nostro paese in un indebitamento continuo e costante.
Puntando il dito contro la spesa per interessi ho elaborato altresì un mio personalissimo manifesto economico per uscire da questa situazione di crisi.
L'economia del debito, nascendo su di un presupposto errato (quello della scarsità monetaria e delle risorse) ha creato situazioni in cui l'economia reale non riesce proprio a crescere, come dovrebbe.
Un apprezzato e rinomato giornalista ed attivista britannico, George Orwell, attraverso un suo popolare aforisma, scrisse quanto segue: “La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire”.
Voler vedere l'attuale periodo di trasformazione economica e sociale con una lente diversa, critica, ma alquanto metodica e costruttiva è stato il motivo che mi ha spinto a trattare questo tema.

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5 INTRODUZIONE “Il ricco domina sul povero e chi riceve prestiti è schiavo del suo creditore. 1 ” Viviamo in un mondo in cui il problema non è la quantità d’informazioni, ma la qualità. Le notizie di stampo e contenuto economico e finanziario sono particolarmente oscure e se proviamo a leggere un resoconto qualsiasi sulla crisi della Grecia e sul piano di salvataggio operato dall’Europa, capiamo subito che in verità non abbiamo capito nulla. La società di oggi è composta da una serie d’istituzioni, dalle istituzioni giuridiche a quelle politiche, a quelle religiose. Ovvia è la profonda influenza che queste sovrastrutture hanno nel dare forma ai nostri giudizi, alle nostre opinioni. Ma, fra tutte le istituzioni sociali da cui siamo diretti e condizionati fin dalla nascita, non sembra esserci alcun sistema dato per scontato e così poco compreso come quello monetario. Ma andiamo con ordine e vediamo cosa c’è scritto nella nostra carta costituzionale. L’articolo 1 della Costituzione italiana così recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. In ottemperanza al dettato costituzionale sopra citato, si dovrebbe evincere che, in tutti gli Stati democratici, il popolo è sovrano, sovranità che si esplica nella capacità concreta di usare tutti i poteri che sono riconosciuti allo Stato. La domanda che, a questo punto, bisogna chiedersi è se sia veramente così. Dopo quella dei sub-prime è l’ora della crisi dei debiti sovrani. Il debito sovrano, in altre parole il debito pubblico, genericamente parlando, è rappresentato da tutte le forme d’indebitamento cui ciascuno Stato fa ricorso per coprire i suoi deficit di bilancio. Secondo la definizione data dal Dipartimento del Tesoro, “il debito pubblico è pari al valore nominale di tutte le passività lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche 1 Antico Testamento – Proverbi, cap. 22, versetto 7.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Salvatore Pio Tona Contatta »

Composta da 166 pagine.

 

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