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Found footage: la memoria delle immagini. Péter Forgàcs e l'Ungheria privata

Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Sabatini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale
  Relatore: Aleksandra Jovicevic
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

Obiettivo di questa ricerca è stato quello di analizzare le opere dell'artista ungherese Péter Forgàcs, in relazione al filone cinematografico del found footage, conoscere la sua storia, capire il suo lavoro e soprattutto il motivo che lo spinge ancor oggi a realizzare film e installazioni di questo tipo. Le opere degli artisti che appartengono a questa corrente, racchiudono i più disparati generi cinematografici: vecchie bobine, documentari educativi, film amatoriali, di serie B.
E’ la storia di un cinema, i cui artisti riprendono tra le mani metri di pellicola, li osservano, li rimontano, ne fanno un collage. È un cinema fatto in una stanza, di artisti solitari che rielaborano i fotogrammi, sezionano vecchi film, li alterano chimicamente. Ne escono film lirici, strutturali e metrici, dai ritmi indiavolati ed esplosioni cromatiche. C’è chi scava negli archivi, per fare emergere ciò che il ‘900 ha rimosso. In altre parole, un procedimento di costruzione delle immagini da sempre esistito, ma che solo verso la fine degli anni ’90 si è diffuso maggiormente, fino a diventare oggi una delle pratiche più utilizzate dai cineasti sperimentali. Sono autori che scelgono accuratamente fotogrammi, una sequenza specifica o l’intero materiale filmico per riscrivere e ricreare un senso, un inaspettato significato e per fornire un’ulteriore chiave di lettura del materiale cinematografico preesistente. A seguito di una più dettagliata descrizione di questa corrente cinematografica, l’obiettivo del primo capitolo sarà quello di fornire una panoramica e un’analisi di esempi che illustrano il contesto europeo e internazionale, entro il quale si è sviluppata questa nuova pratica, con particolare attenzione all’artista preso in esame: Péter Forgács.
La ricerca studierà una serie di opere audiovisive, registi sperimentali e video artisti dall’origine del cinema fino agli anni 90, anni in cui il found footage è esploso. A seguire, il secondo capitolo offrirà una descrizione del contesto storico e culturale dello stato magiaro, paese in cui è nato e maturato Péter Forgács. La dimensione entro cui si muove l’artista Péter Forgács: gli archivi privati e filmati amatoriali di famiglia.
L’ultima parte della ricerca è infine dedicata alla descrizione e all’analisi filmica di alcune opere forgacsiane. Le sue opere video, in cui sono rimontate pellicole “non ufficiali”, film di famiglia e amatoriali raccolti in quasi vent’anni di ricerche, percorrono il corso del Novecento, focalizzando lo sguardo su memorie legate ai drammatici eventi della Seconda guerra mondiale e agli anni che immediatamente la precedettero e seguirono. L’Olocausto si presenta oggi come una questione ancora aperta e Forgács, con la sua Private Hungary, rientra perfettamente in questo scenario.
Nel corso del XX secolo, diversi registi hanno realizzato filmati, documentari e installazioni riguardo la Shoa. Sarà fatto, a tal proposito, un breve accenno alle opere e al metodo di lavoro di un altro artista contemporaneo: il francese Christian Boltanski. Come l’artista ungherese, egli recupera dagli archivi, fotografie e filmati amatoriali, strappandoli dal loro contesto originario, dando vita a interessanti installazioni di carattere documentario e grande importanza storica.
I tragici avvenimenti della Seconda Guerra mondiale, i momenti della vita quotidiana delle famiglie ungheresi, sono quindi raccontati nella serie Private Hungary, considerata l’opera più importante di Forgács. Microstorie ricostruite in forma di evocazione lirica che rivelano l’inesorabile passaggio del tempo testimoniando le tragedie del secolo scorso, dove appare centrale la persecuzione contro gli ebrei. Frammenti ricomposti da Forgács con un complesso dispositivo di montaggio: le immagini prima riesumate e poi elaborate si sposano alla musica minimalista di Tibor Szemzö in un incontro emozionale di suoni e forme. Egli tenta di recuperare la memoria privata della sua nazione, attraverso l’utilizzo e il rimontaggio delle immagini della sfera privata raccolte da inconsapevoli operatori e l’inserimento di filmati della storia ufficiale. La parte conclusiva del capitolo offre infine l’analisi di altre opere forgacsiane: filmati found footage e installazioni dell’artista, distanti dal tema della Shoa e della persecuzione ebraica. Opere che abbracciano temi diversi, che riguardano l’arte, la filosofia, i problemi sociali, realtà quotidiane di uomini comuni. Forgács è un uomo che racconta storie, storie di vita degli uomini.

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7 Introduzione Il cinema, l‟arte e la musica sono da sempre stati le mie più grandi passioni. La ragione che mi ha spinto, dopo il liceo, a seguire un corso di laurea che riguardasse il mondo del cinema e del teatro, è stato il desiderio di trovare delle risposte, a una semplice domanda che mi si poneva ogni volta che guardavo un film: cosa si nasconde dietro quello schermo? Ogni volta che andavo al cinema, mi chiedevo in che modo quello spettacolo fosse nato, quali figure si celavano dietro e soprattutto, che tipo di lavoro potesse esserci per arrivare a realizzare quello che uno o più uomini potevano aver pensato. Cosi, spinta da questa curiosità, ho deciso di approfondire questo mondo: tra lezioni di cinema, teatro, regia, montaggio, workshop, ecco che oggi, giunta al termine del mio percorso universitario, mi trovo a dover affrontare l‟esame finale. E cosi, quale argomento trattare? Ho iniziato a riflettere su tutti i film e registi che ho studiato, sui nomi dei grandi del cinema classico hollywoodiano, del cinema moderno e contemporaneo, e non solo: sugli attori o attrici che mi hanno particolarmente colpita e su specifiche figure professionali che ho avuto modo di conoscere. L‟unica cosa di cui ero certa, era di voler approfondire un regista contemporaneo, un artista che tutt‟oggi continuasse a lavorare e produrre opere. Il caso ha voluto che la mia relatrice, qualche tempo prima, fosse rimasta colpita dall‟installazione Col tempo di Péter Forgács, presentata nel Padiglione ungherese alla 53° edizione della Biennale di Venezia nel 2009. Cosi incuriosita dal racconto della Prof.ssa Jovicevic, ho deciso di approfondire l‟arte di quest‟uomo: non conoscevo nulla del suo lavoro, né delle sue opere. Un tema del tutto nuovo. Ho iniziato le ricerche ed ecco che ho scoperto un movimento cinematografico, ancora poco conosciuto in Italia, ma estremamente interessante: il found footage, a cui Péter Forgács è particolarmente legato. Obiettivo di questa ricerca sarà quello di analizzare le sue opere, in relazione a

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