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Il Racconto del film e l'immaginario della fotografia. Dinamiche intermediali e scambi narrativi nel rapporto cinema-fotografia. Alcuni casi di analisi.

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Doria
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Forme e tecniche dello spettacolo
  Relatore: Andrea Minuz
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

La tesi si articola in due parti: la prima riguarda esclusivamente il piano teorico e affronta il rapporto tra il mezzo fotografico e quello cinematografico, seguendo uno schema di analisi che distingue tra piano tecnico, linguistico, e concettuale; la seconda invece analizza quattro film esemplari di un rapporto dialettico tra cinema e fotografia. Nella prima parte si presentano le teorie di Marshall McLuhan sul medium e la ripresa delle stesse da parte di Claudio Marra, ponendo così l’attenzione sull’importanza di un’analisi del mezzo che non si basi solamente sul contenuto del “messaggio”. L’analisi del mezzo tecnico lascia spazio alla riflessione sul linguaggio del mezzo. Partendo dalle teorie dei formalisti russi, viene descritta la capacità combinatoria del cinema espressa nel montaggio, che riesce a ricreare un discorso filmico precluso alla fotografia. Oltre al linguaggio, a dare senso all’operazione svolta da entrambi i mezzi è ovviamente il lavoro interpretativo dello spettatore. Le teorie di Andrè Bazin e Sigfried Kracauer aprono la strada a una prospettiva di analisi del mezzo che poi verrà approfondita da Susan Sontag e Roland Barthes. Un ultimo paragrafo viene riservato alle nuove tecnologie digitali. Si discute se sia o no una rivoluzione nell’ambito dei media, ma almeno sono servite per rivoluzionare il panorama critico e porre l’accento sul valore analogico della fotografia. Recuperando le teorie di C.S.Peirce vengono analizzati i cambiamenti nella componente tecnica, evidenziando che, nei suoi procedimenti più comuni, l’immagine continua a mantenere l’indexicalità che la lega al referente. Così poi, passando al linguaggio, il digitale aumenta la facilità di operare all’interno dell’immagine, cosa per altro possibile anche prima. Inoltre queste tecnologie portano a dei risultati ibridi estremi, usati soprattutto nella video arte. Dal punto di vista psicologico, ci sono notevoli cambiamenti soprattutto in ambito cinematografico. Nella seconda parte, dedicata all’analisi di alcuni film di interesse per quanto riguarda il rapporto dialettico tra cinema e fotografia, vengono presi in esame quattro film: Blow-up di Michelangelo Antonioni, Gummo di Harmony Korine, One Hour Photo di Mark Romanek, Flags of our fathers di Clint Eastwood.

Contenuti dei paragrafi
1. Analisi tecnica: Teoria del medium di Marshall McLuhan, software e hardware di Claudio Marra, teorie sul cinema dei formalisti russi, il fotocinema di Marey e Muybridge, il fotodinamismo di Bragaglia, il movimento nel meccanismo cinematografico.
2. Analisi linguistica: Il fermo immagine, La Jetée di Chris Marker, teorie sul linguaggio del cinema dei formalisti russi, Kulesov, Pudovkin, Eizenstein, Vertov, il découpage classico, La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock, Erich Rohmer, Roland Barthes, Umberto Eco, Omar Calabrese, Philippe Dubois.
3. Analisi concettuale: André Bazin, Siegfried Kracauer, Susan Sontag, Roland Barthes, lo spettatore e il découpage, l’analisi del film, Laura Mulvey, Film di Beckett.
4. Il digitale: La rivoluzione digitale, teorie di C.S. Peirce, analisi del dispositivo tecnico, immagini fotonumeriche e immagini sintetiche, la modellizzazione, lo scanning, Francesco Nonino, Pier Paolo Pasolini, Umberto Eco, il fotorealismo al cinema, INLAND EMPIRE di David Lynch, Bullet time e morphing, Michel Gondry, Bill Viola, Laura Mulvey, verità della foto digitale, David LaChapelle.
5. Blow-up: Sintesi della trama, perché Londra, la sensibilità mod, David Bailey, la fotografia e il personaggio di Thomas, il découpage e lo sguardo di Antonioni, apparenza e realtà.
6. Gummo: Sintesi della trama, L’America di Harmony Korine, Diane Arbus, iconologia e sguardo, rapporti con la tradizione freak, Tod Browning.
7. One Hour Photo: Sintesi della trama, il personaggio di Seymour Parrish, l’ansia della citazione, questioni fotografiche.
8. Flags of Our Fathers: Sintesi della trama, L’icona fotografica come perno del film, la caratterizzazione dei personaggi come intermediari tra Stato e individuo, la complessità temporale del film, la questione della memoria storica.

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4 Introduzione Nel primo capitolo di Teoria e storia della fotografia 1 , Rosalind Krauss introduce il lettore nei primi anni della comparsa della fotografia, quando questa era ancora un oggetto inafferrabile e pieno di mistero. Viene raccontato il curioso incontro tra il grande romanziere Honoré de Balzac e il famoso ritrattista Gaspard-Félix Tournachon, detto Nadar. Balzac si vantava di aver previsto, con la sua scrittura capace di scollare la superficie di un soggetto e di trasferirlo sulla pagina di un romanzo 2 , l‟invenzione del dagherrotipo. E, come ci spiega Nadar stesso, lo scrittore aveva una teoria personale riguardo il nuovo mezzo, la cosiddetta teoria degli spettri, che rivelava quel “vago terrore” 3 che in molti provavano in quegli anni: Dunque, secondo Balzac, ogni corpo, in natura, è composto da varie serie di spettri, in strati sovrapposti all‟infinito, stratificati in membrane infinitesimali, in tutti i sensi in cui si attua la percezione ottica. Non essendo consentito all‟uomo di creare, - cioè dar concretezza a una cosa solida a partire da un‟apparizione e dall‟impalpabile, ossia dal nulla fare una cosa – ogni operazione daguerriana interveniva a rivelare, distaccava e tratteneva, annettendoselo, uno degli strati del corpo fotografato. Ne derivava per detto corpo, e a ogni operazione ripetuta, l‟evidente perdita d‟uno dei suoi spettri, ossia di una parte fondamentale della sua essenza costitutiva. 4 A prima vista gli argomenti sollevati da Balzac sembrano intrisi di superstizione e spiritismo, ma, come poi spiega Krauss, è la coscienza dell‟intera società ottocentesca che porta il romanziere a reagire in questo modo di fronte l‟oggetto fotografico. Non a caso è anche l‟epoca di una disciplina para-scientifica come la fisiognomica, che influenza Balzac direttamente. Ma il testo è interessante anche perché Nadar, di una generazione più giovane, affronta il nuovo mezzo con distacco e si permette di raccontare questo ed altri aneddoti con un tono affettuosamente scherzoso 5 . 1 Rosalind Krauss, Teoria e storia della fotografia, Milano, Bruno Mondadori, 2000, pp.7-27. 2 Cfr. Ivi, p.12. 3 Cfr. Susan Sontag, Sulla fotografia, Torino, Einaudi, 2004, p.136. 4 Nadar, Quando ero fotografo, contenuto in Rosalind Krauss, Ivi, p.10. 5 Cfr. Ibidem.

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