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Il piccolo principe tra lingue europee e dialetto

Informazioni tesi

  Autore: Laura Crippa
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Renata Lollo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

L'argomento inziale è "Il Piccolo Principe" di Antoine de Saint- Exupéry, l'analisi del testo e delle sue caratteristiche, con riferimenti alla biografia dell'autore e alle altre opere che ha scritto. Dopo di che si passa ad analizzare la versione italiana del testo, la cui traduzione risale al 1949, e la versione in dialetto milanese "El Princip Piscinin" confrontata a quella francese (edizione originale), per evidenziare quali tematiche e quali stili prevalgono. Segue un'analisi dell'importanza pedagogica che può avere la lettura in dialetto.

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5 INTRODUZIONE Il Piccolo Principe è uno dei libri maggiormente conosciuti al mondo, può vantare traduzioni in moltissimi tra idiomi nazionali e dialetti. Prima di iniziare a lavorare a questo elaborato non ero a conoscenza del fatto che esistessero delle edizioni in vernacolo, e questo ha colpito la mia attenzione. Ho iniziato a documentarmi e a raccogliere il materiale sono rimasta stupita dall’esistenza di una grande quantità di versioni nei vari dialetti italiani, oltre che di altre nazioni. D’altra parte, però, non vi è molto di cui stupirsi: Il Piccolo Principe è una lettura che parla, attraverso semplici metafore e simboli, di temi che trattano le profondità dell’animo umano, giungendo alla sua stessa ontologia. Moltissime persone poi, sono profondamente legate al dialetto, e lo amano più della lingua che ufficialmente si parla nella loro nazione. Il motivo principale che mi ha spinta a voler trattare la tematica del dialetto è l’importanza e il valore che esso ha per me. Nella mia famiglia, infatti, quasi tutti parlano in dialetto e io sono una dei pochissimi tra i ragazzi e le ragazze della mia età che conoscono il laghee 1 , il dialetto della mia zona, di Lecco, e lo sa parlare correttamente. Questo perché ho trascorso parecchio tempo nella mia infanzia con i nonni e zii che in famiglia parlavano e parlano tutt’ora prevalentemente in dialetto, e così ho imparato da bambina questa lingua sentendo loro parlare. Fin dalle elementari ricordo che quando parlavo dialetto sembrava strano a tutti, era insolito sentire una bimba che sapeva esprimersi in un modo che era ritenuto proprio delle persone di mezza età e degli anziani. Parlare in dialetto non mi ha ovviamente impedito di imparare a parlare e scrivere correttamente in lingua italiana, ma mi è sempre rimasto nel cuore, e tutt’ora quando parlo con i miei nonni o con altri famigliari utilizzo il dialetto perché è una parte di me, di ciò che sono: le mie origini. Molto spesso la parlata dialettale è considerata “volgare”, sintomo di ineleganza e ignoranza; ma non ci si deve fermare alle apparenze: conoscere il dialetto è una ricchezza culturale, ed è affascinante a mio parere conoscere una lingua che è propria e caratteristica ed espressione di un solo luogo. 1 Il laghee è una parlata dialettale propria della zona occidentale della Lombardia e assomiglia spesso al dialetto milanese. Il laghee è tipico del comasco e del ticino, ma è parlato anche nel lecchese e in parte della Brianza.

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