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La ricerca di base e le attività di valorizzazione degli enti pubblici. La riforma universitaria.

Informazioni tesi

  Autore: Mariano Cerbone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Maria Isabella Leone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

La ricerca è una componente fondamentale del progresso tecnologico tramite la quale avvengono tutti i processi che permettono un avanzamento scientifico capace di poter apportare alla società innovazioni di prodotti e di processi. La ricerca pubblica, in particolare, è una delle fonti primarie dell’innovazione tecnologica in quanto, tramite la ricerca di base, che consente di ottenere nuove conoscenze sui fondamenti o di approfondire il sapere di un’area scientifica, crea i presupposti per la nascita di nuove applicazioni sul mercato. Tradizionalmente la ricerca di base è affidata alle Università e agli Enti pubblici di ricerca, che, con l’abbondanza di capitale umano a disposizione tra studenti e ricercatori, aumentano lo stock di conoscenza utilizzabile dalla società, creando allo stesso tempo spill-over molto rilevanti. Le attività principali di Università ed Epr riguardano principalmente la pubblicazioni di articoli e libri in modo tale da poter distribuire efficacemente i risultati della ricerca organizzando seminari e convegni scientifici, così da ottenere un coinvolgimento delle menti presenti all’interno delle istituzioni, anche senza il fine del ritorno economico. L’obiettivo principale di questo testo è analizzare come, negli ultimi decenni, a causa di diversi motivi quali: il calo dei finanziamenti pubblici, la maggiore autonomia delle Università, le pressioni politiche esterne, la scientificazione delle tecnologie e l’aumento dell’interesse delle imprese, gli Enti pubblici abbiano cambiato i metodi di effettuare ricerca e siano aumentati i fenomeni di collaborazione con il settore industriale. Questi, infatti, gradualmente si sono dedicati a una ricerca maggiormente applicata al mercato, con una collaborazione maggiore con le imprese, apportando in questo modo vantaggi sia alle Università, che possono arricchire la propria offerta formativa, sia alle imprese, che possono innovare con costi minori. I vantaggi di questa collaborazione permetterebbero alle risorse umane universitarie di lavorare più attivamente alle scoperte, riuscendo a garantire un maggior apporto anche in termini di conoscenza. Le imprese, invece, potrebbero investire in progetti con costi minori, in termini di attrezzature e capitale umano e ciò sarebbe importante soprattutto per le piccole e medie imprese che non riescono a garantire al loro interno le strutture per l’attività d’innovazione. Gli strumenti maggiormente utilizzati per raggiungere questo traguardo sono: i contratti di ricerca, le exploitation companies e gli uffici per il trasferimento tecnologico. Inoltre, più precisamente, tra gli strumenti che permettono una valorizzazione dei risultati della ricerca e la collaborazione con le imprese sono in forte crescita le imprese spin-off della ricerca e gli Industrial liaison office. Le imprese spin-off sono un importante strumento che permette alla ricerca di trovare più velocemente un’applicazione in termini di prodotti e processi all’interno del mercato. Gli ILO invece sono degli organi che funzionano da interfaccia tra il mondo accademico e il mondo industriale: il compito principale è quello di gestire i rapporti con enti esterni come le imprese e gli enti locali. In Italia questo fenomeno evolutivo del sistema di ricerca pubblica è cresciuto molto più lentamente rispetto agli altri Paesi europei ed agli Stati Uniti. Complessivamente i finanziamenti in ricerca e sviluppo sono sempre stati inferiori alla media europea, di conseguenza anche i risultati ottenuti rispetto ai Paesi industrializzati non sono rilevanti, considerando anche che, data la scarsa attenzione riservata ai ricercatori italiani, è ancora elevato il fenomeno di “brain drain”. L’Italia da sempre è vittima di un’elevata “fuga di cervelli”, ciò perchè non esistono le strutture e la “cultura ad investire” da parte sia dello Stato che dei venture capitalist; ciò comporta diversi costi in termini di spesa per la formazione e diversi vantaggi per i Paesi che invece ospitano i ricercatori. Si dimostra, però, che negli ultimi anni si osservano diversi cambiamenti in quanto, grazie al ddl 1905/2009, vengono attuate nuove norme che sembrerebbero avvicinare l’Università italiana a quei modelli “imprenditoriali” tipici degli Stati Uniti. Questa riforma universitaria prevede una nuova struttura di governance che avvicinerebbe le accademie al mondo industriale con nuovi sistemi di reclutamento sia per professori che per ricercatori. Inoltre è previsto un programma di rimpatrio dei ricercatori che, in cambio, avrebbero a disposizione diverse agevolazioni fiscali, in modo tale da poter colmare il gap con gli altri Paesi europei, ed essere maggiormente competitivi.

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Introduzione La ricerca da sempre è stata considerata uno dei principali fautori del progresso tecnologico che, soprattutto nell’ultimo secolo, ha contribuito ad aumentare il benessere sociale. Scoperte come l’elettricità, i motori, i semiconduttori, hanno reso più facili le principali attività lavorative; le innovazioni hanno permesso alle persone di poter comunicare anche a migliaia di chilometri di distanza. I calcoli matematici hanno permesso all’uomo di poter arrivare sulla luna, ed il gps, a sua volta, ha permesso di scovare le vie più nascoste di ogni singola città. La ricerca non è un’attività che si completa in un giorno, non si arriva mai ad una fine, perché la scoperta di qualcosa genera sempre nuove domande e nuove possibilità di ricerca. La ricerca crea innovazione tecnologica, che a sua volta genera conoscenza in grado di risolvere problemi e perseguire scopi sempre più ambiziosi. La ricerca e sviluppo, negli ultimi decenni, prende sempre più quota, sia all’interno delle imprese, sia nella politica degli Stati. L’innovazione tecnologica in molti settori diviene il fattore competitivo per eccellenza: innovare significa raggiungere il successo di mercato che, attraverso nuovi prodotti e processi, permette di raggiungere la leadership. Inoltre il progresso tecnologico e scientifico è un fattore di crescita importante per tutti i Paesi del mondo, infatti, come analizzato nel 1957 dal premio nobel Robert Merton Solow, data una quantità di lavoro e capitale fissa, un aumento della produzione può scaturire solamente dal progresso tecnico. 1

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