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L'avviamento nei metodi misti e nei principi internazionali di valutazione delle aggregazioni aziendali

L’avviamento (altrimenti denominato goodwill) è un concetto sulla cui natura in dottrina e in giurisprudenza si è molto discusso.
Ciò che spinge a darne rilievo contabile è la percezione dell'esistenza di un fenomeno per il quale l'acquirente di un’azienda è disposto a pagare un prezzo maggiore alla somma dei valori degli elementi che compongono l'impresa stessa.
In passato l’avviamento d’azienda veniva identificato con la sua clientela, che ne costituiva l’elemento essenziale, al pari, secondo alcuni, dell’organizzazione, che però ne era il presupposto.
L’avviamento è oggi considerato una “qualità” dell’azienda, un elemento sul quale incidono numerosi fattori, dalla clientela all’organizzazione aziendale, dall’ubicazione all’abilità gestoria dell’imprenditore, e così via.
La differenza tra un’azienda di nuova costituzione e una avviata dipende dalla già collaudata combinazione dei fattori che caratterizza l’azienda “avviata” rispetto alla prima. L’azienda bene avviata, dunque, fa leva su un aggregato di condizioni immateriali favorevoli che le danno maggiore attitudine a raggiungere i propri obiettivi ed a produrre utili. Di conseguenza, chi acquista un’azienda funzionante riconosce al cedente un valore di avviamento, volendo evitare i rischi di insuccesso e i costi di impianto. Esso comprende, quindi, una serie di fattori (immateriali) che rendono possibile, per l’imprenditore, il raggiungimento nel futuro di extra profitti. Come valore economico, l’avviamento assume particolare importanza tutte le volte che è necessario stimare il valore di un’azienda o di un suo ramo, soprattutto in occasione del trasferimento, ma anche in occasione di altre operazioni, ordinarie o straordinarie, che ne postulano la valorizzazione.
Si è così messo in luce innanzitutto come l'avviamento d'azienda sia stato da sempre oggetto di innumerevoli definizioni, analisi, ricerche e valutazioni rivolte soprattutto alla possibilità di dargli una collocazione ben precisa all'interno della dottrina economico-aziendale.
Si fornisce una panoramica dei principali autori che dell’avviamento hanno cercato di dare una definizione e hanno ampiamente discusso: dall’Amodeo all’Ardemani, dal Villa al Besta, e ancora dallo Zappa, all’Onida, all’Amaduzzi, fino ad arrivare agli studi più recenti con autori come il Guatri.
Si procede cercando di inquadrare civilisticamente l’avviamento che, pur mancando di una testuale definizione normativa, trova puntuale disciplina nelle norme del codice civile ai fini della sua corretta valutazione ed esposizione nel bilancio di esercizio (art. 2426). Inoltre, ci si sofferma su quanto ci precisano i principi contabili nazionali al riguardo, in particolare, l’OIC 24 dal titolo “Le immobilizzazioni immateriali”.
Fondamentale aspetto affrontato è, inoltre, quello dei vari metodi di valutazione aziendali che utilizzano l’avviamento. Si è valuto concentrare l’attenzione soprattutto su quella che è l’utilizzazione dell’avviamento nei metodi misti patrimoniali-reddituali di valutazione aziendale, quali: i metodi misti della stima autonoma del goodwill che determinano l’avviamento indirettamente, quantificandolo con la capitalizzazione dei sovraredditi previsti rispetto alla media del settore (il concetto è sostanzialmente estendibile al caso del metodo del valore medio); il metodo dell’EVA (Economic Value Added) dove il goodwill corrisponde sostanzialmente all’EVA che verrà calcolato.
Si è anche visto come, a differenza della disciplina nazionale, che stabilisce la continuità dei valori contabili nelle operazioni di business combination, i principi contabili internazionali prevedono l’applicazione del purchase method o metodo del costo di acquisto delle attività e passività acquisite. In particolare ci si concentra sulle novità introdotte dall’IFRS 3 (revised 2008) tra cui il metodo del full goodwill dove l’aspetto più evidente è rappresentato dalla rilevazione in bilancio consolidato della parte di avviamento relativa alla quota di terzi.
Importante è stato sottolineare le fondamentali differenze nei due ordinamenti, nazionale ed internazionale, in merito alla rilevazione iniziale dell’avviamento positivo (goodwill) come anche della rilevazione dell’avviamento negativo (badwill).
Si è poi successivamente rilevato come anche il trattamento della valutazione successiva dell’avviamento differisce significativamente a seconda della normativa, nazionale o internazionale, cui si faccia riferimento. Se la disciplina nazionale prevede per l’avviamento un ammortamento sistematico, dall’altro, i principi IAS/IFRS non prevedono alcun ammortamento bensì una sua stima annuale mediante l’impairment test previsto dallo IAS 36.
Proprio questi ultimi aspetti sono stati messi ben in evidenza nel caso pratico considerato, con l’analisi del bilancio consolidato 2009 del gruppo A2A s.p.a.

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6 Introduzione. Quello dell’avviamento è un concetto molto antico sulla cui natura in dottrina e in giurisprudenza si è molto discusso. Ciò che spinge a dare rilievo contabile a tale concetto è la percezione dell'esistenza di un fenomeno per il quale l'acquirente di un'azienda è disposto a pagare un prezzo maggiore alla somma dei valori degli elementi che compongono l'impresa stessa. In passato l’avviamento d’azienda veniva identificato con la sua clientela, che ne costituiva l’elemento essenziale, al pari, secondo alcuni, dell’organizzazione, che però ne era il presupposto. L’avviamento, oggi, è considerato una “qualità” dell’azienda stessa, un elemento sul quale incidono numerosi fattori, dalla clientela all’organizzazione aziendale, dall’ubicazione all’abilità gestoria dell’imprenditore, e così via. L’avviamento viene definito

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Annunziata Marrafino Contatta »

Composta da 264 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.