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From movement to organization: orientamenti ideologici e mutamenti organizzativi nel Black Panther Party for Self-Defense

Quale posto occupa il Black Panther Party for Self-Defense nella storia del movimento di liberazione afro-americano negli Stati Uniti? Perché le pantere hanno affascinato i giovani di colore dei ghetti delle grandi città statunitensi del Nord e al tempo stesso raccolto la solidarietà degli altri gruppi rivoluzionari attivi nel resto del mondo? Quali sono stati gli elementi ideologici e organizzativi che ne hanno reso possibile la diffusione e quali invece hanno contribuito al suo declino? Quale il legame con le contemporanee organizzazioni del nazionalismo africano?
Sono queste alcune delle domande alle quali il seguente lavoro ha l'obiettivo di fornire una risposta, evidentemente non esaustiva data la complessità delle tematiche correlate alla questione razziale statunitense. Allo stesso modo si cercherà di fornire un inquadramento storico e sociale delle esperienze di lotta degli afro-americani.
Nella prima parte sarà passata in rassegna la più significativa storiografia, tuttora molto controversa sul tema, evidenziandone i principali orientamenti sul movimento. Si intende sottolineare il passaggio dall'iniziale rimozione delle pantere dalla memoria storica americana ad una sua collocazione nel più ampio contesto delle Black Freedom Struggles, suggerendone una nuova periodizzazione.
Nel secondo capitolo si analizzerà la tenuta del movimento di King, sorretto dalla riscoperta delle azioni dirette e dal basso, in relazione al progressivo emergere del nazionalismo africano. Quest'ultimo sarà l'ideologia più importante della seconda metà degli anni Cinquanta, per i suoi contributi alla progressiva radicalizzazione della coscienza politica e della militanza nera.
Nel terzo capitolo si confronteranno i principali orientamenti ideologici e i mutamenti organizzativi del Black Panther Party, contestualizzandoli con le crescenti problematiche di partito, sia interne (crescita numerica, divisioni ideologiche, scarsa organizzazione) che esterne (collaborazioni con il movimento radicale bianco, programma COINTELPRO, problemi giudiziari dei suoi leader).
Nel quarto capitolo si dà poi spazio alla tematica dei rapporti di genere all'interno del movimento afro-americano, accusato da molti di aver riprodotto pratiche sessiste e discriminatorie nei confronti delle militanti donne. Queste da un lato accettarono la leadership maschile, ma dall'altro fondarono le proprie organizzazioni attraverso le quali perorarono la propria causa. Nelle conclusioni si traccerà il bilancio dell'esperienza del Black Panther Party, sottolineandone sia i contributi positivi che quelli negativi. La conseguenza ultima di tali evoluzioni fu la de-radicalizzazione del partito, che da movement si trasformò in organization.

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Premessa La questione razziale all'interno degli Stati Uniti ha occupato una posizione centrale e spesso di primo piano nella società e nell'agenda politica statunitense. Lo strumento di oppressione utilizzato dalla classe dominante nei confronti della comunità nera fu il razzismo, istituzionale e non. Nel 1865 il XIII emendamento alla Costituzione federale abolì la schiavitù, ma alla libertà conquistata formalmente dagli afro-americani non corrispose un’automatica integrazione nella società statunitense e la vita dei neri rimase per molti decenni condizionata da forme più o meno latenti di discriminazione e di pregiudizio, annidate nello spesso celebrato e decantato American dream. A distanza di quasi un secolo dall'affermazione sul piano nazionale della questione razziale -avvenuta durante la prima guerra mondiale in seguito alla consistente migrazione dei neri dal Sud al Nord- nel novembre del 2008 è stato eletto il primo presidente afro-americano nella storia degli Stati Uniti. Il nuovo corso di Obama avrebbe chiuso il ciclo politico del ventesimo secolo connotatosi per l'eredità dello scontro razziale. Il successo del Presidente democratico avrebbe eliminato dal sistema politico statunitense la frattura razziale apertasi con la guerra civile del 1861- 1865. A conferma di questa tesi ci sarebbe l'affermazione di Obama nel Sud dove, tra gli anni Sessanta e Settanta, ci furono forti ondate di migrazione di molti bianchi appartenenti alla classe media., che hanno costituito un bacino elettorale per il nuovo conservatorismo. Accanto al tema razziale, in campagna elettorale Obama è riuscito a mobilitare anche altri due importanti settori della società civile, i giovani e le donne. I giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni hanno partecipato al voto più numerosi rispetto alle precedenti elezioni presidenziali 1 . Allo stato attuale della presidenza è difficile dire se il successo di Obama produrrà una ricollocazione dell'elettorato attorno al Partito Democratico. Ad ogni modo c on la vittoria elettorale di Obama “c'è identità fra nero e America...da oggi l'America è la casa del nero” 2 . L'America del 2008 è capace di includere; inclusione che significa pacificazione di un popolo che solo ora può lasciarsi alle spalle i sensi di colpa dei bianchi per il trattamento riservato ai neri e il senso di frustrazione indotto nella comunità nera. Se ciò è vero, rimangono ancora aperte questioni problematiche e strutturali nella vita dei 1 Sergio Fabbrini, Ma il Nuovo Secolo è iniziato il 4 novembre 2008?, “Il Mulino”, Vol. 57, Num. 6, novembre- dicembre 2008, p. 1102. 2 Enrico Beltramini, L'America post-razziale. Razza, politica e religione dalla schiavitù a Obama , Torino, Einaudi, 2010, p. 4. 6

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Michele Tondi Contatta »

Composta da 224 pagine.

 

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