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Analisi della fratturazione di versanti in rocce carbonatiche ai fini della valutazione della pericolosità geomorfologica

Informazioni tesi

  Autore: Gianfranco Laurenza
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi della Basilicata
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze geologiche
  Relatore: Marcello Schiattarella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

Il presente lavoro è stato svolto con lo scopo di individuare, in due diversi siti, eventuali ammassi rocciosi instabili che potrebbero in futuro dar vita a fenomeni franosi attraverso uno studio cinematico delle discontinuità.
I metodi utilizzati per la previsione di eventuali distacchi di ammassi dal fronte roccioso sono due, e cioè:
Metodo grafico del diagramma Iv/Ia.
Metodo grafico del diagramma VPD (Valutazione Potenziali Distacchi).
Le aree scelte sono il versante occidentale del Monte Caprioli situato nel comune di Cervino (CE) ed il Gruppo Montuoso della Sellata, precisamente la zona di Serra Marlevante situata nel comune di Abriola (PZ).
I rilevamenti sul campo nella prima area sono stati effettuati all’interno di una cava dismessa, utilizzando invece un areofotogrammetrico della zona, a scala 1:5000, per ricavare informazioni riguardo il versante in generale.
I rilevamenti sul campo della seconda area, invece, hanno riguardato dei tagli stradali della strada provinciale della Sellata, mentre per ottenere informazioni generali del versante è stata utilizzata la carta geologica della Lucania centrale (Appennino meridionale).
Per quanto riguarda le conoscenze in questo settore, antecedenti ai metodi proposti in questo lavoro, si basavano sull’uso della proiezione stereografica, che sebbene presenti un alto grado di precisione non permette una facile immissione dei dati.

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6 1.2 COS’È E COME LAVORA UN GIS Intorno alla metà degli anni sessanta, iniziò a diffondersi sul mercato informatico una categoria di software atti alla gestione ed alla manipolazione dei dati geografici, noti come Sistemi Informativi Territoriali (SIT), o nella terminologia anglosassone Geographical Information System (GIS). Quindi un GIS può essere definito come un sistema per la gestione, l’analisi e la visualizzazione di informazioni con contenuto grafico/spaziale. La definizione probabilmente più completa che sia stata fornita di G.I.S. è quella che è stata formulata da P.A. BORROUGH nel 1986. In base a tale definizione un GIS è «un potente insieme di strumenti in grado di acquisire, immagazzinare, recuperare, trasformare, analizzare e riprodurre dati spaziali riferiti al territorio». Caratteristica fondamentale di un GIS è quindi la capacità di georeferenziare i dati, cioè di attribuire ad ogni elemento le sue coordinate spaziali reali. Infatti, le coordinate di un oggetto non sono memorizzate relativamente ad un sistema di riferimento arbitrario (di una mappa), tantomeno al sistema di coordinate della periferica usata, come la tavoletta digitalizzatrice o il video, ma sono memorizzate secondo le coordinate del sistema di riferimento (UTM, etc.) in cui realmente è situato l’oggetto. Essendo le configurazioni statiche ed isolate poco rappresentative, un sistema informatico territoriale deve essere costituito da elementi interagenti in cui la comprensione della realtà territoriale avviene attraverso approcci dinamici e relazionali. Alle operazione standard effettuate sui database più comuni, quali ricerche ed analisi statistiche, il GIS integra le sue funzionalità quali la memorizzazione e l’immagazzinamento dei dati, la manipolazione e l’analisi degli stessi, la creazione di rappresentazioni e copie di output (carte e tabelle). Lo strumento informatico, dunque, consente di effettuare analisi spaziali su oggetti del mondo reale attraverso l’esame del suo modello informatizzato.

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