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Il parlato cinematografico. La variazione linguistica nei dialoghi di "Verso sera"

Questa tesi tratta della variazione linguistica all'interno dei dialoghi del film "Verso sera", di Francesca Archibugi. Notevole attenzione è stata posta sulla caratterizzazione dei personaggi operata tramite il linguaggio

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C APITOLO 1 – P REMESSE TEORICHE E TERMINOLOGICHE 7 Capitolo 1 Premesse teoriche e terminologiche 1.1 Il linguaggio dei dialoghi cinematografici Il linguaggio dei dialoghi cinematografici rappresenta un tipo particolare di parlato. Esso infatti non è né parlato in situazione 1 , ovvero quel linguaggio utilizzato in una conversazione faccia a faccia da due o più parlanti senza la consapevolezza di essere registrati, né rappresenta un caso di parlato scritto 2 in senso stretto, in quanto anche con questo tipo di linguaggio le differenze sono notevoli, soprattutto dal punto di vista funzionale, pur avendo, i due tipi di parlato, diversi tratti “formali” in comune. L'etichetta più adatta ad identificare questo tipo di linguaggio è infatti quella di parlato recitato , ideata e utilizzata per la prima volta da Giovanni Nencioni in un suo saggio pubblicato nel 1976 col titolo Parlato-parlato, parlato-scritto, parlato-recitato 3 in cui l'autore traccia le principali differenze riscontrabili tra questi tre tipi di testo orale. Anche Fabio Rossi, col suo volume pubblicato da Aracne è intitolato Il linguaggio cinematografico 4 , si è dedicato all'argomento. In questo testo, e in particolar modo nelle sue pagine iniziali, dedicate alla definizione dell'oggetto della ricerca, l'autore ci ricorda, tra le altre cose, come questo tipo di linguaggio faccia parte di quell'insieme di modalità comunicative denotate dall'espressione lingua trasmessa (al pari della lingua delle trasmissioni radiofoniche e televisive o di quella utilizzata nelle conversazioni telefoniche) e che tutti questi tipi di parlato costituiscono esempi, o casi, di falsa oralità detta altrimenti oralità secondaria 5 . Oltre a questo fatto l'autore rileva come, dopo numerosi e approfonditi studi, il parlato dei dialoghi cinematografici e teatrali abbia rivelato numerosi tratti in comune col linguaggio scritto, da cui la sua assimilazione, per lungo tempo, al parlato programmato o recitato inteso come testo orale letto ad alta voce e progettato in precedenza, una caratteristica condivisa col linguaggio della scrittura da diversi tipi di parlato-scritto. Ciò che qualifica questi diversi tipi di testo orale come esempi di parlato-scritto infatti è proprio questo fatto: essi sono pensati e programmati in precedenza (come ad esempio i discorsi pubblici dei politici o gli interventi a un convegno di studiosi) e non posseggono quindi quella caratteristica di spontaneità e creazione in divenire propria del parlato spontaneo (il parlato-parlato per Nencioni). I dialoghi cinematografici e teatrali hanno in comune con la scrittura, e quindi con le altre forme di parlato-scritto, proprio questo fatto: essi sono pensati in precedenza e pianificati dagli autori del film, o della pièce de thé â tre , e inseriti in un testo 1 Rossi (2006:647). 2 Rossi (2006:647). 3 G. Nencioni, Parlato-parlato, parlato-scritto, parlato recitato , in Strumenti critici , Torino, 1976, 29. 4 Fabio Rossi, Il linguaggio cinematografico , Aracne, Roma, 2006. 5 Essendo l' oralità primaria propria di quelle civiltà che non conoscevano o non conoscono tutt'ora l'uso della scrittura.

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Davide Loi Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1225 click dal 18/01/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.