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Analisi delle Performance di ETF a Replica Fisica e a Replica Sintetica del Benchmark

Informazioni tesi

  Autore: Luigi Cossu
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative
  Corso: Finanza
  Relatore: Mario Anolli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

Semplicità, Trasparenza, Flessibilità ed Economicità sono gli aggettivi che vengono solitamente utilizzati dagli specialisti del settore finanziario nel descrivere le peculiarità degli ETF; e ripercorrendo la storia ventennale di questi strumenti non si può che confermare l’appeal che questi, grazie alle loro caratteristiche, hanno avuto non solo presso il pubblico degli investitori istituzionali, per i quali inizialmente erano stati creati, ma anche presso la clientela al dettaglio.
Con l’appellativo di Exchange Traded Funds si suole definire una ampia gamma di prodotti la cui prerogativa è quella di unire la diversificazione dell’investimento e la flessibilità tipica dei fondi comuni d’investimento con la semplicità e velocità di negoziazione su mercati regolamentati tipica dei titoli azionari. Questi strumenti hanno visto una crescita esponenziale dei patrimoni gestiti e la loro efficacia ha consentito all’industria di superare brillantemente anche i postumi della crisi dei mercati finanziari verificatasi nel 2008.
È tuttavia la crisi del 2008 che ha fatto crescere l’interesse soprattutto per la struttura di gestione di questo genere di fondi, perché se è vero che l’obiettivo di gran parte, ma non tutti, gli ETF quotati sul mercato è quello di replicare passivamente le performance di un indice di riferimento, questo risultato può essere archiviato in due modi: a) attraverso l’acquisto fisico del paniere di titoli dell’indice, o di un suo campione rappresentativo; b) attraverso l’utilizzo di strumenti derivati, quali Swap o Futures, che consentono di eliminare le inefficienze dovute agli eventi dell’indice o altro genere di inefficienze degli strumenti a replica fisica e migliorare il tracking.
Conoscere le caratteristiche dell’ETF sul quale si desidera investire, è fondamentale in quanto queste ne determinano le performance e li rendono indicati ad utilizzi diversi, che siano essi di investimento dei risparmi da parte degli investitori privati, piuttosto che l’attuazione di strategie di investimento complesse come quelle messe in atto da investitori istituzionali che sempre più spesso utilizzano questi prodotti nei propri portafogli di investimento.
L’utilizzo dei derivati per la strutturazione, inoltre, ha generato importanti effetti sullo sviluppo ed espansione del mercato, consentendo di replicare con maggiore precisione i rendimenti di un indice o di un paniere e di accedere a mercati altrimenti inaccessibili a causa di stringenti normative nazionali - per gli investimenti diretti provenienti dall’estero - della scarsa liquidità degli stessi o ancora di attuare strategie di investimento a leva o al ribasso sul relativo indice di riferimento.
Numerose analisi sulle performance e caratteristiche di trading di questi strumenti sono state condotte sia sul mercato americano che su quello europeo, in particolare sul mercato tedesco e su quello svizzero, tuttavia mai in precedenza erano state poste sotto indagine le differenze di performance tra ETF a replica fisica e sintetica per verificare se i benefici attribuiti a questi ultimi possono essere individuati concretamente su un mercato reale.
L'elaborato analizza le performance archiviate, nel periodo 1 gennaio 2009 – 31 gennaio 2011, da un paniere di 230 ETF (azionari ed obbligazionari) a replica fisica e sintetica quotati sul segmento XTF della Deutsche Boerse con l’obiettivo di verificare se i risultati di mercato confermano la caratteristica di una migliore replica attribuita agli strumenti a replica sintetica.

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~ 1 ~ CAPITOLO 1 Gli Exchange Traded Funds: caratteristiche e peculiarità 1 Cosa sono gli ETF Gli Exchange Traded Funds, meglio conosciuti dal grande pubblico con l’acronimo ETF, possono essere definiti, con traduzione letterale del termine, “fondi quotati sul mercato”. Tale definizione deriva dal fatto che questi strumenti non sono altro che una particolare categoria di “Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio” (OICR) – Fondi Comuni di Investimento aperti o SICAV – a gestione passiva 2 - il cui obiettivo è quello di replicare più fedelmente possibile un indice di mercato (Benchmark) e le cui quote o azioni hanno la peculiarità di essere negoziate direttamente in borsa come semplici titoli azionari. Come per qualsiasi strumento quotato su un mercato regolamentato, infatti, è possibile in ogni momento della seduta di negoziazione comprare o vendere le azioni di un ETF al prezzo corrente di mercato, di conseguenza l’investitore può monitorare costantemente l’andamento del proprio investimento e, come per qualsiasi fondo comune d’investimento, con una sola transazione, acquistare un paniere di titoli più o meno diversificato, che presenta le medesime caratteristiche di composizione in termini di asset e bilanciamento del relativo benchmark. Come si può intuire, l’acquisto di un ETF consente di investire in uno strumento con caratteristiche di diversificazione del portafoglio del tutto analoghe a quelle di un fondo 2 Anche se una delle evoluzioni degli ultimi tempi è quella degli ETF a gestione attiva o semi-attiva il cui obiettivo è quello di replicare benchmark costruiti ad hoc secondo metodologie di selezione dei titoli basate sui fondamentali aziendali piuttosto che su analisi statistica. Il primo di tali strumenti fu emesso negli Stati Uniti del Marzo del 2008, ma fu sottoposto a liquidazione dopo poco tempo nell’Ottobre del medesimo anno.

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