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Il tutor come mediatore culturale. Dalle funzioni tutoriali alla ricerca di un volto possibile in alcuni contesti organizzativi

Questo percorso di riflessione vuole essere intuizione ed insieme proposta di una professionalità possibile del tutor come mediatore culturale che ho inteso essere ‘persona’ in grado di leggere le dinamiche sociali in chiave strategicamente metodologica ai fini di un’attività di servizio ed offerta di lettura ed interpretazione dei trends sociali. Il tutor come mediatore culturale deve quindi avere l’occasione di incontrare quotidianamente le diverse realtà culturali ed essere aiuto competente sia in termini di sostegno e di rinforzo cognitivo, sia come agente di recupero delle capacità relazionali.
La centralità del soggetto e la dinamica relazionale sono dunque i presupposti da cui sono partita per «poter convergere in un mutuo riconoscimento della differenza - ossia dell’ugual valore di identità diverse. Dopo un'attenta analisi delle declinazioni organizzative della funzione tutoriale si dimostra pertanto la necessità professionale di tale figura.

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3Introduzione La paideia (…) idea antropologica e culturale insieme, che si pone al punto di intersezione dei due “domini”, caratterizzandosi in senso dinamico e deontologico (quindi etico), da un lato, e in senso “oggettivo”, istituzionale, dall’altro. La paideia si caratterizza così come processo ideale di un rapporto tra individuo, cultura e mondo (naturale e sociale), ma anche è processo di educazione che si compie nello spazio e nel tempo, nella società, nelle sue istituzioni.1 Presentazione Premessa essenziale a questo percorso di riflessione è il richiamo al titolo di questa tesi che vuole essere intuizione ed insieme proposta di una professionalità possibile. Riprendo2 perciò la definizione di tutor come mediatore culturale che ho inteso essere ‘persona’ in grado di leggere le dinamiche sociali in chiave strategicamente metodologica ai fini di un’attività di servizio ed offerta di lettura ed interpretazione dei trends sociali. Il tutor come mediatore culturale deve quindi avere l’occasione di incontrare quotidianamente le diverse realtà culturali ed essere aiuto competente sia in termini di sostegno e di rinforzo cognitivo, sia come agente di recupero delle capacità relazionali. La centralità del soggetto e la dinamica relazionale sono dunque i presupposti da cui sono partita per «poter convergere in un mutuo riconoscimento della differenza—ossia dell’ugual valore di identità diverse […] senza negare o ridurre la soggettività occorre infatti identificare e comprendere gli orizzonti che possano renderle reciprocamente compatibili, comunicabili e condivisibili».3 1 F. CAMBI, E. FRAUENFELDER (a cura di), La Formazione: studi di pedagogia critica, Milano 1998, Edizioni Unicopli, p.38. 2 Da me data a p.97. 3 G. CECCATELLI GURRIERI (a cura di), Qualificare per la formazione. Il ruolo della sociologia, Vita e Pensiero, Milano 1995, p.X.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Maria Zaupa Contatta »

Composta da 181 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6654 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.