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Lobbying: pubblicità, trasparenza e partecipazione

Informazioni tesi

  Autore: Elena Di Rubba
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Comunicazione pubblica e d'impresa
  Relatore: Andrea Delogu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

Nonostante siano ancora molti coloro che ritengono il lobbying un'attività occulta ed illecita, il lobbying esiste, ed è al suo interno che si diffondono "correnti di pensiero" volti ad indirizzare a proprio favore la politica delle istituzioni. Ciò assume una valenza ancor più forte considerando che viviamo in un governo democratico e che, accanto al sistema del voto, opera, come strumento di partecipazione democratica, proprio il lobbying. Mentre negli Usa, però, il lobbying è un aspetto quasi strutturale dell'organizzazione del sistema della rappresentanza politica, in Europa una regolamentazione del lobbying è in netto ritardo. E l'inefficace intervento legislativo di quest'attività determina non pochi problemi. Il crac Parmalat ne è un esempio. Nella vicenda di Collecchio si evince come, in realtà, ciò che è venuto meno è il rispetto degli oneri da parte degli enti controllanti e l'impossibilità, per i risparmiatori, di accedere a documenti e dati che avrebbero indirizzato in altro modo i loro comportamenti. Chiara, dunque, l'esigenza di un intervento legislativo.

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7  Introduzione Caratteristica comune a molti esseri viventi è il vivere in gruppo; lo stesso vale per l’uomo, grazie anche alla sua natura più istintiva e primitiva (basti pensare ai clan, o ancor prima alle tribù). Identificarsi, riconoscersi e vivere in comunità, infatti, ha aiutato l’uomo, fin dall’inizio dei suoi tempi, in molti momenti della sua vita quotidiana, dalle necessità più semplici a quelle più complesse come la difesa e la salvaguardia della specie o la ricerca di cibo. Non è strano quindi che Aristotele abbia definito l'uomo, in modo così radicale e deciso, come zòon politikòn, cioè come “animale politico”. Un animale esattamente uguale a tutti gli altri animali: “un mammifero che respira, che digerisce, che vede, che sente e che è dotato di sensibilità esattamente come qualsiasi altro mammifero. Un animale che deve vivere insieme ad altri; che deve vivere in comunità” 1 . Anzi, se l’animale vive in comunità in modo gregario, l’uomo costruisce la sua comunità e costruisce il suo sistema di relazioni per organizzare gerarchicamente o in condizioni di eguaglianza i suoi rapporti con gli altri. Aristotele afferma: “non sono politici né gli animali, né gli dei: solo l’uomo lo è” 2 . Questo significa, sopra ogni cosa, che l’uomo è legato ad una vita comunitaria con gli altri. E ancora oggi, a distanza di tanti anni, e forse ora ancor più che in passato, la nostra vita è contraddistinta dalla partecipazione a gruppi. All’interno, e grazie al gruppo, noi plasmiamo la nostra identità, la confrontiamo con quella degli altri e la modifichiamo, in base agli scopi e agli interessi perseguiti. E sono gli stessi scopi ed interessi ad indicarci il gruppo a cui appartenere e di cui condividere i valori. Perché esistono milioni di gruppi ed ognuno ha delle sue caratteristiche interiori. Già Rousseau sottolineava che 1 http://www.emsf.rai.it/aforismi/aforismi.asp?d=111 2 http://www.filosofico.net/politicas.html

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Parole chiave

lobbying
crac parmalat
politica
lobby
trasparenza
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