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Mercati: Luoghi commerciali e Forme di socializzazione

Informazioni tesi

  Autore: Alida Sabina D'Angelo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Comunicazione Internazionale
  Relatore: Gianfranco Marrone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

I mercati storici di Palermo costituiscono una patrimonio storico, culturale e sociale. Ma perché questo patrimonio venga mantenuto e protetto non serve (o non basta) che questi luoghi vengano restaurati (qualcuno dice“imbalsamati” ) come un monumento che rimanda ad un passato più o meno vicino. Proprio perché si tratta di mercati, è necessario che la rivitalizzazione coinvolga tutti i soggetti che compongono questo ambiente. Il mio lavoro si è posto l’obiettivo di studiare il modo in cui uno spazio viene vissuto e ha evidenziato che ciò dipende essenzialmente dalla sua articolazione e dai rapporti che con esso vengono instaurati dai diversi tipi di utenti.
Il corpus di studio è costituito dai mercati Ballarò, Vuccirìa, Capo e S.Agostino, luoghi del centro storico di Palermo. Le prime testimonianze della loro esistenza risalgono al periodo medievale e rinascimentale e la storia degli interventi urbanistici e delle relative reazioni del popolo in questi luoghi è caratterizzata da una sorta di “ostinazione” da parte dell’utenza che ha dimostrato una particolare resistenza nel cambiare le proprie abitudini di acquisto o in generale di utilizzazione dello spazio dei mercati. La confusione e la mancanza di strutture permanenti (presenti invece in altri mercati famosi come nella Boqueria di Barcellona) danno l’impressione di un mercato provvisorio e di istallazioni effimere. E ciò che stupisce è che non si tratta di uno“spettacolo” del momento ma vi sono elementi che permettono di parlare di una struttura permanente invisibile che viene ricreata ogni giorno sotto forma di una sorta di“scenografia”. Tutti quei saperi che chiamiamo “tradizione del mercato” sono alla base dei mestieri dei commercianti presenti in questo mercato. Sono le loro tecniche di esposizione, imbonimento e anche di negoziazione che permettono di rendere inconfondibili questi luoghi e di caratterizzarli come quello che in semiotica viene chiamato “Tema”.
Per analizzare questo corpus ho utilizzato gli strumenti della semiotica. Si tratta di una scienza legata alla linguistica che studia in particolare il fenomeno della significazione. Lo spazio in questo caso viene inteso come un testo che ha una struttura fatta di relazioni interne ma anche con l’esterno. Per poter individuare la struttura dello spazio del mercato ho adottato un metodo consistente nell’individuazione di categorie di opposizione per poi costruire dei modelli di fruizione del mercato e confrontarli con quelli di altri luoghi di consumo moderni (dal supermercato al museo, alla stazione ecc.), luoghi prima solo studiati e poi resi più funzionali proprio grazie all’utilizzo di concetti semiotici in fase di progettazione.
Le categorie di opposizione che ho utilizzato sono ovviamente categorie spaziali quali: alto/basso, interno/esterno, aperto/chiuso ecc. Tali categorie sono importanti perché attraverso di esse si articola il senso di questo luogo. Ciò ha permesso di individuare lo spazio del mercato e di distinguerlo dallo spazio del non-mercato. Il mercato mantiene comunque una struttura spaziale estremamente aperta che utilizza vari dispositivi nei quali sono installati rapporti caratterizzati da inviti a entrare in comunicazione. In poche parole è l’articolazione stessa dello spazio a rendersi facilmente fruibile e per certi versi attraente. Inoltre i singoli elementi (ad esempio i banconi e le tende) e tutti i soggetti che compongono l’ambiente (commercianti e clienti in primis) concorrono a creare questo effetto. Mi sono soffermata in particolare su alcuni esempi di “spazi ibridi” in cui sono presenti elementi del mercato tradizionale insieme a elementi di un moderno luogo di consumo.
In aggiunta ho verificato la prestanza di questi luoghi rispetto ai quattro tipi di fruitori del modello costruito da J.M.Floch in occasione della progettazione dell’ipermercato Mammut. Come (e meglio di) un moderno supermercato, l’ambiente del Ballarò, o quello del Capo è sbilanciato verso un tipo di utenza che ricerca la distrazione e il divertimento ma sorprendentemente è risultato anche adatto all’utilizzo di un pubblico che ricerca il risparmio e la praticità.
In conclusione ho mostrato il caso delle istallazioni artistiche che l’artista austriaco Uwe Jaentsch ha creato in piazza Garraffello, nella Vuccirìa, il mercato che versa nelle condizioni peggiori. La mostra e il museo sono stati descritti come un esperimento dimostrativo o come esempio pratico di rivitalizzazione di uno spazio storico. Utilizzando rifiuti e materiale povero Jaentsch ha creato un evento e riportato la comunità a rivivere e affollare le piazze e le strade del quartiere come una volta. È bastata l’iniziativa di un singolo creativo a far perdere per qualche giorno la desolazione di questi posti spettrali e abbandonati e dar vita a giochi e performance artistiche in modo del tutto spontaneo.

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INTRODUZIONE Questo studio si prefigge di analizzare lo spazio dei mercati storici di Palermo a partire da una prospettiva semiotica. In particolare, ci si è concentrati sull’analisi dei mercati di Ballarò, Capo e Vucciria. L’osservazione sul campo si è svolta prevalentemente durante i tempi in cui i mercati sono attivi, ovvero nelle ore diurne. Generalmente le visite hanno seguito due itinerari: 1. Via Birago, via Collegio di Maria Al Carmine, piazza Carmine, via Ballarò, piazzetta Ballarò (mandamento Palazzo Reale). 2. Piazzetta Carini, via Porta Carini, via S. Agostino, via Bandiera, piazza S. Domenico, discesa Maccheronai, piazza Caracciolo, via Argenteria Nuova, piazza Garraffello (mandamenti Monte di Pietà e Castellammare). Come si vedrà, i mercati scelti costituiscono delle tappe degli itinerari turistici all’interno della città e vengono indicati come luoghi di interesse storico. Ciò è dovuto alla loro origine molto antica ma anche alle particolari modalità di esposizione, vendita e consumo che vi si svolgono e che li caratterizzano. Sono stati quindi tralasciati altri mercati rionali presenti a Palermo, perché in questi ultimi tali pratiche costituiscono un fenomeno marginale e perché sono situati in zone di più recente formazione la cui struttura spaziale è meno articolata. Per un’osservazione più attenta degli spazi in esame ci si è serviti anche di fotografie (alcune delle quali sono presenti in questo lavoro) scattate in gran parte durante gli ultimi mesi del 2007, in particolare fra settembre e ottobre. 4

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