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Le NON politiche turistiche e il ruolo dell'ENIT

Informazioni tesi

  Autore: Pamela Calamai
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Fondazione Campus Lucca Studi del Mediterraneo - Università del Turismo
  Corso: Scienze del turismo
  Relatore: Massimiliano Vaira
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

"Perché Parigi 'vende' più di Roma?", "Il problema turistico italiano è riconducibile allo Stato? In Italia si investe davvero nel settore del turismo e della Cultura?", "E l'ENIT dove si colloca in questo contesto? Qual è il suo ruolo?".
Questi sono alcuni degli interrogativi a cui volevo dare delle risposte e per cui ho scelto questo argomento: le problematiche del turismo italiano, sul perché un altro paese riesce ad attrarre più turisti ed è più competitivo del nostro.
Nonostante le ricchezze culturali e le tradizioni del 'Bel Paese', sentiamo spesso dire: "Sì, l'Italia è 'Bella', ma..." - Come mai? Perché?
Un'analisi introduttiva condotta sotto vari aspetti, che giunge a un unico problema/soluzione con la sua conclusione nel titolo stesso.

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5 Un’ introduzione: Le problematiche del turismo italiano Dicono che siamo il paese più “solare” al mondo, non a caso siamo il “Belpaese” con tutte le ricchezze culturali e le tradizioni, ma, tra quelli più sviluppati, siamo anche quelli più indietro sotto tanti aspetti, con molti problemi e mancanze, soprattutto di organizzazione e strategia. Anche nel turismo, grazie al nostro patrimonio, raggiungiamo (almeno pare) cifre stellari di visitatori, ma non quanto potremmo fare. “Sì, l‟Italia è bella, ma…” – dicono. Come mai? Perché? Il problema non è relativo alla sola politica o all‟economia, o di mancanza di elaborazione di una strategia adeguata ed efficiente (anche se necessaria), perché, a differenza di altri paesi, il nostro non ha bisogno di ciò per promuoversi, lo fa già da sé: l‟Italia è ormai diventata un Brand conosciuto in tutto il mondo, una macchina di “bellezze” che può far soldi, ma non riesce a farne quanto potrebbe. O forse sì ed è amministrato male oppure (ancora peggio) non gli diamo abbastanza peso. Il problema è di fondo, di etica, di conoscenza e di coscienza di sé (soprattutto), qualcosa che va analizzato dal punto di vista sociologico, dalla radice, prima di portarlo ai vari campi di competenza della politica e dell‟economia e tentare, poi, di risolverlo nel modo migliore o nel migliore dei modi. Come dicevo, quindi, non si tratta di promuoversi (già ci conoscono), ma di vendere, migliorare, raggiungere il primato (che le risorse di cui disponiamo dovrebbero assicurare) in questo campo, per non dover più sentire quel “ma”, chiara evidenza della nostra scarsa efficienza. Il punto è che potremmo fare di più, ma non lo facciamo mai, manca sempre qualcosa. E questo qualcosa è solitamente non poco. Abbiamo ricchezze che tutto il mondo ci invidia, siamo un “gioiello” in mezzo al Mar Mediterraneo, per cui i turisti vengono fin dall‟altra parte del mondo per rimanere affascinati da quel che poi vedranno, spesso immaginato nei propri sogni. E alla realtà dei fatti, invece, rimangono “affascinati”, sbalorditi dalle nostre mancanze e/o maltrattamenti, quando nel

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