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Borges e Calvino: i primi passi della letteratura verso il formato digitale.

Come scrive Roland Barthes in un denso quanto discusso saggio del 1968, «[d]onner un Auteur à un texte, c’est imposer à ce texte un cran d’arrêt, c’est le pourvoir d’un signifié dernier, c’est fermer l’écriture» .
Oggi, nell’epoca della rivoluzione digitale, l’auspicio barthesiano di una «écriture multiple», in cui tutto è «à démêler», «à parcourir» , sembra quasi essersi materializzato attraverso la rete nelle forme specifiche della testualità elettronica.
I cambiamenti introdotti nel corso dell’ultimo decennio dall’informatica e dalle nuove tecnologie hanno avuto un forte impatto anche sul mondo della letteratura determinando l’esigenza sempre più pressante di adottare nuovi approcci conoscitivi per la comprensione della realtà in cui viviamo, complessa e in continuo movimento.
Tali cambiamenti hanno segnato il culmine di un’epoca caratterizzata da un forte bisogno di rinnovamento degli orizzonti culturali che ha investito anche gli statuti del narrare provocandone la crisi. Fin dagli anni ’60, infatti, si affermano nuovi approcci ermeneutici come lo strutturalismo, che dialogando con la teoria dell’informazione e le scienze avrebbero creato le condizioni per la nascita di nuove estetiche e nuovi modi di fare letteratura.
Alla base della cosiddetta rivoluzione digitale si trovano dunque non solo le possibilità offerte oggi alla scrittura dall’uso del computer ma anche un’innovativa teoria letteraria che affonda le sue radici molto più indietro rispetto alla nascita dell’ipertesto elettronico.
Certi autori del ‘900, con le loro ardite sperimentazioni, hanno stravolto l’assetto classico del romanzo, superandone i confini attraverso la moltiplicazione all’infinito dei punti di vista, degli incipit narrativi o dei personaggi, in modo da originare più intrecci e percorsi di lettura. Il merito della macchina informatica è quello di avere accelerato questo processo ed agevolato un mutamento delle pratiche di scrittura e lettura che era già in atto molto prima della sua invenzione. Non si tratta semplicemente del passaggio adun nuovo supporto ma di una trasformazione profonda della relazione tra autore e lettore e di questi due attori con l’opera stessa.
In questo senso, l’esempio offerto dalle opere di due autori come Borges e Calvino è emblematico di una nuova concezione delle modalità di scrittura che conduce alla creazione di un testo aperto, polisemico e multilineare, costruito su più livelli e che affranca i lettori dall’obbligo di lettura sequenziale imposto dalla narrativa tradizionale. Oggi, l’alternativa della lettura non-lineare è quella offerta al lettore dall’ipertesto digitale all’interno del quale può muoversi liberamente seguendo i percorsi più disparati e contribuendo automaticamente alla costruzione del racconto stesso. Non sembrerà azzardato dunque affermare che attraverso queste nuove modalità di fruizione il lettore viene elevato a una dimensione di co-autorialità che lo rende partecipe della costruzione del senso.
Già in Borges, il potere dell’immaginazione unito a sofisticate tecniche di riscrittura allarga i confini del testo fino a dissolverli in un ideale continuum di relazioni con altri testi, mettendo in atto un fittissimo ed erudito gioco citazionale. Analogamente in Calvino, l’uso di una combinatoria del tutto originale «produce l’emblematizzazione di una lettura continuamente interrotta e tuttavia ininterrotta, in un gioco intertestuale che coinvolge la pratica della scrittura e la pratica della lettura» . Non a caso, la straordinaria consapevolezza delle virtualità comunicative insite nel linguaggio ha spinto molti critici a qualificare queste opere come iper-narrative, ancor prima dell’avvento del virtuale.
Nell’investigare le condizioni che hanno costituito la base per la nascita della cosiddetta “estetica elettronica”, si è ritenuto dunque opportuno riconsiderare in prima istanza come la comparsa, in diverse epoche, di supporti di lettura e scrittura sempre diversi e innovativi abbia sempre determinato dei mutamenti anche nel rapporto tra testo e fruitore. Né è apparso meno rilevante rintracciare i mutamenti culturali in atto, le tendenze e le correnti che hanno ispirato questo nuovo modo di fare letteratura affidandosi a una “macchina” dietro la quale l’autore potesse temporaneamente scomparire, per riapparire – sulle orme del narratore-lettore eclettico di Borges o di Calvino – come novello internauta nel mare magnum della rete.

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5 Introduzione Come scrive Roland Barthes in un denso quanto discusso saggio del 1968, «[d]onner un Auteur à un texte, c‟est imposer à ce texte un cran d‟arrêt, c‟est le pourvoir d‟un signifié dernier, c‟est fermer l‟écriture» 1 . Oggi, nell‟epoca della rivoluzione digitale, l‟auspicio barthesiano di una «écriture multiple», in cui tutto è «à démêler», «à parcourir» 2 , sembra quasi essersi materializzato attraverso la rete nelle forme specifiche della testualità elettronica. I cambiamenti introdotti nel corso dell‟ultimo decennio dall‟informatica e dalle nuove tecnologie hanno avuto un forte impatto anche sul mondo della letteratura determinando l‟esigenza sempre più pressante di adottare nuovi approcci conoscitivi per la comprensione della realtà in cui viviamo, complessa e in continuo movimento. Tali cambiamenti hanno segnato il culmine di un‟epoca caratterizzata da un forte bisogno di rinnovamento degli orizzonti culturali che ha investito anche gli statuti del narrare provocandone la crisi. Fin dagli anni ‟60, infatti, si affermano nuovi approcci ermeneutici come lo strutturalismo, che dialogando con la teoria dell‟informazione e le scienze avrebbero creato le condizioni per la nascita di nuove estetiche e nuovi modi di fare letteratura. Alla base della cosiddetta rivoluzione digitale si trovano dunque non solo le possibilità offerte oggi alla scrittura dall‟uso del computer ma anche un‟innovativa teoria letteraria che affonda le sue radici molto più indietro rispetto alla nascita dell‟ipertesto elettronico. Certi autori del „900, con le loro ardite sperimentazioni, hanno stravolto l‟assetto classico del romanzo, superandone i confini attraverso la moltiplicazione all‟infinito dei punti di vista, degli incipit narrativi o dei personaggi, in modo da originare più intrecci e percorsi di lettura. Il merito della macchina informatica è quello di avere accelerato questo processo ed agevolato un mutamento delle pratiche di scrittura e lettura che era già in atto molto prima della sua invenzione. Non si tratta semplicemente del passaggio ad 1 BARTHES, Roland, "La mort de l‟auteur", in Le bruissement de la langue. Essais critiques IV, Seuil, Paris, 1984, p.67. 2 Ibidem.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lingue straniere per la comunicazione internazionale

Autore: Mariaflora Cestelli Contatta »

Composta da 169 pagine.

 

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