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Il teatro di narrazione. Il recupero della memoria in un racconto collettivo

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Vitali
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Giornalismo e cultura editoriale
  Relatore: Marco Deriu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

La mia tesi si occupa del teatro di narrazione, un genere teatrale recente e tipicamente italiano che ho analizzato da un punto di vista storico e sociologico. Dopo aver ripercorso il ruolo della narrazione dall'antico teatro greco fino al Novecento di Brecht, Grotowski e Fo, ho identificato le caratteristiche formali e di contenuto del teatro di narrazione e studiato i suoi principali esponenti. Ho dedicato, infine, l'ultimo capitolo all'approfondimento del capolavoro di teatro civile "Il racconto del Vajont" di Marco Paolini.

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1 Introduzione Un patrimonio condiviso di racconti è alla base di ogni cultura. La narrazione riguarda la trasmissione di memorie, personali, storiche, o del repertorio popolare, che nell’atto della condivisione assumono il valore di collante sociale; alimentano, cioè, l’idea stessa di collettività, una delle condizioni a cui l’essere umano tende più spiccatamente, in modo più marcato nell’antichità, ma tuttora ben presente, anche se in forme meno osservabili a prima vista. È quella che Gerardo Guccini ha definito «la permanenza a-storica del narrare», di contro «all’identità storicamente determinata delle forme narrative» 1 , nel senso che se la funzione rimane la medesima, a prescindere dal contesto, i modi attraverso cui realizzarla si diversificano, e risentono invece di tutti i fattori storici caratterizzanti una determinata società in un determinato tempo. Il teatro di narrazione si propone, all’inizio degli anni Novanta, come un fenomeno di innovazione che paradossalmente ripropone una pratica antica e largamente utilizzata come il racconto, grazie ad un attore che agisce senza un’identità sostituita, solo con il suo corpo e la sua voce, in uno spazio scenico sgombro, opponendosi così alla chiusura e all’autoreferenzialità delle avanguardie degli stessi anni. Figlio degli anni Ottanta, nasce come tentativo di svecchiare un teatro inadatto a parlare della modernità e, scegliendo di immergersi nel mondo reale, riflette di conseguenza le contraddizioni di un’Italia che, tenacemente proiettata in avanti, insegue lo sviluppo economico e ignora il suo passato. È stato etichettato come teatro di impegno civile, di denuncia e rivendicazione sociale, che sono solo gli effetti della reazione ad un mondo spesso lacerato da veloci trasformazioni e sradicamenti, da dubbi ed ambiguità: le performance dei grandi narratori, civili e non, degli ultimi vent’anni, non nascono per essere opere politicamente impegnate, sebbene sia giusto notare questa tendenza, piuttosto mirano esplicitamente al 1 GERARDO GUCCINI, La bottega dei narratori. Storie, laboratori e metodi di: Marco Baliani, Ascanio Celestini, Laura Curino, Marco Paolini, Gabriele Vacis, Roma, Dino Audino, 2005 p. 35.

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Parole chiave

narrazione
paolini
vajont
collettività
narr-attore
teatro
teatro politico
teatro civile

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