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Adolescenti e Suicidio.

Informazioni tesi

  Autore: Cristina Negroni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Consulenza pedagogica disabilità e marginalità
  Relatore: Vittore Mariani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 210

Un suicidio è sempre un fallimento: della politica, della cultura, della società, dell'assistenza, e nel caso di un suicidio adolescenziale anche - ed è la cosa più dura da ammettere - dell'amicizia e degli affetti. Il suicidio diventa così una forma ancor più violenta e temibile di morte che, implodendo, atterrisce e sgomenta e davanti alla quale ogni difesa dell’uomo vacilla. Ancora più violento e disarmante è dunque il suicidio compiuto da adolescenti, considerati da tutti esseri spensierati, felici e sempre pronti a costruire e ricostruire il proprio futuro. Futuro, però, che alcuni scelgono di non avere, di non vedere e di non vivere. La domanda forse più banale e allo stesso tempo più naturale che sorge e attanaglia l’opinione comune è: perché?
 Perché alla sua età?
Domande alle quali non sempre si riesce a dare risposta e che spesso rimangono velate. Che sia esso una fuga o una macabra provocazione, il suicidio, rimane comunque un progetto unico e singolare che annulla, nel momento stesso in cui si compie, ogni altro progetto di vita.
 La trattazione affronta il tema comparando la situazione attuale italiana a quella finlandese: indagando fattori di rischio e protezione e progetti di prevenzione in corso d'atto. Si indagano i ruoli e i limiti delle agenzie e istituzioni educative specifiche e i concetti pedagogici di senso della vita, educazione alla speranza e alla vulnerabilità. Quando il giovane avrà veramente imparato a gustare le cose più belle della vita, non solo distoglierà lo sguardo da quelle vuote e banali, ma avrà anche e soprattutto imparato a vivere.

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null null null Introduzione. null Ogni volta che leggo o prendo atto di un fatto di cronaca di suicidio, provo immediatamente un senso di rammarico, delusione e incredulità. Più di tutto attribuisco alla società il fallimento. La società intera ha fallito. Ritengo che un suicidio sia sempre un fallimento: della politica, della cultura, della società, dell'assistenza, e nel caso di un suicidio adolescenziale anche - ed è la cosa più dura da ammettere - dell'amicizia e degli affetti. Il suicidio diventa così una forma ancor più violenta e temibile di morte che, implodendo, atterrisce e sgomenta e davanti alla quale ogni difesa dell’uomo vacilla. Ancora più violento e disarmante è dunque il suicidio compiuto da adolescenti, considerati da tutti esseri spensierati, felici e sempre pronti a costruire e ricostruire il proprio futuro. Futuro, però, che alcuni scelgono di non avere, di non vedere e di non vivere. La domanda forse più banale e allo stesso tempo più naturale che sorge e attanaglia l’opinione comune è: perché? Perché alla sua età? Domande alle quali non sempre si riesce a dare risposta e che spesso rimangono velate. Che sia esso una fuga o una macabra provocazione, il suicidio, rimane comunque un progetto unico e singolare che annulla, nel momento stesso in cui si compie, ogni altro progetto di vita. Quando decisi l’argomento della mia tesi e cominciai a parlarne con amici, familiari, colleghi di università, mi trovai spesso nella condizione di dover rispondere a una frequente domanda: perché proprio il suicidio? Mi domandavano il motivo della scelta di un argomento così triste e del quale peraltro si ha paura di parlare, avvolto dal tabù del silenzio e del non dire. Per parecchio tempo sono stata portata a colludere con i loro timori e le loro angosce riguardanti un evento così insondabile, ma, del resto, era proprio questo ad affascinarmi: il fatto che potesse apparire incomprensibile, enigmatico e che difficilmente potesse essere svelato. Si brancola nel buio delle congetture, delle ipotesi, senza però essere mai sicuri di trovare la risposta a ciò che è successo. Non avevo mai riflettuto abbastanza sul fenomeno del suicidio e decisi che ne avrei intrapreso uno studio approfondito capace di fornirmi nuovi strumenti conoscitivi. Misconoscevo i possibili motivi che potessero condurre l’uomo ad arrendersi di fronte alle difficoltà esistenziali; mi domandavo se il gesto suicida potesse essere

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Parole chiave

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