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Tursi 2.0 - Dai bollettini statistici all'informazione diffusa. Il progetto di ''Genova Città Digitale''

Informazioni tesi

  Autore: Simone D'ambrosio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Interfacoltà di Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 238

L'ultimo rapporto (novembre 2011) del Comitato regionale per le Comunicazioni (Co.re.com.) ha restituito il quadro di una Liguria ai vertici nazionali per la diffusione dei quotidiani sul territorio. La stessa indagine sottolinea, inoltre, “il dinamismo e la capillarità delle testate tradizionali presenti sul web dove vince l’originalità e la freschezza dei contenuti informativi”; il valore aggiunto rappresentato dalle opportunità di interazione e coinvolgimento degli utenti; il fenomeno del citizen journalism. Ma, in contesto strettamente genovese, verrebbe da chiedersi da quali esperienze derivi tutto questo ottimismo.
Se è vero che la produzione giornalistica che sfrutta le nuove tecnologie raggiunge la sufficienza dal punto di vista quantitativo, lo stesso non può essere detto sotto l’aspetto della qualità: l’informazione locale sul web poco si discosta da una sostanziale trasposizione sulle maglie della rete di un prodotto originariamente pensato per i media tradizionali.
A tentare di rivoluzionare questo paradigma, fa capolino, tra la primavera e l’estate del 2008, il progetto “Città Digitale”, lanciato dal Comune di Genova. Inizialmente dedicato al rinnovamento tecnologico delle infrastrutture della comunicazione, si trasformò ben presto in un’opera di radicale cambiamento delle forme e dei contenuti del dialogo tra Palazzo Tursi e la cittadinanza, puntando su un’informazione istituzionale che assumesse i caratteri della professionalità giornalistica. Inizia così quel percorso che dovrebbe portare al definitivo passaggio da una comunicazione riservata ai pochi addetti al burocratese, a un sistema di informazioni largamente diffuse, con l’obiettivo di stimolare una partecipazione attiva e diretta. Solo in questo modo si potrà costruire quel “consenso attivo”, da non confondersi con quello elettorale, necessario a un buon governo della cosa pubblica.
Risulta allora, indispensabile, che l’amministrazione diventi assolutamente trasparente, abbandonando ogni retaggio propagandistico e autoreferenziale, orientandosi verso una nuova direzione partecipata. Per fare questo, le vecchie impostazioni degli uffici stampa risultano insufficienti, tanto da portare gli stessi enti locali a imboccare nuove strade, come l’attivazione di vere e proprie redazioni giornalistiche che diventino il punto focale dello scambio tra istituzioni e cittadini, attraverso mezzi e strumenti efficaci e di nuova generazione.
Il nostro lavoro, facilitato dall’aver preso parte attiva alle vicende di “Città Digitale” fin dai suoi primi mesi, vuole capire nel profondo quanto questo obiettivo sia stato fin qui raggiunto e quanta strada, invece, ci sia ancora da percorrere.
Per cogliere a pieno il valore di questa trasformazione radicale abbiamo ritenuto necessario partire dalle origini, dando conto del complesso processo storico che, dai primi fogli statistici del 1874, ha portato il Comune di Genova a questa vera e propria rivoluzione fortemente caratterizzata dall’impronta del primo sindaco donna nella storia della città di Genova. Con l’arrivo di Marta Vincenzi (2007), la comunicazione dell’ente punta decisamente verso l’informatizzazione e le nuove tecnologie. È da qui che inizia a concretizzarsi il passaggio da una concezione più tradizionale di comunicazione pubblica, alla vera e propria necessità di informazione istituzionale di stampo giornalistico, soprattutto grazia allo sviluppo del progetto di “Genova Città Digitale”. Superata l'impronta un po' caotica e un po' bohémiens dei primi passi, il cammino si è sviluppato in maniera concreta alla ricerca di una nuova dimensione professionale. In questi passaggi, assolutamente ancora in corso d'opera, il Comune di Genova ha provato, con molte difficoltà, a far nascere, nel suo seno, una vera e propria redazione giornalistica che curasse, dapprima, il nuovo giornale dedicato alle iniziative culturali in città, “Vivere Genova”, e successivamente si dedicasse al lancio della nuova funzione informativa del portale istituzionale, tenendo sempre d’occhio le molteplici possibilità offerte dalle innovazioni tecnologiche.
Per concludere, prima del ricco e ragionato percorso bibliografico e di tutte le fonti raccolte sul web, una corposa appendice che vuole, ancora una volta, raccontare i momenti chiave del nostro percorso, attraverso le parole degli stessi protagonisti. Un percorso che ha seguito, lungo tutto il suo sviluppo, due linee guida portanti. La prima è rappresentata dallo sforzo di non perdere mai il legame con l’attualità, anche nel racconto delle origini del processo. La seconda riguarda, invece, una metodica ricerca delle fonti originali: compito per nulla semplice sia nella parte storica, per l’infinita mole di archivi da spulciare e la complessa opera di sintesi, sia nella parte moderna, dal momento che non è stato possibile affidarsi ad altro oltre ai ricordi e alle testimonianze dirette.

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5 INTRODUZIONE “In direzione ostinata e contraria…” Fabrizio De André, Smisurata Preghiera, 1996 La recente pubblicazione (novembre 2011) del rapporto del Comitato regionale per le Comunicazioni (Co.re.com.) ci ha restituito il quadro di una Liguria ai vertici nazionali per la diffusione dei quotidiani sul territorio. La stessa indagine, piuttosto a sorpresa, dopo aver analizzato soltanto le evoluzioni del sito internet del Secolo XIX, segnala, tra gli aspetti più positivi dei media locali: “il dinamismo e la capillarità delle testate tradizionali presenti sul web dove vince l’originalità e la freschezza dei contenuti informativi”; il valore aggiunto rappresentato dalle opportunità di interazione e coinvolgimento degli utenti; il fenomeno del citizen journalism. Ma, in contesto strettamente genovese, verrebbe da chiedersi da quali esperienze derivi tutto questo ottimismo. Se è vero, infatti, che la produzione giornalistica che sfrutta le nuove tecnologie raggiunge la sufficienza dal punto di vista quantitativo, lo stesso non può essere detto sotto l’aspetto della qualità. L’informazione locale sul web poco si discosta da una sostanziale trasposizione sulle maglie della rete di un prodotto originariamente pensato per i media tradizionali. A tentare di rivoluzionare questo paradigma, fa capolino, tra la primavera e l’estate del 2008, il progetto “Città Digitale”, lanciato dal Comune di Genova. Inizialmente dedicato al rinnovamento tecnologico delle infrastrutture della comunicazione, si trasformò ben presto in un’opera di radicale cambiamento delle forme e dei contenuti del dialogo tra Palazzo Tursi e la cittadinanza,

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