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Il rapporto tra giustizia amministrativa e giustizia sportiva: distinzioni e connessioni

Informazioni tesi

  Autore: Enrico Silvio Antonazzo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Ernesto Sticchi Damiani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

L’oggetto principale della dissertazione riguarda il rapporto che necessariamente si instaura tra la Giustizia amministrativa e la Giustizia Sportiva in quanto il fenomeno sportivo rappresenta un interesse di portata generale, coinvolgendo diversi settori della società facendoli interagire tra di loro in una rete di mercato e di scambi che necessariamente devono essere regolati da norme e discipline giuridiche, con organi ed istituzioni ad hoc in modo da garantirne l’efficienza e la funzionalità. Nel primo capitolo vengono trattati i profili di specialità della Giustizia Sportiva considerando il bene “sport” come interesse generale della comunità, intendendo l’attività sportiva come un mezzo per lo sviluppo della personalità dell’individuo, centro e principio fondamentale di ogni ordinamento giuridico, delineando brevemente le radici del fenomeno sportivo e le sue origini descrivendone la sua evoluzione volta a creare un ordinamento giuridico settoriale. Viene trattata attentamente la struttura piramidale ed il funzionamento dell’ordinamento sportivo con riferimento all’ordinamento sportivo mondiale che rappresenta la base strutturale per ogni singolo sistema sportivo statale. Infine viene analizzata la delega dei poteri statali a favore dell’ordinamento settoriale, in quanto i fini alla base di tale ordinamento sono ritenuti meritevoli di tutela e di un autonomo potere di gestione da parte dello Stato stesso. L’ordinamento sportivo con il c.d. vincolo di giustizia tenta di evitare l’ingerenza dello Stato nelle discipline legate alla sua disciplina e con tale istituto le società e i tesserati si impegnano ad adire, in caso di controversia nascente dall’attività sportiva, esclusivamente gli organi federali predisposti, escludendo l’autorità giudiziaria statale di svolgere un controllo sul merito. Nel secondo capitolo è effettuata una attenta analisi al processo sportivo e al processo amministrativo cercando di delinearne le distinzioni e le connessioni effettive tra i due sistemi di Giustizia. L’ordinamento nazionale e l’ordinamento sportivo condividono un rilevante spazio giuridico comune che affonda le sue radici proprio nel testo Costituzionale. Vengono trattati e descritti i due ordinamenti confrontandoli e cercando di fornire una attenta lettura sulle loro differenze. Viene poi trattato il tema riguardo ai conflitti che possono insorgere tra i due ordinamenti in quanto riconoscendo una sfera di autonomia nei confronti dello Stato ad un singolo ordinamento settoriale, sorge inevitabilmente la possibilità, almeno potenziale, di un conflitto normativo al quale poi può susseguirsi il conflitto giurisdizionale. Si sostiene che la legge 280/2003 non abbia rafforzato concretamente i confini tra la Giustizia amministrativa e la Giustizia sportiva perché a monte non ha ancora stabilito i punti di incontro e i punti di distacco tra l’ordinamento statale e l’ordinamento sportivo, nonostante rappresenti comunque una svolta nel settore. Delega non dovrebbe significare creazione di zone libere dall’ordinamento generale ma sicuramente affidamento di poteri, in coerenza con il principio di sussidiarietà, alle formazioni sociali ritenute più idonee a portare avanti le funzioni di cura dello sport agonistico sotto il controllo dell’ente pubblico C.O.N.I. Viene poi trattato il tema del Giudice sportivo inteso come giudice speciale fornendo alcuni spunti critici dettati dalla Cassazione che a più riprese ha negato tale definizione dell’ordinamento sportivo considerando la sua disciplina già dettagliata ed esaustiva prima delle recenti riforme legislative in merito. Nella parte centrale del secondo capitolo viene analizzato bene il vincolo di giustizia e la clausola compromissoria con il fine di risolvere le controversie insorte tra soggetti appartenenti all’ordinamento sportivo. Il capitolo si conclude con l’analisi del Caso Bosman che rappresenta un punto fondamentale per il diritto sportivo dando una svolta concreta nei rapporti avente ad oggetto un legame con l’ordinamento sportivo e nella sentenza il punto fondamentale è il riconoscimento del calciatore professionista quale lavoratore subordinato.
L’ultimo capitolo è dedicato interamente alla legge 280 del 2003 che fornisce disposizioni in materia di Giustizia Sportiva tentando di delineare i nuovi confini tra l’ordinamento statale e l’ordinamento sportivo. Infine a conclusione del capitolo e della dissertazione vengono analizzati e descritti i tre processi calcistici – il caso Genoa, il caso Catania e il caso Calciopoli - che hanno rappresentato un punto fondamentale per la Giurisprudenza sportiva che forse potranno far tornare il “bene” sport alla sua vera essenza di attività realizzatrice della persona secondo i principi costituzionali e internazionali.

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C a p i t o l o 1 LA GIUSTIZIA SPORTIVA: I PROFILI DI SPECIALITÀ DELLA DISCIPLINA 1. IL BENE “SPORT” COME INTERESSE GENERALE DELLA COMUNITÀ Il fenomeno sportivo da sempre ha rappresentato un interesse di portata generale, in quanto coinvolge diversi settori della società facendoli interagire tra di loro in una rete di mercato e di scambi che necessariamente devono essere regolati da norme e discipline giuridiche, con organi ed istituzioni ad hoc in modo da garantirne l’efficienza e la funzionalità. Al fine di garantire un regolare svolgimento di campionati sportivi è pertanto necessario che tali attività siano regolate nel rispetto delle regole del diritto internazionale e nazionale, intendendo l’attività sportiva come un mezzo per lo sviluppo della personalità dell’individuo, centro e principio fondamentale di ogni ordinamento giuridico. Lo Sport nasce come movimento, che da espressione prima di animus ludens homini, diventa gioco, e successivamente come espressione di animus belligerans hominis, si traduce in agonismo, che a sua volta inizialmente è occasionale, e poi si trasforma in programmatico 1 . Nella sua evoluzione il fenomeno sportivo si apre alle esigenze di predisporre un insieme di regole e norme, e soprattutto di creare un apparato organizzativo prima semplice e lentamente sempre più complesso, fino a costituire un vero e proprio ordinamento giuridico proteso alla realizzazione di un fine particolare e speciale. 1 Cfr. E. LUBRANO, L’ordinamento giuridico del Giuoco Calcio, Roma, 2004, pp. 15-20

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