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Il manoscritto 33.3.1 della biblioteca del Conservatorio "S. Pietro a Majella" di Napoli

Informazioni tesi

  Autore: Diana Chiomenti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Teresa Maria Gialdroni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

Studio del manoscritto anonimo 33.3.1 della biblioteca del conservatorio di Napoli "S. Pietro a Majella" che contiene cantate anonime.
Ipotesi di attribuzione (Niccolò Porpora), studio fregi e correlazioni con altre cantate con gli stessi incipit (Heinichen e Gasparini)

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Introduzione In questo elaborato sono raccolti i risultati dello studio del manoscritto anonimo 33.3.1 conservato nella Biblioteca del Conservatorio Statale “S. Pietro a Majella” di Napoli, contenente una raccolta di cantate. Nell’ambito della storia della musica, il fenomeno della cantata appare tanto enigmatico quanto affascinante: il lavoro di ricerca è dinamico e ricco di spunti, grazie anche al continuo apporto di molti ricercatori che si interessano a questo tema, contribuendo ad alimentare una già viva curiosità in chi, come me, ci si accosta in maniera più profonda per la prima volta. Il Paese che ha visto la genesi della cantata è l’Italia: nel capitolo 1, proporrò una breve storia della diffusione del genere nel nostro Paese, concentrando l’attenzione sullo sviluppo che ebbe a Napoli, il centro culturale protagonista della mia ricerca. La cantata è una forma vocale che, secondo alcuni studiosi, deriverebbe dal madrigale cinquecentesco: consta di arie e recitativi alternati. Secondo alcuni la sua origine è frutto di una naturale evoluzione dal madrigale e si presenta più frequentemente in forma solistica, con l’accompagnamento di uno o due strumenti che eseguono un basso continuo. Come avrò modo di esporre, il termine “cantata” è stato al centro di numerosi dibattiti: la sua origine si fa risalire al 1620 circa e servì ad identificare tre arie strofiche contenute nella raccolta «Cantade et Arie» di Alessandro Grandi pubblicata a Venezia. Tuttavia, non è possibile associare tale genere ad una struttura rigorosa, specialmente nei primi anni dello sviluppo della cantata: molti musicisti del tempo, hanno usato il termine per designare composizioni che hanno scarsi legami con la cantata come generalmente identificata a partire dal XVIII secolo. Seguirà un’analisi della forma, seguendo la sua evoluzione nei secoli ed analizzando il diverso uso di arie e recitativi.

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