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Il linguaggio moderno inglese tra economia e news

Questo lavoro vuole rappresentare una breve analisi di carattere linguistico sui nuovi termini della lingua inglese e delle pieghe che quest'ultima sta prendendo sotto più punti di vista. Da un lato, essa vuole limitarsi ai registri giornalistico, economico e del giornalismo che tratta di economia (in modo da non prendere in considerazione questi due campi solo separatamente, ma anche da mostrare come possono intrecciarsi vicendevolmente), dall'altro focalizza principalmente sugli aspetti morfo-sintattici di questi linguaggi per vedere se le novità riscontrate hanno poi degli effetti sulla semantica. La parte introduttiva riporta pertanto delle riflessioni iniziali sul comportamento della lingua inglese, su che tipo di lingua è e di come la sua malleabilità implichi una certa propensione alla creazione di nuovi composti, facendo di essa una lingua caratterizzata da un alto tasso di creatività. Nei capitoli successivi, si passa invece a una breve esposizione a carattere economico, in modo da ricollegarsi al settore di riferimento e si sottolinea il legame che si viene a formare tra la nascita di un nuovo concetto e la conseguente necessità di un nuovo lessico: a titolo esemplificativo, si ripercorre a grandi linee la nascita del termine "firm", portavoce di un concetto basilare in ambito economico. Successivamente, si pone l'accento sulle varie tipologie testuali che maggiormente racchiudono questo tipo di linguaggio: tra le altre, gli articoli scientifici e i quotidiani, dei quali vengono anche analizzati gli intenti e le varie sotto-tipologie, ovviamente determinate dal pubblico che viene scelto come destinatario. In qualità di dimostrazione pratica di quanto esposto, si chiude con un'analisi di un breve corpus testuale di articoli tratti da alcune testate giornalistiche in lingua inglese, in prevalenza "The Economist".

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1 INTRODUZIONE Generalmente, quando viene coniato un neologismo, bisogna sempre, per necessità, rapportarlo al contesto in cui è venuto a crearsi. Molte sono, infatti, le variabili che concorrono alla formazione di nuovi termini: l'ambito, o meglio l'argomento di riferimento; la predisposizione dei parlanti della lingua in questione alle novità; la lingua stessa e le sue caratteristiche che la rendono tale da prestarsi, in misura maggiore o minore a seconda dei casi, all'assemblaggio di nuovi composti. In un ambito come quello dell'economia, tante e particolari sono le occasioni che favoriscono la creazione di nuova terminologia: ciò accade in virtù del forte legame che si ha in una società in continuo cambiamento e, pertanto, a nuovi concetti vanno necessariamente fatte corrispondere nuove etichette che permettono di meglio destreggiarsi e classificare tutto ciò che viene prodotto in maniera spesso naturale. Al giorno d'oggi il lessico creato è sempre in aumento e questo rende conto non solo del fatto che la diffusione di nuove entità in cerca d'un nome si sta allargando, ma anche che tale processo si sta velocizzando per rimanere al passo di tempi incalzanti. Per quanto riguarda l'altra faccia della medaglia, è la lingua inglese a far la padrona e anche riguardo a ciò, molteplici sono i fattori che contribuiscono a spiegarne i motivi. Ad esempio, il fatto che è in ambito anglofono che le nozioni embrionali dell'economia politica hanno cominciato a far capolino. Teorie come quelle di Keynes (fondanti per la macroeconomia), Smith (il liberismo e la “mano invisibile”) o Malthus (sui limiti dello sviluppo) hanno costituito per secoli solide basi per la costruzione e messa in atto di varie strategie idonee ad affrontare i problemi che realtà complesse hanno portato con sé. Pertanto, questi punti fermi non sono imprescindibili per l'analisi della formazione di lessici specifici; è spesso attraverso termini risalenti all‟epoca dei teorici già citati o comunque derivati da accurati ragionamenti

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Matteo Belardinelli Contatta »

Composta da 42 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1500 click dal 18/01/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.