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Il sequestro di persona a scopo di estorsione

Informazioni tesi

  Autore: Marco Mascarello
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Ferrando Mantovani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 188

Evoluzione storica del fenomeno, analisi degli elementi costitutivi del reato e prospettive de iure condendo.
Il sequestro di persona, come emerge dall’analisi del reato effettuata, è nato come condotta tipica di determinate sottoculture delinquenziali, nelle quali esso è stato utilizzato sia per l’affermazione, il consolidamento o l’ampliamento di situazioni di potere, sia come nuova modalità di arricchimento illecito; in un secondo tempo è divenuto un reato privilegiato da parte di gruppi delinquenziali ufficialmente riconosciuti, estendendo il proprio raggio d’azione su tutto il territorio nazionale e oltre.
La notevole versatilità del reato, con particolare riguardo alla facilità di esecuzione e alla probabilità di impunità, possono rendere conto della sua diffusione e della sua più marcata caratterizzazione in senso estorsivo. In quest’ultima accezione, il sequestro di persona, sebbene sia un reato antico, si connota in senso moderno come vero e proprio figlio dei tempi, di cui registra con drammatica puntualità i più rilevanti fenomeni socio-economici, con un contestuale adeguamento, allo stesso tempo qualitativo e quantitativo, scandito anche dalle modificazioni indotte dalle rapide trasformazioni culturali e dalle fasi di involuzione sociale e di crisi economica.
Così, è innegabile che il delitto in esame abbia acquisito a partire dalla metà degli anni settanta il prevalente carattere di scelta professionale delinquenziale, scavalcando la precedente impostazione che lo inquadrava semplicemente in un fenomeno interpretabile in chiave culturale e, in particolare, in termini di tipologia criminosa regionale. Si è verificato progressivamente un vistoso aumento dei sequestri di persona a scopo di estorsione in aree italiane lontane da quelle tradizionali, nonché un più cospicuo e costante coinvolgimento di gruppi mafiosi e di altre organizzazioni criminali, anche internazionali, che si sono rese conto degli alti profitti realizzabili e del significato qualificante assunto da questa tipologia delittuosa in ambito delinquenziale. Dopo la preoccupante espansione degli anni settanta e dei primi anni ottanta, i sequestri di persona a scopo estorsivo hanno fatto registrare una progressiva riduzione della frequenza ed un parallelo ridimensionamento della loro distribuzione geografica, ma hanno mantenuto, come già detto, le connotazioni di maggior gravità acquisite in rapporto alla più elevata pericolosità degli autori del reato.
Dal punto di vista dell’intervento del legislatore, si è assistito, dopo le varie modificazioni normative subite progressivamente dall’articolo 630 e l’introduzione della nuova figura del sequestro a scopo politico, ad un lungo periodo di silenzio normativo, rotto soltanto dalla raccomandazione del Consiglio d’Europa del 1982, per poi arrivare all’approdo finale rappresentato dal decreto legge n. 8 del 1991.
Così, sulla base delle linee-guida di tali ultimi provvedimenti, sono state adottate specifiche misure organizzative, ed in particolare si è provveduto a garantire, anche mediante la creazione, seppur allo stato embrionale, di nuclei speciali anti-sequestro, un più incisivo coordinamento delle attività dei diversi organi di polizia, tanto che è un dato di fatto confortante che risulta sempre più stretta, nella lotta alla criminalità organizzata, la collaborazione tra l’autorità giudiziaria e quella di polizia.

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Capitolo I INTRODUZIONE AL FENOMENO DEL SEQUESTRO ESTORSIVO 1. Aspetti fenomenologici Il diffuso senso di allarme sociale provocato dall’ampia diffusione dei se - questri di persona scopo di estorsione a partire dagli anni ’70, ha imposto tale problema all’attenzione generale. In particolare, oltre che per la mag - gior frequenza rispetto al passato, il fenomeno ha destato preoccupazioni nell’opinione pubblica per il progressivo allargarsi delle potenziali tipologie di vittime e per le tecniche decisamente audaci e spregiudicate utilizzate dai sequestratori. Il particolare rilievo dato dai mass media a tali fatti, di contro all’oggettiva assenza di precise informazioni sulla natura e sull’entità del fenomeno nel suo complesso, ha accresciuto comprensibilmente lo stato di disagio, acuendo e generalizzando la sensazione di immanenza del pericolo e determinando sia richieste pressanti e talvolta indiscriminate di decisi in - terventi istituzionali, sia un frequente ricorso alle più varie modalità di or - ganizzazione preventiva di una difesa personale nel clima di un’evidente sfiducia negli organismi investiti dei compiti di prevenzione e di repressio - ne del crimine 1 . Infatti, nonostante la progressiva riduzione quantitativa a partire dalla metà degli anni ottanta, i sequestri di persona a scopo di estorsione hanno suscitato una rinnovata attenzione da parte degli organi istituzionali, tanto che il fenomeno è sempre stato accostato alle più pericolose forme di crimi - nalità organizzata, con le quali concorre ad individuare una grave emergen - za sociale. Il nuovo corso assunto dall’andamento del fenomeno negli anni settanta e la reazione sociale nei confronti del reato hanno connotato il sequestro di 1 Vedi Luberto-Manganelli, I sequestri di persona a scopo di estorsione , Padova 1984, p. 2 ss. 4

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