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Impulsività e condotte violente nel disturbo Bipolare

Nel presente lavoro di tesi viene indagata la relazione che sussiste tra l'impulsività e la presenza di condotte violente all'interno di uno dei principali disturbi psichiatrici: il disturbo bipolare o psicosi maniaco-depressiva. Nella prima parte della trattazione viene data una definione del concetto di impulsività e si delineano i principali strumenti utilizzati nella sua misurazione. Successivamente si prende in considerazione la grande classe dei disturbi dell'umore con un approfondimento specifico del disturbo Bipolare. l'obiettivo del lavoro è quello di scoprire quanto l'impulsività sia legata ad un episodio depressivo e maniacale ed in che modo essa si esprime. Infine, l'ultima parte del lavoro esamina la presenza di comportamenti violenti nel disturbo psichiatrico, vi è un confronto tra il disturbo bipolare e quello antisociale di personalità e l'esemplificazione di quanto detto è data dall'inserimento del caso clinico di Vincent Van Gogh.

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2 Introduzione “…Quando accadrà di nuovo? Quali tra le mie emozioni sono vere?Qual è il mio vero io? Quello indomito, impulsivo,caotico, carico di energie e pazzo? O quello timido, ritratto, disperato con idee suicide, destinato a morire e stanco?” K.R. Jamison “ Una mente inquieta” Questa tesi è stata scritta con l’intenzione di approfondire il legame che sussiste tra uno dei principali disturbi psichiatrici, il “Disturbo Bipolare”, e la presenza di comportamenti impulsivi e violenti. Diverse osservazioni portano a considerare l’ “impulsività” tanto come un tratto quanto come un sintomo di bipolarità: la mania, l’ipomania e gli stati misti sono condizioni fondamentalmente impulsive. In particolare, nella prima parte del lavoro (Cfr.§1) viene analizzato il costrutto di impulsività, complesso e multidimensionale, e ne vengono riassunte le molteplici definizioni. Si parte da una prima definizione dell’impulso data dal padre della psicoanalisi nel 1905, alla “reazione immediata ad uno stimolo dato dalle circostanze” di Murray nel 1938, alle ipotesi di Moeller, di Dickman, di Gray sino ad arrivare alla concettualizzazione dell’impulsività quale “incapacità nel resistere ad un impulso, spinta o tentazione a compiere un atto dannoso per la persona o per altri”, definizione del DSM IV. Dopo aver delineato le principali definizioni del costrutto, si è passati all’analisi e alla descrizione degli strumenti che misurano i tratti impulsivi : i questionari self-report;i test neuropsicologici e lo studio dell’attività elettrica del cervello(Cfr.§1.2). Matrice del comportamento violento sembra essere, per alcuni autori, la spinta impulsiva : da qui nasce la volontà di indagare le aree di sovrapposizione tra il costrutto “impulsività” e il costrutto “aggressività” che interessano molteplici disturbi psichiatrici (Cfr.§1.3). Infine, la prima parte della tesi si conclude con una breve analisi della dicotomia tra una visione di tipo “categoriale”, secondo la quale l’impulsività è caratteristica dei Disturbi del Controllo degli Impulsi (DSM IV) : Disturbo Esplosivo Intermittente; Cleptomania; Gioco d’azzardo patologico; Piromania e Tricotillomania (Cfr.§1.5) ed una visione “dimensionale”, secondo la quale il sintomo “impulsività” è presente in numerosi disturbi mentali quali: Disturbo da dipendenza ed abuso di sostanze; Disturbo bipolare; Disturbo di Personalità; Disturbi d’Ansia; Disturbi correlati allo stress e pazienti psichiatrici ambulatoriali ad alto rischio (Cfr.§1.4). Nella seconda parte del lavoro si prende in considerazione il Distubo Bipolare, appartenente alla classe dei Disturbi Affettivi e caratterizzato dalla presenza di elevazione del tono dell’umore (mania ed ipomania) e abbassamento del tono dell’umore (depressione) o ancora dalla presenza di entrambi gli

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Olga Demonte Contatta »

Composta da 42 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.