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Genere indoeuropeo e genere anatolico. La classificazione dei nomi in ittito.

Informazioni tesi

  Autore: Giacomo Santi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università per stranieri di Siena
  Facoltà: Lingua e Cultura Italiana
  Corso: Linguistica
  Relatore: Paola Dardano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 151


Il genere grammaticale è forse la categoria che più ha interessato e incuriosito gli studiosi che si occupano delle scienze del linguaggio. La ragione di tale interesse probabilmente è da ricercarsi nella duplice natura di una categoria presente in molte lingue nel mondo: essa si configura a metà strada tra la morfosintassi e la semantica.
Sono assai numerosi gli studiosi che hanno cercato di indagarne la natura, i meccanismi di funzionamento e le origini.
Da molti anni il genere nelle lingue anatoliche è stato al centro del dibattito tra gli addetti al settore: il fatto ritenuto sorprendente è che un ramo particolarmente antico delle lingue indoeuropee (II e I millennio a. C.) non presenti un sistema di genere tripartito, simile a quello delle lingue indoeuropee di più antica attestazione, come il greco e il sanscrito, bensì a due membri, comune e neutro.
Gli studiosi si sono interrogati sui motivi della differenza che intercorre tra la categoria del genere nel ramo anatolico e nelle più antiche lingue indoeuropee, tanto che sembrano possibili solamente due approcci: ricostruire per l’anatolico un carattere conservativo, vale a dire ipotizzare che tale ramo rispecchiasse uno stadio della protolingua in cui il genere morfologico si articolava in un sistema bipartito (animato/inanimato) oppure, viceversa, attribuire all’anatolico un carattere innovativo, il quale implichi che il protoanatolico, quando si è separato dalla lingua comune, abbia ereditato da quest’ultima un sistema di genere a tre membri (maschile/femminile/neutro), così come lo conosciamo dal sanscrito, greco e latino, e prima della fase storica abbia creato il genere comune come risultato di un sincretismo tra genere maschile e genere femminile.
Il presente lavoro si prefigge di dimostrare che il ramo anatolico ha ereditato il sistema a tre generi del protoindoeuropeo, per ridurlo in seguito, nella fase documentata, a soli due generi grammaticali (comune e neutro).
Si tenta pertanto di illustrare come all’interno del ramo anatolico sia possibile ritrovare le tracce del genere femminile e, quindi, si intende dimostrare che il protoanatolico abbia ereditato questa categoria morfologica, esibendo un carattere innovativo, nonostante l’antichità delle fonti. L’oggetto di ricerca sono alcuni sostantivi ittiti, messi in relazione con forme nominali imparentate di genere femminile delle altre lingue indoeuropee, e, secondariamente, con il fenomeno della “mutazione in -i” nel luvio cuneiforme e luvio geroglifico e con i temi nominali in -a del licio, ritenuti da molti indoeuropeisti le vestigia della categoria scomparsa.
L’analisi del materiale anatolico si articola in tre distinte fasi. L’operazione preliminare consiste nell’individuazione dei sostantivi ittiti di genere comune e la loro successiva catalogazione in due classi nominali in base ai parametri elaborati da J. J. S. Weitenberg in un articolo del 1987 dal titolo “Proto-Indo-European Nominal Classification and Old-Hittite”. In seguito, i sostantivi reperiti sono confrontati con le forme nominali corrispondenti nelle altre lingue indoeuropee (in primis, il latino, il greco e il sanscrito), prestando particolare attenzione al loro genere grammaticale.
Infine, tali nomi ittiti vengono comparati alle forme corrispondenti delle altre lingue del ramo anatolico, in particolare le due varietà di luvio (cuneiforme e geroglifico) e il licio. Tale operazione ha il fine di valutare l’incidenza sia del fenomeno della “mutazione in -i” per il luvio, sia le corrispondenze con i temi in -a del licio in ciascuna delle classi nominali ittite. In tal modo sono messi a confronto tutti i fenomeni che i sostenitori della tesi secondo la quale il ramo anatolico avrebbe ereditato il genere femminile individuano come tracce della categoria perduta.

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 Capitolo primo Che cos’è il genere grammaticale. Approccio teorico-descrittivo Or, le genre grammatical est l’une des catégories les moins logiques et les plus inattendues (Meillet, 1921 1[982: 202]). Con questa frase A. Meillet ci dà una definizione concisa, ma estremamente esaustiva di quella che è senza dubbio la categoria morfologica più curiosa. Essa ha saputo nei secoli attirare l’attenzione di molti studiosi, i quali hanno cercato di scoprire i meccanismi oscuri della sua origine, analizzando la natura della sua essenza. La sua presenza spesso pervasiva, in lingue di famiglie differenti (indoeuropea, afroasiatica, dravidica e algonchina, fra le altre), non può essere imputata al capriccio dei sistemi linguistici, ma letta come espressione di una tendenza a introdurre delle differenziazioni, quindi un ordine nella molteplicità del lessico. Sono molti gli studiosi che in epoca sia passata che presente hanno studiato il genere grammaticale e altrettanto numerose sono le visioni proposte. Il mio intento è citare alcuni di questi linguisti e d enumerare i vari studi che sono stati svolti su questo argomento, senza alcuna pretesa di esaustività, col fine di fornire una base teorico-descrittiva per meglio comprendere la natura dell’oggetto preso in analisi. Passando in esame le varie teorie, è possibile affermare che esse possono essere ricondotte a tre tipi di approccio differenti:  approccio semantico  approccio formale  approccio integrato

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Parole chiave

glottologia
indoeuropeo
ittito
luvio
licio
genere morfologico
protoindoeuropeo
classificazione nominale

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